L'inganno dei riqualificatori

a cura di Vittorio Sgarbi

Una delle azioni che ho condotto in questi anni è cercare di cancellare il concetto e il principio di riqualificazione. Non c'è niente da riqualificare, tutto quello che è stato fatto ha squalificato, e ogni riqualificazione squalifica il bene anche quando il restauro vien fatto con buone intenzioni. Ho assistito a una quantità di interventi catastrofici proprio nel tentativo di riqualificare e ristrutturare; credo che i danni peggiori che sono stati fatti dalla nostra civiltà vengono dal turismo e dal restauro. Il presidente del Consiglio – con il progetto del “piano casa” - ha avuto uno spunto, chiaramente volto al progresso e alla riaccensione dell'economia e quindi occorre interpretare il buono di quella sua azione e che evidentemente non ha una particolare sensibilità, per ciò che è antico o storico, visto che lo chiama “vecchio”. Ora il vecchio o il troppo vecchio sono due concetti che fanno pensare a ciò che può essere disusato e che è destinato a morire, ma ciò che è antico non è destinato a morire. Berlusconi su questo punto ha ancora qualche disagio di valutazione fra la differenza tra vecchio e antico o fra storico e superato. Ed è probabile che la sua intenzione sia quella di buttare giù tutto il vecchio e fare tutto nuovo ma su questa idea occorrerebbe frenarlo. Mentre si alzavano le grida di tre devastatori che si chiamano Fucksas, Gregotti e Aulenti che sono tre cattivi maestri e criminali da ergastolo. Basti pensare che se voi andate a Milano dove Gregotti ha fatto l'area, dove c'è l'Arcimboldi che è la Bicocca, in cui c'è un meraviglioso villaggio operaio Pirelli del 1923, costruito con una delicatezza straordinaria e che è ancora parzialmente integro e dove abita ancora la più antica operaia vivente della Pirelli che si chiama Anastasia, e che oggi dovrebbe avere 96 anni. Quando l'andai a trovare due anni fa, dalle sue finestre si vedevano le case di Gregotti e le chiesi: “Come ti sembrano quelle architetture nuove dell'urbanizzazione fatte alla Bicocca rispetto al villaggio dove abiti dal 1923?”. La risposta fu: “Scatole da scarpe!”. Ora, se la sensibilità di una che ha fatto l'operaia e che ha educato gli occhi al benessere di quelle pareti, di quei pavimenti e di quegl'archi è di vedere scatole di scarpe, mi pare che il fallimento di Gregotti sia inappellabile. Eppure ha avuto il coraggio di firmare il documento contro Berlusconi, insieme con quell'altro devastatore di Fucksas di cui qualunque opera è il segnale di una barbarie irredimibile - chiunque vada ad Anagni e vede che cosa ha fatto, chiunque vada a Civita Castellana e vede il cimitero fatto a palafitte, a Cassino il municipio ha la facciata che crolla, insomma un depesante che firma contro Berlusconi. Non parliamo poi di Aulenti che ha sfigurato una delle piazze più belle di Milano, piazza Cadorna. Ora lasciamo perdere quell'appello, ma non possiamo non preoccuparci perché Berlusconi è sicuramente malintenzionato per il fatto che non ha un progetto. Le famiglie abitano in condomini e i conti che abbiamo fatto sono questi: gli edifici in Italia sono circa 13 milioni, ne sono stati costruiti fino al 1960 non più di 5 e mezzo, il che vuol dire che più del doppio dell'esistente è stato costruito dal 1960 ad oggi. Viviamo dunque travolti da una quantità di errori che è stato fatto negli ultimi 50 anni. Poi abbiamo una zona d'ombra o una zona intermedia di quello che è stato edificato alla fine del fascismo, tra il '40 e il '60. Allora io gli ho detto che il suo piano era bellissimo ma che occorre chiamarlo Piano case brutte e pensiamo in parte a rottamarle in parte a dare incentivi a chi facendo 20 o 35% in più nella sua brutta casa sistema però anche le facciate. […] Noi potremmo chiedere a Berlusconi una particolare intensificazione dei vincoli e dunque un rigore assoluto nel ripristino del patrimonio monumentale fino al '39 salvo ovviamente interventi di restauro sapiente e misurato. Poi liberi tutti, compresi abbattimenti, rottamazioni e rifacimenti dal '60 ad oggi e così ci divertiremo a veder crollare quella montagna di bruttura. Dunque il bene lo teniamo fermo, il brutto cercheremo di migliorarlo in una quantità che è circa di 6 milioni e mezzo di edifici, rimane quella fascia intermedia tra il '40 e il '60 dove, io credo, si possa finalmente lasciare discrezionalità ai soprintendenti di stabilire cosa buttare giù e cosa lasciare in piedi. E’ chiaro però che la cosa ora diventa più grave perché non c'è cosa peggiore di un post terremoto: un terremoto non è niente rispetto a quello che fanno dopo. Ed ecco allora l'esperienza di Salemi dove vedo che buttano giù ancora adesso case dell'Ottocento per fare case nuove in cemento armato perché hanno leggi che gli consentono di avere finanziamenti al 100% se buttano giù quello che stava in piedi. Oggi ho fatto un appello al Premier dicendo che dobbiamo prima salvare le vite umane poi cerchiamo di non portare la morte ai centri storici colpiti. Quello che è stato lesionato non deve essere abbattuto e cancellato e ricostruito secondo gli schemi antisismici (che vogliono dire cemento armato essenzialmente), ma deve essere ricostruito in maniera antisismica attraverso il recupero delle tecniche tradizionali. E' importante che dopo i fallimenti dell'Irpinia, dopo quelli del Belice, la ricostruzione dell’Abruzzo, semmai riuscirà, abbia il rispetto che si ha per un bambino ferito. Gli edifici in effetti sono come bambini feriti e quindi non dobbiamo uccidere oltre alle persone anche le città. *** C’è anche la complicità delle pubbliche amministrazioni nel perseguire nelle tragedie e negli orrori. D’altra parte uno dei casi più terribili che la prova che la mafia, nonostante la mia resistenza e tentativo di dire è stata fortemente fiaccata, esiste e prospera sono le pale eoliche che circondano in modo irrimediabile i territori più belli del Val di Mazzara, dove se uno potesse immaginare un piccolo parco in qualche altro luogo lì proprio li fanno perché le pale non girino, e lo fanno apposta per rubare i soldi europei. Tutto quello che è fatto in nome della legge è un crimine. La legge è mafia e lo è nel modo più sfrontato senza che nessuno possa dire no. Il no da dire forse va detto in modo subdolo siccome il Presidente del Consiglio ama i giardini ed ha contribuito a fare abbattere Punta Perotti va lusingato ma gli va detto: “Vorresti una pala eolica nel tuo giardino?”. E allora perché la devi mettere in quel giardino meraviglioso che sono le terre del Val di Mazzara? E così gli si può dire per tutto, e quindi se riusciamo a fare un passaggio dal vecchio all’antico nella psicologia di Berlusconi forse abbiamo vinto questa battaglia. Occorre un’azione, credo, meglio se è fatta da una donna, una ragazza che lo indirizza verso l’antico in qualche modo facendo sentire che lui è più antico che vecchio perché come vecchio funziona poco. […] Allora è chiaro che queste emergenze che abbiamo visto segnalano che non si può non essere preoccupati. Avendo un Premier ingenuo e disponibile alla fascinazione di discorsi alati, si potrebbe agire anche con Veronica - se Loris Rossi seduce Veronica siamo apposto, va da Veronica Lario e costruisce questo teorema, che poi è simile al mio, e forse potremmo anche trovare una soluzione perché questa legge deve essere presa per il verso positivo della rottamazione di cui Rossi parla che è la soluzione giusta. Sul resto è bene tenere le mani ferme, è bene coltivare le rovine, coltivare i pascoli piuttosto che ricostruire paesi abbattuti è meglio lasciarli abbandonati a una rovina romantica che potrebbe trovare il consenso di Brandi. La cementificazione già c’è stata, non si può cementificare di più e di peggio. Si tratta di impedire che venga spostato e smontato un edificio storico per rifarlo in cemento; questo è proprio il pericolo che il terremoto indica come più minaccioso, per il resto se questa tripartizione e quindi dalla prima casa fino al 1939, dal 1940 fino al 1960, e dal 1960 fino ad oggi, potesse entrare in una normativa semplificata, di quello che è consentito e di quello che non lo è, è probabile che gli auspici di Rossi e le ragioni di questo nostro incontro trovino una semplicissima soluzione soltanto attraverso una delimitazione del campo in cui questi interventi siano consentiti forse più a vantaggio che a svantaggio della bellezza della civiltà.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 17:20

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