INTERVISTA A DEMETRIO NERI

L'eutanasia esiste, ma è clandestina

di Daniele di Stefano

 Come dimostrano le crociate contro la ‘deriva laicista’ e le scomuniche piovute nel dibattito sul testamento biologico, di eutanasia in Italia si parla poco e male. Professor Demetrio Neri qual è lo stato dell’arte nel nostro Paese? In Italia un dibattito pubblico generale - in cui, come avvenuto ad esempio in Olanda, l’ordine medici avesse una funzione di guida - non c’è mai stato. E questo ha fatto la differenza. Ci sono stati periodi in cui se ne è discusso di più, altri in cui se ne è parlato meno, ma indubbiamente c’è una difficoltà. Una difficoltà anche teorica nell’avere a che fare con un tema che, già nel termine, evoca immagini tragiche legate all’esperienza nazista. La cultura giuridica italiana, ad esempio, nonostante proprio un italiano sia stato tra i primi a porre la questione (nel 1928, Giuseppe Del Vecchio con il volume “Morte benefica”), è rimasta per anni del tutto avulsa da ogni discussione sull’eutanasia. E l’ordinamento giuridico resta largamente impenetrabile a tematiche di questo genere. Luca Coscioni, qualche hanno fa, scriveva che “se una legge sull’eutanasia non potrà essere approvata dal Parlamento italiano, questo dipenderà esclusivamente dalla classe politica italiana, che obbedisce ai diktat vaticani e che non riesce a farsi interprete delle nuove domande individuali e sociali, dei nuovi diritti”. Certamente la questione è terreno di scontro anche con la Chiesa cattolica: la presenza ingombrante e immediatamente influente della Chiesa sulla vita politica italiana è un dato che dobbiamo scontare. E gli italiani? Sono refrattari come le gerarchie vaticane? In Italia abbiamo sul tema solo inchieste parziali, spesso di natura giornalistiche - anche per questo ho chiesto a lungo all’ordine dei medici di farsi promotore di indagini ad alto livello: ma l’immagine che se ne ricava è che la popolazione sarebbe in maggioranza favorevole all’introduzione di qualche forma di legalizzazione dell’eutanasia. Sempre Luca Coscioni ha puntato il dito contro coloro che “fingono che non esista l’eutanasia all’italiana, letteralmente fuori legge, così come si fingeva che non esistesse l’aborto e il divorzio all’italiana”. Quello di cui parlava Luca era cosa ben nota a tutti gli addetti ai lavori: ai medici, ai giuristi, che nei loro articoli comunemente richiamano l’attenzione su quel numero oscuro di casi di eutanasia, su una pratica largamente adottata negli ospedali in forme occulte, che perciò non possono essere controllate. Ci si dovrebbe chiedere quali sono le ragioni che portano, già oggi, molti medici a non fare - come invece dovrebbero se volessero attenersi in pieno alla normativa vigente - tutto quello che la scienza medica permette di fare per prolungare anche di poco la vita del paziente (e io spero che siano molti i medici che si comportano così, perché questa scelta va sicuramente a beneficio dei pazienti). Ma tutto questo viene fatto correndo sul filo del rasoio, perché il nostro ordinamento giuridico è molto equivoco in tema di protezione del paziente, conserva cioè margini di ambiguità ed equivocità che permettono una estrema diversificazione di atteggiamento tra medico e medico. Testamento biologico apripista per l’eutanasia: è questo uno degli argomenti utilizzati nel confronto politico. Una balla enorme. Nessuno dei paesi che da anni hanno legalizzato il living will - come gli Usa, la Francia, la Spagna e così via - ha aperto all’eutanasia. E’ stato paventato un legame che non c’è per suscitare emozioni e sentimenti che servissero ad approvare una legge – quella in discussione alla Camera - stupida e inutile. 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 13:48

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