L’INTERVISTA Ilaria Cucchi
Il caso Negli ultimi sei giorni della sua vita a Stefano Cucchi è stato negato ogni diritto

“Lasciato morire da chi doveva tutelare i suoi diritti”

di Giulia Innocenzi

Dopo gli ultimi sviluppi sul caso Cucchi, parla la sorella del ragazzo morto nel reparto carcerario del Sandro Pertini

Ho conosciuto Ilaria Cucchi poche ore dopo la famosa conferenza stampa in cui, insieme a Luigi Manconi, furono rese pubbliche le fotografie del corpo martoriato di Stefano. Quella sera, per l'intervista a Annozero, ci chiese di non trasmettere le immagini nei monitor interni: non aveva visto le fotografie alla schiena e non voleva che le sue reazioni potessero inficiare la sua ferma richiesta di verità. L'ho rincontrata a Perugia, qualche mese dopo, fuori dal tribunale dove si discuteva dell'archiviazione del caso di Aldo Bianzino: qualche pianta di marijuana, una notte passata in carcere, un cadavere restituito alla famiglia. Anche lì, al fianco del figlio Rudra e di Emma Bonino, stessa fermezza, stessa richiesta: la verità su quello che succede a chi, nelle mani dello stato, non ne esce vivo.

A che punto è la verità su Stefano?
L'indagine è stata condotta in maniera rapida, hanno deciso che abbiamo ragione: Stefano non è morto di morte naturale. E' stato appurato che ci sono state delle reponsabilità gravissime da parte dei medici e i nostri consulenti hanno accertato una connessione fra le lesioni e la morte di Stefano.

Hai fiducia nel fatto che si arriverà a una fine? Hai ancora la forza per crederci?
Assolutamente. Anche perché l'indagine è andata avanti in maniera molto spedita. Ho fiducia che emergeranno le responsabilità, tutte le responsabilità, non solo quelle dei medici.

Ritieni che nel caso di Stefano si sia trattato di alcune mele marce o di una falla nel sistema?
Le responsabilità gravissime che verranno accertate non sono solo dei singoli. Le persone che dovevano tutelare i diritti di Stefano lo hanno lasciato morire. Se però non ci si adopera per punire le reponsabilità dei singoli, li si legittima in quello che hanno fatto.

Dall'inizio del 2010 a oggi sono già 20 i suicidi in carcere. Pensi che ci sia una correlazione fra questo dato e quello che è successo a Stefano?
Stefano è stato sotto la tutela dello stato per soli 6 giorni. Quello che però ho capito è che non c'è umanità. Da quando mio fratello è morto, mi è capitato spesso di pormi questa domanda: noi abbiamo avuto la forza di andare avanti. Ma quelli che non ce l'hanno, magari anche perché non ne hanno le possibilità, sono destinati a rimanere senza giustizia?

Infatti tu e la tua famiglia vi siete trovati a denunciare lo stato. Quant'è difficile? A cosa si va incontro?
E' una battaglia impari, enorme. I mediciinizialmente si ostinavano a dire che Stefano era morto di morte naturale. Ma da cittadini abbiamo una grande fiducia nello stato.

Dopo Cucchi sono emersi altri casi come il suo, ma tanti altri sono rimasti nel silenzio, come quello di Federico Aldrovandi. Perché il caso di Stefano è riuscito a rompere il muro del silenzio?
C'è stata subito una presa di coscienza della gravità dell'accaduto da parte dei politici, dei cittadini, ma soprattutto dei mezzi di comuncazione, senza i quali il caso sarebbe stato archiviato. Ci si è resi conto che quello che è successo a Stefano sarebbe potuto succedere a chiunque: ci si aspetterebbe lo stato di diritto, e non una punizione con la vita.

E quant'è difficile convincere le persone che queste cose in carcere avvengono?
Io stessa, prima del pestaggio a mio fratello, non lo volevo ammettere. Penso che sia per autodifesa: si preferisce pensare che queste cose non ci possono capitare. Nonostante questo, nessuno nega che lui abbia sbagliato.

Ritieni che le leggi proibizioniste abbiano avuto un ruolo nella morte di tuo fratello?
Giuste o sbagliate, le leggi ci sono e vanno rispettate. Non mi sento di entrare nel merito.

Cos'hai provato quando si è cercato di screditare Stefano additandolo come un tossico?
Sapevo che avremmo subito un processo parallelo. Addirittura sono state fatte delle insinuazioni sui rapporti all'interno della nostra famiglia. Ma noi siamo andati avanti, fiduciosi.

Pensi ci sia una droga di classe? Da una parte Morgan che in quanto consumatore dichiarato viene invitato a Porta a Porta, dall'altra Stefano che viene sbattuto in caserma.
E non ne è più uscito. Nonostante Stefano abbia sbagliato, è stato trattato come l'ultimo degli ultimi. Penso comunque che tutti i casi dimostrino che la droga rovina la vita.

Quale pensi sia stato l'elemento decisivo che ha provocato la morte di tuo fratello?
Il pestaggio di cui è stato vittima.

Martedì, 18 maggio, 2010 - 16:33

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