La televisione più pericolosa della stampa

di Anna La Rosa

La sanità soffre di eccessiva disinformazione; in pericolo anche per la connivenza tra interessi economici e politici

Ho seguito molto il calvario di Luca Coscioni, che ho avuto molte volte come ospite in trasmissione. Ricordo una sua citazione: “C’era un tempo per i miracoli della fede, c’è un tempo per i miracoli della scienza”; “un giorno il mio medico, spero, potrà dirmi «prova ad alzarti perché forse cammini, perché non ho molto tempo, perché non abbiamo molto tempo»”. Per quanto riguarda la televisione e la comunicazione sanitaria la situazione credo che debba cambiare. I limiti sono molti e i pericoli sono altrettanti, più che nella carta stampata. Riguardo la mia personale attività io non parlo di malasanità ma ho sempre fatto una graduatoria delle eccellenze. Quando ho iniziato circa 15 anni fa le trasmissioni erano pochissime: “Medicina 33”, “Telecamere salute”, e “Più sani - Più belli”. Oggi sono 32 gli spazi Rai dedicati alla medicina, al benessere, alla salute, alla forma fisica. Questo perché la sanità fa ascolto. Quando si affrontano tematiche come il cancro e si veicola un messaggio come qualcosa di miracoloso e certo per la guarigione si rischia molto se non si usano i termini giusti, come ad esempio “sperimentale”. La televisione è molto pericolosa rispetto a chi legge il quotidiano, che ha una cultura più solida; inoltre essa arriva a chiunque. Un altro punto che vorrei sottolineare è che si parla troppo di malasanità, senza che poi accada nulla per migliorare la situazione. È vero che parlare di malasanità danneggia la popolazione; ma credo comunque che il lavoro dei giornalisti e della televisione del servizio pubblico sia anche rispettare una serie di obblighi: cercare, anche con il lanternino, una realtà positiva tra tanta malasanità. Bisogna dare dunque punti di riferimento. C’è poi la questione delle connivenze tra interessi economici e politici; allora ben venga la magistratura! Possibile che le regioni non facciano dei sopralluoghi? Per quanto concerne la televisione ci dovrebbe essere un responsabile di un coordinamento medico-scientifico di quello che viene trasmesso in Rai.

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 15:55

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