La strada percorsa dal Primo incontro

di Carmen Sorrentino

Durante le sue conclusioni al primo incontro del Congresso Mondiale nel 2006, Emma Bonino pronunciò alcune importanti parole che, attraverso gli atti, in questi anni hanno ispirato l’azione del congresso come forum di attività permanente. Lanciò la candidatura della Turchia a sede del successivo incontro: “Se questa intenzione divenisse realtà, l’appuntamento in Turchia avrebbe un’enorme importanza non solo come evento scientifico: avrebbe anche una valenza e un significato politici più generali, in questo momento particolare di presunti scontri di civiltà, che sono invece chiaramente scontri di sistemi politici. (…) Forse l’appuntamento prossimo, se riuscirete a lavorarci, sarebbe evocativo di tante cose se potesse essere in Turchia”. Dei malati: “Non si tratta, come voi avete dimostrato, di organizzare un altro congresso scientifico sulle cellule staminali embrionali: si tratta di mettere insieme le sinergie di quanti operano nella politica e nelle istituzioni, di quanti operano nelle università e nei laboratori, per difendere e affermare il principio della libertà di ricerca. E in questa sinergia è essenziale il ruolo degli utenti, dei malati che non riescono a far sentire la loro voce eppure sono milioni”. E infine ma soprattutto dell’importanza della dimensione transnazionale: “Stranamente riuscimmo ad avere la legalizzazione del divorzio nel ‘74 e quella dell’aborto nel ‘78. Questo fu dovuto a molti fattori, ma un fattore fu per noi importantissimo, essenziale, ossia il legame con altri Paesi che già avevano risolto questi problemi, perché questo significava anche dire all’opinione pubblica italiana che le nostre richieste non erano delle bizzarrie di presunti signori o signorine particolarmente licenziosi e scostumati, bensì erano conquiste di libertà e di civiltà, atti di responsabilità politica e di governo delle esigenze della società, che era necessario compiere e che altri Paesi avevano da tempo compiuto senza che vi si verificassero i disastri che i nostri avversari preconizzavano. Mi auguro che questo possa avvenire di nuovo”. Così misureremo la libertà di ricerca Nella dichiarazione finale del primo incontro del Congresso mondiale si legge che “una delle possibilità di iniziativa individuate è l’opportunità di documentare, in un rapporto magari triennale, lo stato della libertà di ricerca scientifica in ogni Paese, ad esempio attraverso un indicatore della libertà di ricerca e di cura da individuare sulla falsariga di quanto già avviene in materia di libertà economica”. Ci si impegnava non necessariamente a realizzare tale iniziativa quanto piuttosto a valutare tale possibilità. La scelta dei temi da indagare si è concentrata su: riproduzione artificiale; ricerca su cellule staminali embrionali; scelte di fine vita; aborto e contraccezione; uso terapeutico delle sostanze stupefacenti; terapie del dolore. Alcuni centri studi e partner istituzionali hanno risposto positivamente alla nostra iniziativa. Durante il prossimo incontro a Bruxelles saranno presentati ufficialmente i primi risultati di questo progetto, non ultimo lo studio condotto da Andrea Boggio (Assistant Professor di Diritto, Facoltà di Storia e Scienze Sociali della Bryant University, Stati Uniti). Si veda a tal proposito l’abstract del suo intervento, pubblicato in questo numero.

Lunedì, 2 marzo, 2009 - 14:37

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