La scienza che tocca la vita

di Philippe Busquin

La scienza hce tocca la vita

Il corpo della politica è questo Parlamento e vorrei sottolineare quanto sia importante che l'Associazione Luca Coscioni sia venuta qui

Mi trovo qui nel luogo della politica e quindi ho intenzione di parlare del “corpo della politica”. Il corpo della politica è questo Parlamento e vorrei sottolineare quanto sia importante che l'Associazione Luca Coscioni sia venuta qui. Sono stato a Roma per partecipare al primo incontro,oggi qui al Parlamento europeo siete al cuore di un dibattito, un dibattito tra scienza e politica, in termini di poteri e di decisioni. Nei prossimi giorni avremo ancora l'opportunità di parlarne perché il dibattito politico è sempre più legato al dibattito scientifico. È vero che Copernico e Galileo volevano sapere se era la terra che ruotava attorno al sole o viceversa,ed è vero che all’epoca per la Chiesa è stata una questione molto importante perché questo metteva in discussione alcune verità. Ma oggi si ha la sensazione che il problema, come dimostrato dalla testimonianza particolarmente commuovente del signor Sabine, è che con lo sviluppo scientifico si tocca la vita, la comprensione della vita, il cambiamento della vita. E così ci troviamo in un ambito che, ovviamente, solleva importanti questioni di natura etica che riguardano tutti noi. E poi c'è anche,naturalmente, il peso del dogma, della religione,che vuole influenzare la ricerca. L’abbiamo visto e l'esempio più evidente è quello delle cellule staminali embrionali. Come ha detto Emma, all’epoca ero il Commissario europeo per la Ricerca. In Parlamento ci furono dibattiti particolarmente accesi e difficili. Pensando a quello che il signor Sabine ha appena detto, mi ricordo che siamo stati in grado di ottenere qualche libertà di ricerca da parte del Parlamento solo grazie alla testimonianza di un deputato che è stato in grado di dire che dovevamo continuare, anche se non c’erano basi filosofiche favorevoli. È la definizione stessa di embrione che pone problemi e lo stesso si può dire per l’eutanasia, la definizione di quando iniziala vita e quando si conclude, nell’evoluzione nei meccanismi. E qui bisogna riconoscere in queste questioni ci sono delle situazioni molto difficili da gestire politicamente. Il Parlamento europeo è la sede in cui si è deciso di sostenere programmi di ricerca,cosa molto importante, anche nel campo delle cellule staminali, promettente area di ricerca. È un modo per dare un contributo alla vita delle persone e avere la possibilità di ottenere più rapidamente risultati che riguardano i cittadini, i pazienti ed è quindi un atto politico. Un atto politico che consente alla ricerca di svilupparsi e che consente di sostenerla. Vorrei spingermi anche un po’ al di là delle considerazioni più teoriche prendendo in considerazione anche gli ostacoli allo sviluppo della ricerca intermini di costi di finanziamento. E così non si tratta solo della ricerca in quanto tale ma c'è anche il problema del suo finanziamento che dipende sia dalle autorità pubbliche che dalle imprese private. Questo significa che ci sono scelte politiche da effettuare:finanziare la ricerca di base, che è comunque indispensabile come abbiamo detto, o finanziare una ricerca più applicata a fini industriali. Queste scelte sono spesso al centro del dibattito. Quindi, prima di tutto vorrei dire quanto sul dibattito sulle cellule staminali embrionali vi sia statala pressione delle religioni, soprattutto del Vaticano ma anche di alcune chiese protestanti, per influenzare il dibattito democratico che non si svolge su basi scientifiche bensì su dei dogmi. Sui dogmi che sono stati imposti ai parlamentari. E la pressione della chiesa è stata e continua ad essere forte. Si tratta di una questione molto semplice: se gli elettori vengono influenzati dal fatto di dire che toccare un embrione è un reato, anche se un parlamentare è di parere opposto, si penserà due volte prima di sostenere la ricerca in questo campo. Questa è la realtà politica concreta del Parlamento europeo nei confronti della ricerca. Ci sono ovviamente altri settori di discussione, ma le cellule staminali embrionali sono state indubbiamente un problema europeo. Che cosa si può fare a livello europeo e che cosa si può fare negli Stati dato chela legittimità (di tale ricerca) è diversa? Marco Cappato ha giustamente fatto notare che in Italia ci sono leggi e concezioni più restrittive che in Gran Bretagna. Abbiamo preso in considerazione proprio i due casi estremi. Ma la questione che si pone qui al Parlamento europeo è: cosa può essere fatto in Europa considerando queste differenze?Quindi il compromesso che abbiamo trovato è quello di dire che l'Europa può finanziare la ricerca,ma non quella che non è consentita in un determinato paese. Quindi, per esempio, la ricerca sulle cellule staminali embrionali è permessa su scala europea e a tal proposito il Ministro Soria ci racconterà nel pomeriggio quello che si faceva in Andalusia dove, vigendo una legislazione differente da quella spagnola, è stato possibile fare alcuni progressi altrimenti non consentiti. Ma non finanziamola ricerca sulle cellule staminali embrionali in Italia perché lì è vietato. La difficoltà è di dare un’uniformità all’Europa. Anche a livello mondiale ci sono numerose contraddizioni, per esempio l’amministrazione Bush non permetteva tale ricerca,in maniera un po’ ipocrita poiché era permessa alle imprese private ma non con finanziamenti pubblici. Quindi esiste un problema fondamentale di libertà di ricerca scientifica. Noi ci troviamo,come ha detto Mullis, nella scienza pura ma il passo verso l’applicazione e la tecnologia che toccano la vita è molto breve. Questo coinvolge evidentemente le concezioni filosofiche e religiose. Parallelamente a tale fenomeno si è sviluppato quello della creazione dei comitati etici. Gli ospedali di molti paesi si sono dotati del proprio comitato etico che definisce la strategia per quanto riguarda l’aborto e la vita. Ma si tratta di una libertà de-localizzata. Se l’obiettivo è di avere una legislazione comune allora bisogna parlare dei rapporti di forza tra concezioni e influenze politiche. Ed è per questo che ritengo sia veramente indispensabile che il dibattito sia ampio e pubblico e che la comunicazione sia la migliore possibile. La vostra testimonianza è un bell’esempio di comunicazione per far capire ai cittadini quali sono i problemi, quali gli interrogativi e il fatto che gli scienziati non sono stregoni. Quelli che hanno osato parlare di cellule staminali embrionali sono stati paragonati a Frankenstein e sono stati demonizzati. Ci si interroga oggi sulle capacità della scienza. C’è il concetto di human enhancement,del rafforzamento umano, di cui discutiamo da tempo qui al Parlamento europeo. Si tratta di migliorare l’essere umano. Il modo più volgare di intendere questo concetto è il doping. La distinzione tra una terapia e un miglioramento della prestazione non è effettivamente molto chiara. Con le scienze cognitive – le neuroscienze- è stata svelata l’esistenza di droghe che permettono,per esempio, di migliorare considerevolmente la concentrazione. Dove inizia la terapia e dove il miglioramento, il cambiamento dell’essere umano? Si tratta di domande alle quali non siamo in grado di dare una risposta univoca. Si può fare riferimento alla visione mondiale:l’UNESCO se ne occupa attraverso il suo Comitato d’etica, scienza, tecnologia e bioetica. Come ha giustamente ricordato Marco, non si è arrivati al voto per il divieto di qualunque tipo di clonazione terapeutica, che poi non è la stessa cosa del- la clonazione pura e semplice. Queste sono le questioni che ci si è posti in un luogo come questo. Vorrei giusto aggiungere due o tre elementi. Non è sufficiente dire che si vuole fare della ricerca: occorre sempre precisare come la si vuole finanziare. Qui ci sono le condizioni della scelta politica sulla ricerca scientifica. Un modo per togliersi ogni problema è di decidere di non finanziare la ricerca; questo è il modo più semplice, (ma) così non si fanno progressi. Poi c’è la priorità che si attribuisce alla ricerca. Proprio ieri ero in questa stessa sala per una conferenza sulla ricerca nei paesi in via di sviluppo. Che tipo di ricerca si fa in quei paesi? Che tipo di malattie si studiano là? Si potranno studiare delle malattie per così dire “orfane”o delle malattie ancora più complesse per cui non si è ancora trovata una cura in quanto colpiscono popolazioni che non sono abbastanza ricche per poter accedere alle terapie adeguate? In Africa la parte dedicata alla ricerca è evidentemente e malauguratamente troppo limitata. Su quest’area c’è tutta una visione mondiale a favore di un aiuto allo sviluppo non basato su interessi commerciali ma su interessi umanitari. Quindi emerge l’importanza dei mezzi materiali che forniamo alla ricerca ma anche della libertà della ricerca. Una ricerca che non sia dunque per così dire “orientata”, nel senso di produzione dei risultati. Gli scienziati sanno bene che non è con l’orientamento che si è fatta la scienza migliore. È stato più spesso grazie alla libertà degli scienziati che sono stati fatti i maggiori progressi. Non si può predeterminare cosa scoprire. E in questo il programma europeo aveva una particolarità: mi ricordo il V Programma Quadro per la Ricerca,dove occorreva presentare un piano finanziario della ricerca che si intendeva condurre per poter ottenere il finanziamento europeo. Questa, a mio avviso, non è una buona formula. Esistono, quindi,degli ostacoli materiali alla ricerca ma anche degli ostacoli istituzionali come dimostrato dalla difficoltà in seno al Parlamento europeo di pervenire alla maggioranza per autorizzare i finanziamenti alla ricerca soprattutto in determinati settori. Inoltre esistono attualmente delle difficoltà legate a meccanismi come, per esempio, quelli dei brevetti. Proprio il 17 marzo si terrà al Parlamento europeo una discussione sulla proprietà intellettuale. Alcune persone si appropriano di una parte della proprietà intellettuale impedendo così ai ricercatori di fare progressi in certi studi. Diversi esempi ci sono forniti dalla genetica. Inoltre da diverso tempo si tiene un dibattito sulla questione dei software, libero e gratuito o no,perché la proprietà di alcune componenti può interdire la definizione di una ricerca libera sui software,sulla libertà. Da questo si può evincere che non esiste solo il problema dei principi della ricerca,si possono infatti fare dichiarazioni di principi altisonanti, dire che la ricerca è libera, ma occorre considerarne le implicazioni: nel finanziamento,nei divieti, nei meccanismi come quelli dei brevetti che creano ostacoli. Quindi tutto il sistema dell’informazione deve essere libero. Parlare di rendere pubblica l’informazione. Si è parlato dell’esempio statunitense ma anche lì la libertà di informazione non è completa perché non considera i brevetti e la proprietà intellettuale. È una questione importante. Se qualcuno in un laboratorio di biotecnologie scopre un tipo di proteina per la vita e la vuole proteggere, tenerla segreta, come si può impedirgli di farlo? Il problema è molto può complesso. Ma d’altra parte è proprio la complessità che ci permette di avanzare,di fare dei progressi. Vorrei anche dire che ci sono anche dei problemi filosofico - politici sull’evoluzione, su Darwin,ma anche sul rapporto uomo-animale. Attualmente al Parlamento europeo si discute anche della sperimentazione animale. È una questione di democrazia e di libertà di pensiero. Ci sono gruppi di pressione che forzano per far riconoscere che occorre garantire la protezione di tutte le specie animali, anche gli invertebrati. Questo fa sorgere delle difficoltà perché scatena nelle persone delle reazioni emozionali che costituiscono l’ennesima limitazione alla libertà di ricerca. Se non si possono effettuare delle ricerche sui primati,per fare un esempio, risulta ancora più difficile,allo stato attuale, poter trasferire certe scoperte e fare la transizione verso la ricerca sull’uomo. È un dibattito molto difficile quello in corso al Parlamento europeo e nelle prossime settimane potrebbe portare all’avanzamento di proposte che potrebbero essere pericolose per la ricerca scientifica, quantomeno in Europa. Del resto anche in altre parti del Mondo esistono delle problematiche diverse, filosofiche e storiche. In Asia c’è il problema del trapianto di organi perché i cadaveri non si possono toccare. Ad ogni modo ciò che occorre fare è cercare di migliorare la scienza per l’uomo evitando gli eccessi e il cattivo utilizzo della scienza stessa. Non è la scienza ad essere buona o cattiva ma l’uso che se ne fa. Vorrei concludere dicendo che probabilmente la più grande minaccia per la ricerca in Europa sarà la carenza di ricercatori. Perché nella nostra società le scienze sono sempre meno attraenti. Guardando alle statistiche in tutti i paesi europei si può facilmente constatare che ci sono sempre meno studenti nelle facoltà scientifiche. E soprattutto ci sono sempre meno laureati e potenziali ricercatori. Esistono una serie di cause per spiegare questo fenomeno. Sappiamo che in Europa, per raggiungere l’obiettivo di destinare il 3% del PIL alla ricerca, occorrerebbero almeno 800 mila ricercatori nei prossimi anni. Non li abbiamo e non li possiamo certo reclutare e sottrarre da altre parti del mondo perché non sarebbe né etico né corretto né efficace visto che c’è un approccio interdisciplinare a livello mondiale. I principali problemi,come quello del cambiamento climatico,sono gli stessi tanto in Africa quanto in Europa.Quindi non è il caso si permettere delle “fughe di cervelli”. Però in Europa, ripeto, la scienza non è considerata attraente. Ed è su questo punto che bisogna intervenire affinché la ricerca scientifica venga resa più promettente. In questo momento viene rimessa in causa da certi fenomeni tipo il cambiamento climatico, l’intervento dell’uomo sulla natura, gli ecosistemi. Questo genera una logica fluida, come si dice in gergo matematico, per cui non si sa bene dove si va ed è accompagnata dalle emozioni. Ci si approfitta della paura dell’essere umano per tornare a valori “sicuri” come la religione per esempio; si semplificano i valori,il ragionamento. Occorre dunque stare molto attenti se vogliamo salvaguardare le libertà della ricerca che ritroviamo nella Carta dei Diritti fondamentali. La ricerca non può essere inquadrata da dogmi. Sono molto lieto di aver partecipato a questa discussione.

Giovedì, 14 maggio, 2009 - 15:44

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