La filosofa della persona. Roberta De Monticelli

La responsabilità ci rende liberi

di Simonetta Dezi

Benché il cervello decida prima che ne diveniamo coscienti, acquisiamo la libertà dell’azione attraverso la presa di responsabilità dell’azione stessa

Nelle neuroscienze, ma anche nelle estrapolazioni che ne fanno molti filosofi, ci si focalizza molto sul funzionamento del cervello come organo che vuole e sceglie e si parla di decisioni come di eventi di cui diventiamo coscienti senza contribuirvi; manca però qualunque riferimento a ciò che definiamo comunemente decisione, ossia l’atto con cui una persona, avallando uno fra i possibili motivi d’azione, gli conferisce un’efficacia causale che altrimenti non avrebbe.

Lo sostiene, Roberta De Monticelli, docente di Filosofia della persona all’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano, studiosa e traduttrice di Sant’Agostino che lo scorso anno ha pubblicato sul Foglio «Abiura di una cristiana laica», critica contro i pronunciamenti della Chiesa cattolica sul testamento biologico. Esiste una strana discrezionalità, sottolinea De Monticelli, con cui ogni essere umano si lascia motivare dal mondo, il suo personale carattere che sembra affermarsi già in culla, fenomeno da cui partire per capire che cosa dobbiamo intendere per “persona” e “volontà”. Ciascuno di noi, fedele alla propria natura, è libero di scegliere e dunque si deve anche assumere la responsabilità morale e politica delle proprie scelte. La nostra novità consiste proprio nel peculiare modo in cui sappiamo trasformarci in individui unici e irripetibili, attraverso una gestione, inizialmente guidata e via via più autonoma, delle risposte che diamo alle informazioni emotive e sensoriali che riceviamo ogni giorno.

Per introdurci al tema del libero arbitrio nel suo libro “La novità di ognuno” cita la Bibbia.

Sì, secondo la Bibbia l’avventura umana inizia con un atto di libertà, propriamente di disobbedienza. La storia di Eva è un racconto sull’esperienza della libertà come uscita dall’innocenza infantile e prima tappa del divenire persona adulta: già questo allarga l’orizzonte di una disputa sulla vera natura di una decisione o di una scelta. Non c’è decisione o scelta che non appartenga alla storia di una vita, e a una sua fase, nel tempo accordatole.

Cosa intende per libertà?

Proviamo a definire due caratterizzazioni di libertà: la prima, libertà è il potere di agire conformemente al proprio volere (e non al volere di altri, a meno che sia conforme al nostro obbedirvi). Un’azione libera è un’azione volontaria; la seconda, libertà è il potere di determinarsi all’azione. Un’azione è libera se l’agente gode di questo potere.

L’esperimento di Libet e poi quello di Haynes non sono stati interpretati in modo univoco dalla comunità scientifica. La sua versione?

Esperimenti di questo tipo possono essere letti come dimostrazioni empiriche del fatto che il cervello “decide” prima che “noi” lo veniamo a sapere. Essi dimostrerebbero quindi che i giochi si fanno alle spalle della mente cosciente, e prima che questa illusa signora ne sappia alcunché. Tutto in un certo senso sarebbe già “deciso” alle nostre spalle. Ci vogliono poi altri trecento millisecondi per arrivare all’esecuzione.

Dunque una coscienza in ritardo rispetto all’attività cerebrale.

La coscienza è a quanto pare in ritardo anche sugli eventi percepiti, e come tutti sappiamo è a volte preceduta da reazioni “istintive”: come inchiodare l’auto prima di investire la vecchietta o rispondere giusto al servizio dell’avversario, giocando a tennis. Generalizzando, la nostra coscienza avrebbe sempre mezzo secondo di ritardo rispetto agli eventi reali. Secondo una delle ipotesi avanzate, avversata dallo stesso Libet, ma sostenuta da altri, questo risultato potrebbe dimostrare appunto che la mente è “fuori dal giro” in cui si prendono le vere decisioni, che sono gli eventi cerebrali registrati all’ elettroencefalogramma. Libet concede alla mente cosciente potere di veto, pur negandole quello di iniziativa: iniziata “fuori dal suo controllo”, l’azione volontaria può sempre essere inibita durante i trecento millisecondi che separano l’apparire dell’intenzione dall’esecuzione dell’azione. La libertà salvata per una frazione di secondo! A parte la straordinaria presenza di spirito che questa teoria sembra richiedere all’uomo responsabile, si tratta , secondo me, di una difesa del libero arbitrio il cui esito è meno accettabile di un franco determinismo.

E il libero arbitrio?

La questione del libero arbitrio si situa da un lato nei prolegomeni di un’etica, e dall’altro nel cuore stesso di una teoria della persona, che assumerà aspetti molto diversi a seconda di come vi si risponde. La libera volontà, non è che il livello supremo della gerarchia di atti (non liberi e liberi) mediante i quali un essere umano, già biologicamente individuato (da un genoma che è tuttavia condivisibile da più individui omozigoti, e in linea di principio riproducibile) “si fa” persona, con una sua unicità (o individualità non replicabile, che chiamiamo “personalità”) e una sua identità transtemporale.  

Mercoledì, 9 giugno, 2010 - 13:24

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