La priorità, globalizzare i diritti

di angiolo bandinelli

 Dal 17 al 20 febbraio si svolgerà a Chianciano il 39^ Congresso del Partito radicale. L’Associazione Coscioni ne seguirà i lavori, portando un suo specifico contributo al dibattito. Questa partecipazione non è un meccanico sviluppo del modello della “galassia” radicale - tra i cui soggetti costitutivi è anche l’Associazione Coscioni - ma è una ponderata attualizzazione della contiguità dei valori, dei principi, dei metodi e degli obiettivi perseguiti dal Partito radicale e dall’Associazione, ciascuno nella sua diversità e identità. Il Partito radicale è, nel suo stesso nome, Transnazionale (oltre che Nonviolento, Transpartito). Molti, anche a Chianciano, formuleranno perplessità ed obiezioni al proseguimento di una esperienza che sembra, a prima vista, non aver raggiunto gli obiettivi che si era posti alla nascita, nell’ormai lontano Congresso di Budapest (1989). Dirà l’assemblea se questa sia la risposta corretta ai problemi e alle difficoltà che ostacolano la crescita del Partito. Ma non basta liquidare una etichetta per dimenticare cosa c’è e vive con o senza di essa. Va infatti ricordato come la nascita del soggetto politico “transnazionale” sia stata innanzitutto l’adeguamento “formale” di un carattere costitutivo e fondante che contrassegnò quel Partito fin dalla sua (ri)nascita, nel 1962,  nel suo nuovo indirizzo “pannelliano”. Mentre tutti gli altri partiti erano allora, fin nella sigla, “italiani”, i radicali vollero indicare subito, già dal nome, come i loro obiettivi, la loro vocazione, non volevano pagare lo scotto ad una visione nazionalista, o anche solo nazionale. La mozione del Congresso di Bologna del 1967, da cui partì la ricostruzione pannelliana, avvertiva  che “l’antinazionalismo e l’antiautoritarismo sono i punti di riferimento necessari perché le sue iniziative possano identificarsi nelle lotte che minoranze radicali conducono in tutto il mondo”. Quel partito vide iscritti, negli anni, soggetti di nazionalità non italiana, e nel 1978 elesse a suo segretario un belga, Jan Fabre, che il Presidente della Repubblica si rifiutò di ricevere, in sede di consultazioni, anche se rappresentante ufficiale di un soggetto politico formalmente italiano. Nel 1979, avviò la grande campagna contro lo sterminio per fame nel mondo, una iniziativa dai caratteri già vistosamente transnazionali.

 

Ma occorre andare ancora più a fondo nella comprensione del significato di quel “transnazionale”. Fin dagli inizi, per i radicali pannelliani fu chiaro che il tema dei diritti civili ed umani doveva prescindere da ogni condizionamento nazionale. Quando editarono il loro organo di informazione, la “Agenzia Radicale” , i suoi militanti inserivano via via le notizie secondo i contenuti, non secondo la loro provenienza: non c’erano notizie “nazionali” e notizie “dall’estero”. La loro scelta superava anche l’ottica dell’”internazionalismo”, mantenuto da altri partiti - da quello socialista in poi - nel loro bagaglio ideologico ma senza che mai esso acquistasse un significato, un senso, attuale, politico e non meramente ideologico: l’antico “internazionalismo” era morto con la prima guerra mondiale, quando il richiamo della patria nazionalista fu più forte, da una parte e dall’altra delle trincee, sul Carso o sulla Marna. Dopo la seconda guerra mondiale avviene, nella cultura democratica mondiale, un passaggio decisivo. Nel “Charter” delle Nazioni Unite (1945) vengono definiti per la prima volta i diritti umani e civili fondamentali e universali, ed è enunciato il principio per cui “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Nasce un umanesimo integrale che è alla base dei movimenti di emancipazione e di libertà sviluppatisi, più o meno adeguatamente, dall’Africa della decolonizzazione agli Stati Uniti dei movimenti per i diritti civili. Il Partito Radicale Transnazionale è dunque pienamente inserito nelle dinamiche di libertà del nostro tempo.  L’iniziativa di cui soprattutto si parlerà a Chianciano - l’attivazione delle giurisdizioni nazionali, regionali e internazionali per la protezione e l’affermazione dei diritti umani nel mondo - è l’ultimo passo, per ora, del lungo cammino che ha già portato alla istituzione della Corte penale internazionale e alla moratoria della pena di morte. La globalizzazione economica e finanziaria deve essere accompagnata ed anzi preceduta dalla globalizzazione dei diritti e del diritto.

 

E’la stessa visione programmatica che informa le iniziative della Associazione Coscioni. Al suo nascere, la scienza moderna non ebbe immediatamente la forza di proiettare i suoi ideali sulle attività complessive dell’uomo. Anche dopo Galileo e Newton l’umanità conobbe  razzismo, discriminazioni culturali, religiose, etniche, di classe. E’ solo con l’avvento dei temi propri alla scienza biologica, che investono la realtà profonda e ultima, che l’umanità riesce a porri ideali e progetti di concreta liberazione a livello “antropologico”: la scienza di oggi vive e può vivere solo se, quando e dove riesce a superare le barriere dei nazionalismi e degli integralismi che vorrebbero controllarla e assoggettarla ai loro fini immediati. Questo fondamentale principio è stato al centro del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca scientifica (2004-2006), promosso dalla Associazione. Da questa consonanza profonda nasce l’attenzione verso il Congresso di Chianciano. Al quale dunque l’Agenda fa i suoi più sinceri auguri di successo.

Mercoledì, 2 Febbraio, 2011 - 18:26

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