Registro dei testamenti biologici a Roma

La via popolare al biotestamento

a cura di Mario Staderini, Mina Welby

334 liberi cittadini, volontari, impegnati nella raccolta. Con Englaro, Pannella e Bonino 8.200 firme al Comune di Roma per il Registro dei testamenti biologici.

Giovedì 23 aprile abbiamo consegnato in Campidoglio le 8.200 firme raccolte sulla delibera popolare per l’istituzione presso il Comune di Roma del Registro dei testamenti biologici. Si tratta di un risultato straordinario, non solo perché raggiunto in meno di due mesi, ma perché l’iniziativa ha visto ben 334 persone impegnarsi nella raccolta. Volontari che hanno rivoluzionato per alcune settimane le loro giornate e raccolto firme tra amici, parenti, colleghi, portando il dibattito nelle case, negli uffici, nelle strade. E, soprattutto, hanno convogliato in un percorso istituzionale, proceduralizzato, che impone alla politica temi e tempi, la loro voglia di non rassegnarsi alla legge truffaldina discussa in Parlamento e, perché no, la loro rabbia per quanto di indecente è accaduto intorno alla vicenda di Eluana. La delibera di iniziativa popolare è infatti uno strumento di democrazia diretta che consente ai cittadini di farsi promotori di testi normativi a livello comunale. Nel nostro caso, chiediamo che il Comune metta a disposizione uno strumento economico e facilmente accessibile: un registro telematico dove archiviare le dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti di natura medica. Un registro che quindi garantirebbe tutti: coloro che vogliono rifiutare trattamenti sanitari e coloro che invece desiderano essere tenuti in vita fino al momento ultimo. Eluana ha impiegato 17 anni per vedersi riconosciuta dai tribunali la sua volontà: non sarebbe accaduto se avesse avuto la possibilità di attestarla per iscritto in un documento pubblico. Il Registro comunale dei Testamenti biologici colma questo vuoto, e verrebbe utilizzato dal magistrato come elemento di prova, oltre che dai familiari e dal medico curante. Non è vero, quindi, che in assenza di una legge nazionale non avrebbe effetti, tutt’altro. Ora il Consiglio comunale dovrà decidere entro sei mesi, votando si o no alla nostra delibera. Il Sindaco ha voluto ricevere di persona la delegazione che stava consegnando le firme, dopo che per oltre due ore la polizia e gli uffici comunali si erano premurati di impedirci fisicamente persino di salire le scale. Alemanno ha espresso una sua personale contrarietà all’idea stessa del testamento biologico, ritenendo pericolosa una eccessiva apertura a questo istituto; ha chiesto comunque tempo per studiare la nostra delibera e ci ha garantito che la discussione sarà calendarizzata a breve. Insieme a Beppino Englaro, lo abbiamo incitato ad essere il Sindaco di tutti e a trovare il coraggio di affrontare, semmai, una battaglia culturale, anche opposta alla nostra, senza trincerarsi dietro ai divieti ed a bizantinismi burocratici. Di pericoloso, infatti, c’è solo la frattura con la grande maggioranza del Paese che si determinerebbe qualora il Parlamento approvasse una legge proibizionista ed incostituzionale. Il successo popolare della nostra iniziativa ha anche un altro scopo, quello di dare un segnale forte al Parlamento di quanto l’opinione pubblica non voglia rinunciare alla libertà di scegliere della propria vita. Ci vorranno dei mesi prima che il pessimo disegno di legge approvato dal Senato arriverà alla Camera dei deputati: occorre usare questo tempo per moltiplicare le iniziative. A Torino, a Gorizia ed in altre città italiane si stanno raccogliendo le firme su delibere popolari così 0come fatto a Roma. In Campania, grazie all’impegno di Filomena Gallo, già cinque Comuni hanno i loro registri. Anche nel Municipio X di Roma, l’unico in cui il delegato ai diritti civili è un radicale, i cittadini possono gia registrare il proprio testamento biologico. Nel 2004, nel silenzio assoluto e di nascosto dell’opinione pubblica, il Parlamento approvò la legge 40, che di fatto vieta la ricerca scientifica e limita la fecondazione assistita. Perché non accada lo stesso per il testamento biologico, occorre mobilitarci da subito, prima che la legge sia approvata. Ad esempio aprendo nuovi fronti in altri Comuni. Insieme ai compagni della Cellula Coscioni di Roma - Eleonora, Alberto, Elide, Cristiano, Nicoletta, Francesco, Elisabetta, Josè, Valentino, Paola, Gustavo, Maria, Vittorio- senza i quali non parleremmo oggi di un successo, saremo felici di dare una mano, studiando gli statuti comunali, fornendo la modulistica ed offrendo l’esperienza maturata in questa bellissima avventura.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 17:42

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