INTERVISTA A FURIO COLOMBO

La politica costretta a guardare la malattia

di Marco Valerio Lo Prete

 Furio Colombo, oggi deputato del Partito Democratico, ha incontrato Luca Coscioni nel 2001, e da allora non ha più mollato le battaglie dell’Associazione per la libertà di ricerca scientifica. Le ha sostenute sempre con l’iscrizione e spesso con la militanza - esercitata con la sua presenza fisica a riunioni e manifestazioni, e soprattutto con la sua penna, scrivendo prima per Repubblica, poi per l’Unità, oggi per il Fatto. Il primo incontro con Luca Coscioni? Ero deputato dei Democratici di Sinistra nella XIII legislatura, e ho incrociato Luca a un sit-in radicale davanti al Parlamento. C’erano anche Maria Antonietta, oggi mia collega alla Camera, e il leader radicale Marco Pannella. Se non ricordo male erano lì per rivendicare spazi informativi che gli erano dovuti alla vigilia delle elezioni politiche. Appena conosciuto Luca, pensai subito alla singolarità del fatto che a occuparsi di una battaglia del genere fosse un partito politico, e non piuttosto un movimento religioso o un’associazione di volontariato. Eppure il fatto di rivendicare diritti umani e civili, anche per settori “emarginati” della società, non è una novità nella storia radicale. Con le battaglie di Luca Coscioni è passata però ancora più chiaramente l’idea che non si scende in piazza soltanto per rivendicare i diritti, ma che a volte si deve tenere conto dei diritti di quanti in piazza non ci possono arrivare nemmeno. Compresi i malati, e molto spesso gli stessi scienziati, appunto. “Dal corpo dei malati, al cuore della politica”, questo slogan è stato clamorosamente accolto da moltissimi cittadini che altrimenti certe cose non le avrebbero capite. La grandiosità umana di alcune battaglie - quella di Luca, certo, ma anche quella di Piergiorgio Welby per la libera scelta rispetto al fine vita – ha aggiunto una dimensione in più alla politica. La politica, insomma, è diventata a tre dimensioni, in “3D” appunto. Però così suona quasi come un’esperienza mistica… In parte lo è, nel senso che cittadini e politici professionisti hanno dovuto fare i conti con la dimensione più ignota e sconosciuta della politica, perché estranea all’esperienza quotidiana della maggioranza, quella del corpo, della malattia… Ma questa forma di conoscenza mistica non ha mai distolto l’Associazione dal dare battaglia per obiettivi molto concreti. E rispetto al 2001, oggi in Italia siamo messi meglio o peggio rispetto a questi obiettivi? Non è questione di meglio o peggio. Da una parte abbiamo fatto un enorme balzo in avanti nel far percepire, una realtà nuova, la “terza dimensione”. In questo hanno guadagnato i cittadini, oggi più informati di ieri, ma anche i radicali e quanti attorno a loro hanno avuto la possibilità di battersi per la libertà di ricerca, la laicità, i diritti. D’altra parte è vero che di “fatti” legislativi ne abbiamo avuti pochi. Le leggi dello Stato che tengano conto di una realtà “a tre dimensioni” sono ancora rare, ma già meno assurde da concepire di quanto non fossero 10 anni fa. 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 14:09

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