Amianto/2 - IN ITALIA

La finestra sul cortile avvelenato

di Valter Vecellio

 Le interrogazioni di Maria Antonietta Coscioni e dei radicali mettono in fila i casi italiani: dalle scuole alle navi militari.

L’ interrogazione è ai ministri della Salute e dell’Istruzione, ed è relativa a una vicenda indicativa e inquietante. Maria Antonietta Farina Coscioni (prima firmataria) e gli altri deputati radicali si occupano di quanto accade a Savona: il sindaco ha disposto che nessun bambino debba accedere al cortile di una scuola materna, che nessuna finestra debba essere aperta se si affaccia su quel cortile; e insieme l’immediato avvio di esami per verificare “la salubrità dei locali, rispetto al pericolo delle fibre di amianto nell’aria”. L’asilo è della chiesa cattolica, e per questo l’ordinanza è stata notificata al vescovo Vittorio Lupi: responsabile per tutti i beni della chiesa del savonese. È l’ultimo atto di una vicenda che allarma decine di mamme e i residenti della zona, e che hanno firmato numerosi esposti e denunce, e che si trascina da quasi due anni: un enorme lastrone di amianto di quasi mille metri quadrati che si sta deteriorando e che nessuno rimuove. Finora, infatti, Comune e Asl, nonostante sopralluoghi, lettere di sollecito, ingiunzioni, non sono mai riuscite a far fare alla Curia i lavori necessari per la messa in sicurezza e la bonifica. Sempre da un’interrogazione radicale si apprende che numerose scuole di Milano dovranno essere bonificate: si è riscontrata la pericolosa presenza di amianto. La bonifica riguarda una ventina di istituti, fanno parte di un elenco predisposto dal Comune, un elenco però incompleto; e che lo sia lo si ricava dal fatto che almeno un altro paio di scuole – elementari – sono risultate inquinate, e lo si è scoperto solo dopo che i genitori degli alunni hanno fatto fare autonomamente delle perizie. Scuole che non sono comprese nell’elenco del Comune. Del resto sono gli stessi esperti dell’amministrazione ad ammettere che è necessaria una mappatura, un censimento; e che al momento nessuno sa dire quali siano gli edifici a rischio e quelli “sicuri”. Il guaio è che non è solo una situazione milanese o lombarda: è un problema che riguarda tutte le regioni, e coinvolge direttamente migliaia di persone: studenti, insegnanti, lavoratori della scuola. Qualcosa, forse, chissà, comincia a muoversi. Spronata da una campagna del “Messaggero”, che ha pubblicato una dettagliata inchiesta sulle scuole romane inquinate da Eternit, il ministro Gelmini ha promesso che in autunno comincerà la bonifica. Vedremo. Silenzio invece dai ministri della Sanità e dell’Ambiente. Forse per loro il problema non è un problema. Nelle scuole, ma non solo. L’amianto è stato messo al bando nel 1992, ma per esempio le navi militari con amianto, dai macchinari alle tubature alle cabine, sono state messe in disarmo solo cinque anni fa. Il Cocer Marina, la rappresentanza sindacale interna, parla di almeno 250 militari morti in conseguenza dell’esposizione all’amianto. Il 17 settembre scorso il Giudice per le Indagini Preliminari di Padova ha rinviato a giudizio sei ammiragli e due generali. L’accusa è di omicidio colposo; e alla fine di agosto del 2009 il ministero della Difesa ha di fatto riconosciuto l’esistenza del problema, perché ha risarcito i famigliari di due vittime dell’amianto, elargendo loro, con la formula della transazione, 800 mila euro per la morte di un sottoufficiale, e 850 mila euro per quella di un capitano di vascello. E chissà perché la vita di un sottoufficiale vale 50mila euro in meno di quella di un capitano…

 

Campania
EMERGENZA BAGNOLI

Bagnoli: con i suoi 157mila metri cubi, è tra le più vaste filiali italiane dell’Eternit. In tutta l’area Flegrea “c’è una situazione di terrore, perché pur essendo Bagnoli chiusa dal 1986, il picco delle malattie è previsto per il 2011”, dice il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino. Il direttore del servizio di medicina preventiva dell’azienda ospedaliera Monaldi Gerardo Cannella, denuncia che l’incidenza del mesotelioma pleurico, tumore-spia dell’amianto, supera il 50-70 per cento rispetto alla media, i picchi nei quartieri di Pianura-Soccavo, Fuorigrotta-Bagnoli, Barra- Ponticelli. Il rischio di contrarre il mesotelioma pleurico non è solo lavorativo, ma “abitativo”, cioé legato al territorio di residenza. “È il risultato”, dice il professor Antonio Mariella, tossicologo dell’ospedale Pascale, “di forsennati ritardi e omissioni di un autentico disastro ambientale sinora negato”.

Torino
AD AUTUNNO IL MAXI-PROCESSO ETERNIT

Riprenderà in autunno a Torino, il maxi-processo Eternit: una vicenda mostruosa, di cui si parla poco, e comunque non come sarebbe giusto e necessario. Il processo riguarda i casi di morte e di malattia provocati dall’amianto lavorato a Casalmonferrato e Cavagnolo, in Piemonte; Bagnoli in Campania; Rubiera in Emilia. Un problema enorme, colpevolmente taciuto per anni. La legge vieta la produzione dell’amianto dal 1992, ma la fibra continua a uccidere, e i fondi per le bonifiche vengono erogati con il contagocce. Le dimensioni di questo crimine, consumato ai danni della collettività, è in alcune cifre: le morti provocate dall’esposizione all’amianto oscillano tra le duemila e le quattromila ogni anno. Gli esperti segnalano che a partire da quest’anno si potrebbe registrare un picco di decessi dovuti all’esposizione indiretta, perché tra gli ammalati ci sono anche lavoratori entrati in contatto con la fibra senza saperlo. In base ai dati raccolti, ci sono oltre novemila casi di mesotelioma maligno: il 70 per cento dei casi presenta un’esposizione “professionale”, il 4,5 per cento “familiare”, il 4,7 per cento ambientale; per il restante 21 per cento, semplicemente “non si sa”.

Giovedì, 2 settembre, 2010 - 13:20

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