La bioetica di Dylan Dog

 l numero 280 di Dylan Dog ha un titolo più forte del solito, Mater Morbi. Questa volta l´indagatore dell´incubo, si ritrova moribondo a causa di una malattia sconosciuta. Al suo capezzale due medici: uno che vuole mantenerlo in vita ad ogni costo e l´altro mosso a pietà, vorrebbe portare sollievo alla sofferenza staccando il respiratore che lo tiene in vita. La storia scritta da Roberto Recchioni ha acceso il dibattito politico. La nota editoriale ci avverte che è una specie di "diario autobiografico" quello che Recchioni, nella sua vita di "diversamente sano" ha dovuto affrontare, ma anche "la storia che in tutta la sua carriera gli è costata più sofferenza". Il sottosegretario Eugenia Roccella, ha commentato: Ambiguo difendere l´eutanasia come atto di pietà, gli intellettuali dovrebbero chiedersi: perché inseguiamo il mito del corpo sano e della perfezione e rifiutiamo la malattia e la sofferenza? Non è vero quel che dice Dylan Dog: "C´è stato un tempo in cui ero un uomo...". Anche malati, anche sofferenti si è uomini. Le risponde la deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni: "A differenza della sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella, ho letto "Mater morbi" . Secondo la parlamentare si tratta di una storia che con grande delicatezza, senza pregiudizio o paraocchi ideologici affronta questioni cruciali con cui ognuno di noi è chiamato a fare i conti; una storia laica di tolleranza e rispetto, altro che ambiguità, mito del corpo sano e della perfezione, e rifiuto della malattia e della sofferenza, come ipotizza la sottosegretaria Roccella, che parla del lavoro di Recchioni ammettendo di non conoscerlo. Non è la prima volta, e non solo nella collana di Dylan Dog, che si affrontano tematiche sociali "pesanti", sia pure con la caratteristica "leggerezza" del fumetto e dell´ "avventura". E´ cosa meritoria, che va riconosciuta. La casa editrice ringrazia Recchioni per aver trovato la forza e il coraggio di scrivere la "sua" storia. Mi unisco a questo "grazie", e lo estendo alla Bonelli editore che l´ha pubblicata.

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 13:53

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