Laicità made in Francia

L’inerzia laica della politica italiana

di Elettra Filardo

A differenza dei cugini d’oltralpe, sempre impegnati nella riflessione su temi etici, la nostra politica soffre di una stasi, dettata anche dall’ombra nera della Chiesa Cattolica.

Amato: “Nessuno poteva immaginarlo, ma su queste tematiche si rimpiange la vecchia DC”

“Nessuno poteva immaginarlo, ma su queste tematiche si rimpiange la vecchia DC”. Così, Giuliano Amato ha esordito nel suo intervento al sedicesimo “Rendez-vous di Palazzo Farnese”, promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia il 22 giugno. Come dare torto all’ex-presidente del Consiglio, che giustamente ha sottolineato l’impasse della politica italiana di fronte alle grandi sfide che quotidianamente contrappongono etica e laicità. Uno stallo sostanzialmente dovuto all’atteggiamento dei principali partiti politici italiani, di destra e di sinistra, che fanno a gara per accogliere e soddisfare i dettami della Chiesa Cattolica. Il risultato di questo anomala competizione “è lo scollamento tra le esigenze delle società civile e il comportamento della classe politica”. Sulla stessa linea l’intervento di Massimo Teodori, Professore universitario di storia e moderatore della conferenza. Il Professore ha sottolineato il grave arretramento subito dalla laicità, in quanto valore, in questa seconda Repubblica italiana. Le ragioni di tale marcia a passo di gambero sono, secondo Teodori, sostanzialmente tre: la scomparsa di un partito unico dei cattolici; la nascita di un finto bipolarismo che, in entrambi i poli, punta alla conquista del voto cattolico; l’attivismo politico della Conferenza episcopale che dal 1993, sotto la guida del Cardinale Ruini, è intervenuta in modo sistematico in tutte le questioni politiche italiane, peraltro con grande successo, basti pensare al fallimento del referendum sulla procreazione assistita. Il dibattito è stato arricchito dagli interventi di Renoix de Saint Marc, membro del Consiglio Costituzionale francese, e di Jean Baubérot, docente di Storia delle religioni. Quest’ultimo ha rilevato, a differenza dell’Italia, la secolare attenzione della Francia nei confronti di tutti gli aspetti relativi alla laicità come vero e proprio valore non solo da difendere, ma anche da adeguare all’evoluzione della società civile. A tal proposito, Baubérot – già membro, nel 2003, della Commissione Stasi, nata per verificare le modalità di applicazione della laicità nella Repubblica francese – ha citato, tra l’altro, il divieto di simboli religiosi nei luoghi pubblici francesi. Giuliano Amato si è mostrato perplesso nei confronti di questi divieti tout court in nome della laicità: “se vietiamo il velo nelle scuole pubbliche italiane dovremmo, allora, vietare l’ingresso anche alle suore?”. Amato ha proseguito ribadendo la complessità di tutti gli aspetti relativi al rapporto tra etica e laicità: “essere a favore del velo, ad esempio, non significa essere a favore del burqa che rappresenta l’espressione delle sottomissione della donna!”. Riecheggiano, a tal proposito, le parole espresse in questi ultimi giorni da Nicolas Sarkozy che ha annunciato una legge proprio contro il burqa che “non rappresenta un problema religioso, ma di libertà”.
Infine, non poteva mancare un accenno al caso Englaro. Giuliano Amato ha tenuto a sottolineare la sua visione complessa del fenomeno, ma pur citando Habermas – “è sbagliato pretendere di tener fuori la sfera religiosa da quella pubblica”- ha espresso il suo avvilimento personale per la logica manichea che ha caratterizzato il dibattito politico italiano in relazione al caso Englaro: “sostenere che l’alimentazione e l’idratazione assistita non siano dei trattamenti medici, è come dire che due più due fa cinque”.

 

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 16:36

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