L’Europa norma l’Italia disattende

di Donatella Poretti

 Le lobby della caccia “impongono” leggi nazionali e regionali a favore dei bracconieri. Dall’altra parte, però, l’Unione limita e restringe questa attività.

Secondo Eurispes, nelle nostre case ci sarebbero circa 15 milioni di esemplari di pesci rossi e d'acquario, seguiti dagli uccelli con più di 8 milioni, più di 7 milioni di gatti e 6,5 milioni di cani.



Accade che le Regioni fanno gare al ribasso per il mantenimento degli animali come si trattasse di spazzatura da riciclare e non esseri senzienti da accudire.


La legislazione italiana in materia di animali e' articolata e ripartita per diversi settori. Del resto esistono animali da compagnia, animali da lavoro, animali da mangiare. Approcci diversi per esseri ormai riconosciuti come senzienti, mentre ancora si dibatte se riconoscere loro tutele e difese o arrivare a parlare di veri e propri diritti. L'animale può far valere un suo diritto oppure deve ricorrere all'uomo che glielo ha riconosciuto, oppure, trattandosi di diritti naturali, e' esigibile di fatto? Ma allora perché si chiama ancora proprietario chi decide di convivere con un animale?
Scendendo nel concreto della vita quotidiana, in una società non più contadina, quando si parla di animali vengono subito in mente cani, gatti e altri animali domestici sempre più presenti nelle nostre case. Secondo Eurispes, infatti, in Italia ci sarebbero circa 15 milioni di esemplari di pesci rossi e d'acquario, seguiti dagli uccelli con più di 8 milioni, più di 7 milioni di gatti e 6,5 milioni di cani. Ecco allora le leggi e le campagne che cercano di limitare i fenomeni ancora troppo importanti dell'abbandono e del randagismo, dai provvedimenti sui micro chip ai controlli sulle gestioni dei canili, dalle richieste di abbattere l'iva sui prodotti per animali fino al riconoscimento della mutua per il veterinario, dai provvedimenti per cercare di rendere praticabili tutti i luoghi pubblici e anche i mezzi di trasporto agli amici a 4 zampe alla responsabilizzazione dei proprietari nell'acquisto di un cane ( razza e tipo di vita che si prospetta), fino all'attenzione che dovremmo riservare a certi tipi di razze, create sofferenti dall'uomo per soli motivi estetici come in certi interventi su code e orecchie banditi in quasi tutti i Paesi.

 

Accanto a questi animali che vivono un po' da privilegiati ci sono anche gli animali da lavoro, quelli usati sempre più spesso e con successo nelle pet therapy, quelli utilizzati per cacciare altri animali, ma anche quelli usati ancora nei circhi e come pure nei laboratori per la ricerca scientifica. Queste attività in parte potrebbero essere già loro risparmiate: per i circhi basterebbe seguire l'ultimo esempio britannico e vietare le esibizioni di animali. La cultura e la tradizione circense non ne risentirebbe, e ne guadagnerebbe l'approccio con i bambini.
Anche gli animali usati nei laboratori in gran parte potrebbero essere sostituiti con successo da cellule e campioni di tessuti in vitro su cui testare non solo profumi e prodotti per la cura estetica ma anche farmaci e terapie. Sappiamo che spesso i risultati sugli animali non sono attendibili. E allora perché lasciare quelle cavie quando si può saltare un passaggio e verificare direttamente sull'uomo ora che si possono prendere campioni e cellule staminali su cui fare le verifiche di tossicità e reazione? Si chiamano metodi alternativi, certo c'e' bisogno di modificare l'organizzazione dei laboratori. Anche l'Europa ci indica questa come strada da seguire.
Alcuni animali, inoltre, vengono usati per cacciarne altri. Essendo in un epoca in cui l'uomo non deve più procacciarsi cibo o difendersi dall'attacco di animali selvatici, l'attività della caccia riceve molte attenzioni dalle leggi che la disciplinano a livello nazionale e regionale, mentre direttive europee la limitano e restringono sempre di più. E così l'Italia accumula una serie di condanne dalla Corte di Giustizia europea. Un'attività e un fenomeno che per quanto sia in via di estinzione (cacciatori sempre di meno e sempre più anziani) ancora e' molto forte come lobby. Tanto da arrivare a proporre alle scuole iniziative, in alcuni casi realizzate, in altre bloccate in extremis, in cui sono i cacciatori che dovrebbero insegnare ai bambini il rispetto della natura e degli animali. Una sorta di mondo al contrario in cui chi uccide per divertimento, il carnefice, insegna l'amore per la sua vittima.
Ma se l'uomo non ha la necessità di cibarsi più di cacciagione, come onnivoro continua a nutrirsi di animali, cresciuti sempre di più in allevamenti intensivi, in cui lo stress della loro vita, e in alcuni casi anche della morte, non può non riversarsi anche su quel cibo e su chi lo mangia. Ecco il perché di direttive europee, recepite a livello nazionale, che mirano sempre di più al benessere degli animali da allevamento. Come si trova scritto nelle uova in maniera chiara e leggibile, anche la fettina e il petto di pollo dovrebbero raccontare al consumatore com'e' cresciuto quell'animale per indurre sempre di più in scelte responsabili e anche sane.
Su tutte queste materie l'Italia ha delle leggi che sulla carta in alcuni casi sono perfino all'avanguardia, poi come succede spesso al nostro Paese, la norma non la si applica e in alcuni casi la si viola palesemente. Valga un esempio: la legge sul randagismo prevedeva l'istituzione dei canili come momento di passaggio per la vita di un cane, per andare verso una nuova famiglia che l'ospitasse, invece in alcune Regioni sono diventati luoghi di malaffare nelle mani della criminalità organizzata, in altri luoghi per farci i soldi. Accade che le Regioni fanno gare al ribasso per il mantenimento degli animali come si trattasse di spazzatura da riciclare e non esseri senzienti da accudire.
Alla Camera e' partita in Commissione Affari Sociali fin dall'avvio della legislatura la revisione delle leggi sugli animali d'affezione; un accordo trasversale ha creato i presupposti perché il Senato recepisca quel lavoro nell'ottica di rendere più cogente il rispetto della norma.
Tanti spunti e tanti approcci, e anche chi non ha un animale in casa e non ne apprezza la compagnia, dovra' ammetterne l'influenza nella societa' e il collegamento tra il benessere animale e quello dell'uomo.

Martedì, 26 luglio, 2011 - 12:55

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