L’embrione non è persona

di Maria Antonietta Farina Coscioni

 Dal 2004, anno in cui è stata approvata la legge sulla fecondazione assistita, si è iniziato a parlare della mostruosità giuridica di questa legge, e sono stati via via individuati tutti gli effetti prodotti e indesiderati.

 

In questi ultimi mesi però si è parlato e ci sono anche delle proposte di legge che vogliono l’adottabilità dell’embrione. Si tratta di una posizione che questo Governo potrebbe tenere. Noi non ne abbiamo mai parlato e dobbiamo, anzi, opporci fortemente alla posizione che vede e che utilizza questo termine perché non sono sfumature lessicali, come la distinzione che c’è tra l’adozione e la donazione dell’ embrione, cioè  l’adottabilità che va ad incidere sulla sfera della soggettività giuridica e, quindi, guai ad introdurre un concetto di questo tipo e a privilegiare questa forma di amore. Ci si nasconde utilizzando questa terminologia:  gli embrioni abbandonati possono essere dati in adozione; invece noi rivendichiamo un no all’ adottabilità dell’ embrione e  un sì alla donazione degli embrioni in sovrannumero alla ricerca oppure ad altre coppie. Questo significa dire sì alla revisione profonda della legge 40.

Il concetto dell’adottabilità  e quindi dell’inserimento del concepito all’interno del quoziente familiare è cosa vecchia: ricordiamo Ferrara e il suo partitino che ci ha fatto anche una campagna elettorale per dire come, al numero dei membri della famiglia sia da aggiungersi anche quello del concepito. Proprio qui, in questa differenza, si coglie  la disuguaglianza che esiste nel trattare allo stesso modo due situazioni diverse: l’embrione e la persona.

 

Io credo che se avevamo qualche speranza nelle parole che erano arrivate dal presidente della Camera Gianfranco Fini durante il dibattito sul caso Englaro in merito alla legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, queste speranze stiano venendo meno, perché credo che l’alleanza Fini, Casini, Rutelli dissolva le buone intenzioni che c’erano in quel dibattito.

 

Vorrei poi capire perché quando si tratta di tecniche di inizio vita l’utilizzo della tecnica medica viene considerato un abuso ( si può procreare solamente attraverso un rapporto sessuale naturale, mentre non si può ricorrere alla tecnica medica per poter superare situazioni di salute), invece nel momento della morte, nel momento del fine vita, quella stessa tecnica viene, al contrario,  considerata quasi un obbligo  per protrarre il tempo della morte. Ecco perché credo che da parte nostra continueremo a  fare quella lotta dell’amore contro il sadismo che caratterizza una parte imponente della classe politica attuale e non solo.

(stralcio dell’intervento al convegno della deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni)

Giovedì, 3 Febbraio, 2011 - 13:28

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