Carabinieri irrompono nella casa del dirigente dell’Associazione Luca Coscioni Andrea Trisciuoglio, malato di sclerosi multipla. Colpevole di curarsi con “l’erba proibita” 

Io, perquisito per una cura

di Valentina Stella

Cannabis teraupetica

 

L a mattina del 29 giugno, cinque carabinieri irrompono in casa di Andrea Trisciuoglio e la perquisiscono. Trovano il Bediol e lo conducono in caserma notificandogli un avviso di garanzia per l' indagine in corso, in base all’articolo 73 del decreto 309-90 sulla coltivazione o detenzione a fine di spaccio di stupefacenti.. La vicenda nasce dalla procura di Merano, nell’ambito di un’indagine riguardante un sito internet che commercializza semi di canapa indiana e altro materiale per la coltivazione delle piantine. Alla procura di Foggia è poi giunto un elenco con ventitre nomi di persone da perquisire, tra cui Trisciuoglio.
Andrea vuoi raccontarci cosa è accaduto quella mattina del 29 giugno? Alle 7.00, cinque carabinieri sono venuti a svegliarmi con un mandato di perquisizione perché in cerca di sostanze stupefacenti. Come hai reagito tu e soprattutto la tua famiglia all’arrivo dei carabinieri? Incredulità. Sembrava un brutto sogno. In sedici mesi di vita del bambino non l’ho mai svegliato. L’hanno fatto loro.
 Hai spiegato loro la tua situazione clinica? Quando mi hanno detto che avevano un mandato di perquisizione perché convinti che possedessi cannabis non ho capito subitissimo a cosa si riferivano e ho mostrato loro il mio farmaco cannabinoide (Bediol) fornitomi dall’ospedale, che utilizzo per contrastare molti sintomi della mia sclerosi multipla.
 I carabinieri hanno sostenuto di non sapere della tua malattia. Tu credi della loro ‘buona fede? Assolutamente si. Erano mortificati per la mia situazione. L’aver visto la sedia a rotelle li ha mortificati ancor di più, ma dovevano compiere ciò che era stato ordinato loro di fare. Sei stato condotto in caserma? Di cosa ti hanno accusato? Alla fine della perquisizione della casa, del box, della mia autovettura mi hanno portato in caserma per verbalizzare il tutto. Mi hanno indagato per l’art. 73 del dpr 309/90: detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti
Il fascicolo su di te è ancora aperto o le accuse sono cadute? Il mio caso è stato prontamente archiviato, non sono mai state formulate accuse di alcun genere. 
Tu hai mai acquistato qualcosa sul sito ‘incriminato’? Certo, ma materiale assolutamente legale, come lo sono i semi di canapa
È vero che hai ricevuto una telefonata dal sottosegretario Giovanardi? L’altro giorno ricevo la sua telefonata sul mio cellulare e mi dice che mi chiama per esprimermi solidarietà per quanto mi è accaduto. Continuava la comunicazione con una serie di inesattezze: mi dice che accedere alla cannabis terapeutica è semplicissimo ed io gli ribatto che non è propriamente come lui dice e me lo dimostrano anche le decine di telefonate che ricevo quotidianamente da pazienti che non sanno come fruire dei farmaci cannabinoidi. Secondo, mi dice che il problema è che qui in Italia mancano centri di sperimentazione ed io ribatto nuovamente che stiamo parlando appunto di una terapia, riconosciuta da anni anche in Italia ed inserita nella tabella II B delle sostanze prescrivibili, non di una nuova molecola da sperimentare. I centri per la cura ci sono già, e sono gli ospedali. A Rovigo, inoltre, c'è un centro d'eccellenza dell'ENTE CRA-ISCI dove si produce canapa ma è vietato fare commercio di questo materiale; si può fare solo sperimentazione a fini di ricerca: è per questo che annualmente la mia medicina viene bruciata, con relativo aggravio dei costi per il Servizio Sanitario che deve importare il farmaco equivalente dall'Olanda (uno dei controsensi della politica italiana). 
Come si è conclusa la conversazione? Quando ha appurato che non potevo essere un suo elettore ha chiuso frettolosamente il telefono dicendomi nuovamente comunque che voleva esprimermi solidarietà.
 Tu sei un radicale e i radicali hanno sempre combattuto e continuano a farlo per la legalizzazione della marijuana. Qual è il tuo impegno per questa battaglia? Si, io sono Radicale e se gli inquirenti l’avessero saputo avrebbero anche saputo che noi Radicali da sempre ci battiamo per la legalità e se avessimo compiuto un’illegalità ci saremmo autodenunciati o l' avremmo resa pubblica, come la nostra storia insegna e le nostre battaglie richiedono.
 Vuoi aggiungere altro? C’è ancora tantissimo da fare, è assurdo criminalizzare malati che vogliono solo soffrire meno e vivere meglio in salute, senza dar fastidio a nessuno. Probabilmente se non avessi ricevuto legalmente il mio farmaco avrei coltivato anch' io, come tanti altri malati, la mia medicina. Perché naturalmente non ci tenevo minimamente a finanziare la criminalità organizzata approvvigionandomi al mercato nero, né potevo attendere senza far nulla che il mio corpo continuasse ad invalidarsi, rinunciando ad una terapia nel mio caso così efficace. La lotta per la cannabis terapeutica, insieme ai tanti malati che come me ne hanno bisogno, è la mia battaglia che, da radicale, con l’Associazione Luca Coscioni porteremo avanti senza farci intimidire. Criminalizzare l’uso terapeutico di una pianta è proprio di uno stato etico e ascientifico, non di uno stato di diritto.   
Lunedì, 9 agosto, 2010 - 16:19

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