Interruzione di gravidanza: meno dolore con la RU486

di m.parachini

L’Agenzia del farmaco ha autorizzato il mifepristone, anche con l’indicazione dell’aborto terapeutico del secondo trimestre ma in pratica ancora non è utilizzato

In un coraggioso articolo apparso un mese fa su Gli Altri dal titolo “Abortirai con dolore. Le mie 100 ore di strazio tra leggi e obiettori”, Monica Micheli ha raccontato la sua lunga e dolorosa esperienza di paziente sottopostasi ad un aborto terapeutico nel secondo trimestre. L’intervento si è svolto nell’ospedale romano in cui lavoro, e ovviamente Monica non mi aveva detto di essere una giornalista. Leggere il suo lucido racconto (www.glialtrionline.it/home/2010/04/10/%C2%ABabor tirai-con-dolore%C2%BB-le-mie-100-ore-di-strazio-traleggi- e-obiettori/) ha accentuato ancora una volta il mio senso di rabbia e frustrazione, da medico, da donna e da cittadina di questo paese per non avere ancora a disposizione uno strumento terapeutico raccomandato da tutte le più importanti linee guida in materia.

Gli aborti del secondo trimestre rappresentano il 10-15% di tutte le interruzioni volontarie della gravidanza (IVG) nel mondo, ma sono responsabili dei due terzi di tutte le maggiori complicazioni legate all’aborto. La scelta del metodo nelle IVG del II trimestre è un tema ampiamente dibattuto dagli operatori , con accenti molto accaniti. Le procedure utilizzate possono essere chirurgiche o farmacologiche. Tra le prime, la D&S (Dilatazione & Svuotamento) consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l'uso di dilatatori osmotici o meccanici seguita dalla rimozione del feto per via meccanica. Vengono poi aspirati il liquido amniotico ,la placenta e i suoi annessi. Sebbene le evidenze scientifiche dimostrino la superiorità di tale metodo, esso non viene proposto universalmente. In effetti questa procedura è preferita dalla maggior parte delle donne; l’utero nel secondo trimestre è meno sensibile all’azione dei farmaci, con una maggior efficacia e sicurezza della D&S rispetto all’induzione medica.

Infine il principio etico di assicurare il beneficio del paziente, in autonomia e rispetto della verità richiederebbe che tale procedura fosse proposta routinariamente alle pazienti. In molte parti del mondo, Italia compresa, è disponibile unicamente l’induzione farmacologica di un parto abortivo. Le cause di questo atteggiamento sono molteplici : mancanza di conoscenza, carenza di training e di strumentazione e/o assenza di motivazione da parte dell’operatore. Quest’ultima rappresenterebbe il maggior ostacolo, e vi è chi contesta come una decisione chirurgica possa dipendere da un atteggiamento “estetico”. Tuttavia negli ultimi anni i metodi farmacologici per l’induzione dell’ aborto nel II trimestre sono migliorati notevolmente rendendoli sicuri ed accessibili. In effetti le donne in passato hanno usato vari tipi di erbe, irrigazioni vaginali e purganti di dubbia efficacia per interrompere una gravidanza indesiderata.

Alcuni di questi metodi, elencati dall’ OMS nella lista di farmaci superati, sono ancora in uso, per esempio in India e in Cina, e provocano un lungo travaglio, una lunga degenza e la necessità di un raschiamento alla fine della procedura. Attualmente lo schema farmacologico più sicuro ed efficace nel secondo trimestre (13-24 settimane di gestazione) è il regime combinato mifepristone (RU486) seguito da analoghi di prostaglandine, come raccomandato dalla OMS e dal RCOG (Royal College of Obstetricians and Gynaecologists). Le prostaglandine maggiormente utilizzate sono il misoprostolo (Cytotec®) e il gemeprost (Cervidil®). L’uso del solo gemeprost per via vaginale (il metodo usato attualmente in molti ospedali italiani), senza premedicalizzazione con il mifepristone, ha un tasso di successo del 88-95%, ma una durata dell’induzione dell’aborto molto maggiore rispetto al regime combinato.

Il pre-trattamento con il mifepristone aumenta il tasso di efficacia nelle 24 ore dal 72% al 95%. Il tempo tra l’inizio dell’induzione e l’aborto si riduce da 15.7 ore a 6.6 ore, così come si riduce la dose necessaria di prostaglandine (=meno dolore). Nel mese di luglio 2009 l’AIFA ha autorizzato l’immissione in commercio del mifepristone, anche con l’indicazione dell’aborto terapeutico del secondo trimestre. In teoria quindi abbiamo fatto un passo avanti (ci sono voluti solo 22 anni). Ma nella pratica, quanto tempo dobbiamo ancora aspettare per far sentire meno dolore alle nostre pazienti?

 

*Mirella Parachini Medico specialista in Ostetricia e Ginecologia, attualmente lavora presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma. Nel 2000 è entrata a far parte della organizzazione internazionale FIAPAC (Federazione Internazionale degli operatori di aborto e contraccezione). È membro di direzione dell’Associazione Luca Coscioni

Lunedì, 14 giugno, 2010 - 13:22

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