Il valore della ricerca: l'esempio della Spagna

Elena Cattaneo

La ricerca scientifica non è solo un bene comune irrinunciabile, ma – attraverso i meccanismi di libero confronto che la caratterizzano - uno strumento attraverso il quale diventare “cittadini migliori di una nazione allargata”. Questo l’obiettivo per il futuro che Europa e Stati membri devono porsi.

Il valore della ricerca va ben oltre i risultati che produce: è la possibilità che abbiamo di proporre idee che saranno valutate attraverso il vaglio rigoroso della scienza, del balcone di laboratorio. E' la possibilità di criticarci, di confrontarci

Il valore della ricerca: l’esempio della Spagna
La percezione della grossa forza dell’Europa ci dà una speranza su cui contare per poter arrivare ad usare le nostre vite e le nostre capacità per il bene comune. Il bene comune include conoscenza e speranza per malattie come quelle menzionate questa mattina.
Quando ho cominciato a fare questo lavoro, quello di ricercatore, sono ricercatore da vent'anni, da quando ero all'Università di Milano, me ne sono chiaramente innamorata. Tuttavia, non avevo ancora compreso quanto questo lavoro fosse sinonimo di libertà, e devo dire che ora che l'ho capito, mi è anche chiaro perché non posso più farne a meno. Il valore della ricerca, infatti, va ben oltre i risultati che produce: é la possibilità che abbiamo di proporre idee che saranno valutate attraverso il vaglio rigoroso della scienza, del bancone di laboratorio. È la possibilità di criticarci, di confrontarci. Questo è per me il significato della libertà, la libertà di cui penso non possiamo e non dobbiamo fare a meno.
Proprio per questo motivo é particolarmente interessante introdurre il primo speaker di questa sessione, Bernard Soria, ricercatore e attualmente Ministro della Salute in Spagna.
Devo dire che da ricercatore italiano, che vive al sud delle Alpi, guardo con entusiasmo alla situazione spagnola, che si distingue per una ricerca rigogliosa, un governo attento, e procedure che vengono costantemente implementate. Tra i tanti aspetti che impressionano positivamente é che davanti alla domanda sul funzionamento dell'amministrazione della scienza in Spagna, delle loro Agenzie, dell'ANEP (che é l'Agenzia Spagnola che valuta buona parte dei progetti di ricerca), dei metodi di erogazione dei finanziamenti pubblici - che é un grave problema in un Paese come l'Italia - i colleghi ricercatori spagnoli rispondono di esserne orgogliosi. Mi chiedo sempre perché non possiamo anche noi arrivare ad essere altrettanto orgogliosi. Credo che questo arrivare a considerare la scienza non solo come un bene comune ma come uno strumento per essere cittadini migliori di una nazione allargata, debba diventare un obiettivo dell'Europa e di Paesi che vedo molto indietro, come l'Italia.

 

Il problema di mistificazione nelle questioni della ricerca scientifica in Italia. L’importanza di una chiara e diffusa informazione.
Al tempo in cui stavano accadendo molte di queste cose, io ero vice-presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, che poi ho lasciato. Molti fatti avvenuti in Inghilterra ed affrontati in maniera così razionale, profonda, logica, a tutto campo, e passo dopo passo, venivano invece rappresentate in quel comitato in termini molto diversi. Mi ricordo in particolare la situazione riguardante la donazione degli oociti. Quando il governo inglese prese posizione, nel comitato si é lavorato per mesi per preparare una mozione di condanna alla commercializzazione degli oociti, commercializzazione che però nessuno aveva proposto in Inghilterra e che non era certamente un problema dell'Italia. Questa é stata anche una delle ragioni per cui ho lasciato il comitato; si è trattato infatti di un problema di mistificazione che si ricollega a quanto detto da Marco a proposito dell'informazione, che non riguarda soltanto i giornali, ma anche la tendenza di alcune persone a distorcere la realtà dei fatti. Penso che il problema stia nel fatto che davanti a questo ribaltamento continuo dell'informazione, molto spesso la comunità scientifica fatica a reagire, ma è chiaro che non si può tacere.
Un secondo punto che vorrei toccare riguarda il caso citato da Cossu nel suo precedente intervento: la grave situazione del ragazzo israeliano che dopo un trapianto di cellule in Russia ha sviluppato tumori. Recentemente, negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration ha dato la sua approvazione alla Geron per un trial clinico che utilizza le cellule staminali embrionali umane nelle lesioni spinali. La mia domanda come scienziato davanti a quest'assemblea è: "Siamo veramente pronti, quali sono le evidenze?". Questa sperimentazione mi preoccupa, così come mi preoccupa quanto è avvenuto in Russia. In entrambi i casi non sappiamo quali siano i protocolli, quali siano le caratteristiche delle cellule usate, mentre la grande forza della scienza sta proprio nel fatto che le informazioni sono pubbliche e a disposizione di tutti. Questa è la ragione per cui credo sia importante che le nazioni mantengano il finanziamento pubblico di queste ricerche sulle cellule staminali.

 

Giovedì, 10 settembre, 2009 - 13:08

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