Un libro di Alberto Statera

"Il Termitaio"

di Carlo Troilo

Alberto Statera è un giornalista con un curriculum impressionante: ha lavorato all’”Espresso” come capo della redazione economica e alla “Stampa” e ha diretto cinque dei quotidiani del gruppo Espresso. Da qualche anno, come editorialista di “Repubblica”, ha girato l’Italia in lungo e in largo denunciando la corruzione dilagante nel Paese. Nel suo ultimo libro (“Il termitaio”, Rizzoli, 17 euro), Statera scrive che “oggi che il federalismo è diventato il nuovo mantra conviene guardare alla periferia per misurare l’estensione del degrado italiano, dalla Milano dell’Expo al Molise del giovane Di Pietro. Lì appare in tutta la sua evidenza, a destra come e sinistra, la questione immorale, l’essenza di un paese alla deriva. E’ lì che domina un’altra casta, che viene ancor prima della politica e che anzi manipola e corrompe a piacimento i politici. E’ la nuova razza padrona (“Razza padrona” era il titolo di un famoso libro di Scalfari e Turani), i signori degli appalti che delle aste e dei concorsi truccati hanno fatto una scienza: un intreccio di cemento, finanza e banche”. Statera racconta in particolare, in modo vivace ed ironico, la storia di Alfredo Romeo, l’imprenditore campano al centro della bufera che ha riaperto la questione morale nel PD, mentre le sue società gestiscono, fra le altre cose, il patrimonio immobiliare di città come Napoli, Roma, Milano e Venezia. Ce n’è per tutti: i sindaci delle principali città (a Roma Rutelli e Veltroni non sono trattati meglio di Alemanno), i grandi costruttori (a partire da Caltagirone e Ligresti), i potenti banchieri (Cesare Geronzi, oggi al vertice di Mediobanca, al posto che fu di Enrico Cuccia, dopo essere stato “cacciato da Capitalia con una buonuscita di circa 60 milioni di euro”). Particolarmente impressionanti le notizie sulla futura cementificazione di Roma (“da Bufalotta a Malafede, una distesa di cemento grande come dieci volte Parigi”). Non meno impressionanti le notizie sulle operazioni “imprenditoriali” degli enti locali, ai quali fa capo una miriade di società più o meno disastrare, tale da far rimpiangere perfino le Partecipazioni Statali dei tempi peggiori. L’episodio forse più sconcertante riguarda il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, astro sorgente del Partito Democratico: nel 2004 Penati compra da un altro grande costruttore, Marcellino Gavio, il 15% del pacchetto azionario della società autostradale “Serravalle”, “a 8,93 euro per azione. Diciotto mesi prima, Gavio aveva comprato le stesse azioni a 2,9. Plusvalenza 179 milioni di euro, dieci milioni al mese”. L’epilogo del libro è molto amaro. “La corruzione <bipartisan>, scrive Statera, ci ha portati ad essere il paese più corrotto d’Europa, secondo l’organizzazione non governativa Transparency International”. Ed è raro che qualcuno paghi nel nostro paese: come ha osservato Gustavo Zagrebelsky, “tra condoni, indulti, norme che accorciano i tempi di prescrizione, è praticamente impossibile arrivare a sentenze di condanna e poi alla loro esecuzione”. E in futuro ci attende la “legge libera tutti sul mattone”, fortemente voluta dall’ex palazzinaro che oggi presiede il nostro governo.

Martedì, 6 ottobre, 2009 - 17:03

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