Il Papa, una figura tragica in lotta contro se stesso

di angiolo bandinelli

 L’apertura sul preservativo, la campagna contro la pedofilia ecclesiastica,  i cambiamenti ai vertici della “Propaganda Fide” e la riforma dello IOR hanno diffuso la sensazione che Papa Benedetto XVI tenga fermamente la barra delle grandi riforme. Difficile, per un laico, dare un giudizio su queste iniziative. Intanto però, a una apertura di credito che gli viene persino da Marco Pannella (il quale ha recentemente detto di attendersi proprio da questo papa novità interessanti) si contrappongono critiche vistose provenienti da settori importanti della chiesa, addirittura da esperti e teologi.

Sull’intera questione abbiamo posto cinque domande a Riccardo Chiaberge, giornalista e scrittore, autore di un libro  (“Lo scisma” – Cattolici senza papa, Longanesi 2009) che è un eccezionale inchiesta nei sotterranei cella chiesa romana.

D. Con la sua presa di posizione sull’uso del preservativo, e con altre iniziative  -- sulla pedofilia,  sulla riforma di  “Propaganda Fide” e IOR - Benedetto XVI sembra assumere il volto di un  riformatore della chiesa. A noi pare tuttavia che queste pur giuste riforme si collochino in una strategia puramente disciplinare che, tenendo anche presenti gli attacchi al Concilio Vaticano II, intendono ricostituire il rigido monopolio papale sull’istituzione-chiesa.

R. Sono sostanzialmente d’accordo sulla conclusione, ma con una diversa accentuazione. Questo Papa, che inizialmente sembrava un Papa restauratore, più passa il tempo e più mi sembra una figura tragica, quasi shakespeariana, quasi uno sdoppiamento di personalità. Sul piano umano suscita una certa simpatia. È come se il Ratzinger Papa fosse perseguitato dal fantasma del Ratzinger cardinale. È come se stesse lottando contro se stesso, per riscattarsi da un passato di omissioni e di connivenze soprattutto per quanto riguarda la pedofilia. E nello stesso tempo lotta con il fantasma del suo predecessore che aveva goduto di una immagine pubblica molto più accattivante e popolare, come una rock star, mentre lui dal punto di vista comunicativo è un disastro, non riesce a comunicare con le masse. Ma di cose negative ne ha commesse molte di più Giovanni Paolo II che non Benedetto XVI, il quale sta cercando di rimediare ad alcuni di questi errori, tra cui la vicenda dei Legionari di Cristo. Detto questo, è vero che la sua azione di moralizzazione si muove all’interno di una logica di restaurazione della disciplina e dei valori tradizionali. Quindi non è un innovatore. Certamente cerca di fare pulizia, di togliere polvere dal volto della chiesa, ma senza cambiare né struttura né dottrina.

D. Come giudica le prese di posizione di importanti teologi e uomini di cultura cattolici contro l’apertura, pur cautissima, di Papa Ratzinger, verso l’uso del preservativo? Sotto le schermaglie che la stampa ha portato alla luce, cosa vogliono significare? E’ vero che ci sono forti correnti – in Curia ma non solo – che già stanno disegnando il profilo del prossimo papa?

R. La congettura può avere qualche fondamento. Certo questa svolta, o spiraglio, sull’uso del preservativo, per quanto sia di un impatto minimo sulla politica della contraccezione è un passo avanti sul piano dottrinale e teologico. Perché se pensiamo alla Humanae Vitae che definiva l’uso di qualsiasi mezzo anticoncezionale intrinsecamente cattivo, preservativo incluso, se pensiamo anche a quello che è scritto nello stesso catechismo, cioè che non è lecito nemmeno per ragioni gravissime fare il male affinché avvenga il bene, allora, visto che c’è in gioco la vita umana, non è più il comandamento degli atti impuri ma è quello non uccidere a prevalere.

È chiaro che, visto che aveva fatto un passo, ne poteva fare due e dire che, oltre che per il prostituto o la prostituta, l’eccezione doveva valere anche per chi non vuole infettare il proprio partner o la propria partner e per tutti quelli che sono di fronte, come in Africa, ad una epidemia di proporzioni bibliche. Che ci siano teologi che persino di fronte un passetto così contenuto sollevano delle obiezioni fa veramente pensare che siano iniziate le grandi manovre, forse un fuoco di sbarramento contro possibili candidature, non diciamo progressiste, ma aperturiste.

 

D. Che impatto potranno avere sui credenti (in Italia, ma non solo) le prese di posizione di Papa Ratzinger sul preservativo ma anche contro la pedofilia clericale? Lei ha parlato di uno “scisma” che si muove sotterraneamente mettendo in dubbio l’autorità papale in settori delicati come la morale sessuale, ecc. Da quando ha scritto il suo libro, è cambiato qualcosa? In quale direzione?

R. Da allora le crepe che avevo individuato nel mondo cattolico sono diventate voragini. La frana è proseguita; pensiamo allo scandalo della pedofilia che, quando ho scritto il libro, era appena iniziato. Pensiamo all’inchiesta su Propaganda Fide, alle indagini sullo Ior. Tutti questi tentativi di correzione di rotta sono risposta ad una ondata di indignazione che ha percorso il mondo cattolico e larghi strati dei fedeli, che si sono sentiti traditi da una chiesa che da un lato copriva gli abusi dei preti pedofili dall’altro speculava sui palazzi di Propaganda Fide, anzi li usava per fare degli scambi con settori politici. C’è un tentativo da parte del Papa di rispondere a questa domanda di rinnovamento. Però c’è una macchina della chiesa che gli rema contro. Chi lo strattona in una direzione, chi in un’altra. Ma la sua figura non passerà alla storia come quella di un coraggioso innovatore.

D. In Italia, lei pensa che sui temi cosiddetti etici si arriverà a costituire un “blocco” anche politico capace di imporre le sue scelte al parlamento e a tutta la società italiana?

R. Ho sfiducia nei confronti di questa classe politica, invertebrata nei confronti delle pressioni del Vaticano, incapace di avere una autonomia di pensiero. Non vedo delle personalità, che anche in campo cattolico, sappiano imporre dei punti di vista autonomi. Qualsiasi legge che verrà fuori sarà un pasticcio, un compromesso mediocre e controproducente. Preferirei nessuna legge piuttosto che una legge che mi impone il sondino di stato. 

Giovedì, 3 Febbraio, 2011 - 13:01

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