Staminali embrionali / USA

Il nuovo inizio di Obama

di Costance Holden

Mentre Veltroni segue la strategia del silenzio sulle questioni “eticamente sensibilI”, la comunità scientifica americana attende con impazienza la svolta annunciata da Obama

I ricercatori statunitensi attendono con impazienza il momento in cui il neo-eletto Barack Obama entrerà in carica e spazzerà via le restrizioni imposte dall’Amministrazione Bush sul finanziamento federale alla ricerca che utilizza cellule staminali embrionali. Gli scienziati del National Institutes of Health (NIH) non fanno mistero del loro ottimismo. “Credo che tutti, qui, siano incredibilmente emozionati a proposito della nuova Amministrazione”, spiega Story Landis, Presidente della task force sulle cellule staminali dell’NIH.

Landis prevede che nonostante il bilancio dell’NIH rimarrà stazionario, più fondi federali saranno indirizzati nella ricerca di base sulle staminali embrionali umane, finanziate quest’anno con 42 milioni di dollari. I bandi saranno altamente competitivi, spiega, perché “vi sono cose incredibilmente promettenti da fare”. A partire dalla direttiva del 9 agosto 2001 di Gorge W. Bush, i ricercatori finanziati a livello federale si sono dovuti limitare a 21 linee di cellule staminali embrionali derivate prima di quella data. Ma non appena Obama interverrà, come ha ripetutamente promesso di fare, gli stessi ricercatori saranno in grado di utilizzare centinaia di linee create a partire da allora. Riprendendo da quanto si era iniziato sotto l’Amministrazione Clinton, l’NIH inizierà la redazione di nuove linee guida su materie quali il consenso informato da parte dei donatori di embrioni dai quali le linee cellulari sono state derivate. È ancora da vedere quante di queste linee sviluppate più recentemente saranno ammesse alla luce di queste nuove linee guida, come pure le modalità di applicazione. Nonostante ciò Kevin Eggan, ricercatore dell’Università di Harvard, prevede che “vi sarà un cambiamento sostanziale quanto al numero di linee cellulari che le persone potranno utilizzare”.

Salteranno quei requisiti, onerosi da rispettare, che servivano per mantenere la ricerca sulle staminali embrionali finanziata a livello federale separata da quella finanziata privatamente e che utilizzava linee cellulari non approvate. Problemi di finanziamento a parte, la ricerca comunque non avanzerà senza restrizioni di sorta. Il Governo non finanzierà la derivazione di nuove linee di cellule staminali embrionali o la pratica della clonazione terapeutica, nota come trasferimento nucleare della cellula somatica. Entrambi sono oltre i limiti a causa del linguaggio utilizzato che impone un veto federale sulla ricerca sugli embrioni. Ci si aspetta che il Congresso ratifichi la nuova politica di Obama approvando ancora una volta la stessa legislazione che Bush ha bloccato due volte. Nessuno però si aspetta che i legislatori provino ad intaccare l’emendamento a doppia firma Dickey-Wicker; gli stessi scienziati, nonostante vogliono essere in grado di utilizzare la tecnica del trasferimento nucleare della cellula somatica, affermano che la ricerca nel settore potrà avanzare anche per altre vie. Per il prossimo futuro, ha dichiarato Morrison, “la mia sensazione è che la ricerca si concentrerà maggiormente sulla riprogrammazione delle cellule staminali adulte”, cioè nel trovare nuove vie per trasformare le cellule della pelle del paziente direttamente in cellule del fegato, per esempio, piuttosto che nell’usare una cellula-uovo per riprogrammarle. Una nuova politica di Obama che allenti i controlli sulle cellule staminali embrionali dovrebbe contribuire ad alimentare attitudini maggiormente realistiche sulla speranza di ottenere cure a partire dalle cellule staminali, afferma Amy Comstock Rick, presidente della Coalizione per l’Avanzamento della Ricerca Medica di Washington DC. Ad un recente incontro ha spiegato: “C’è stato un cambiamento nella comprensione da parte della comunità dei pazienti”. Questi ultimi sono meno inclini ad addossare tutte le difficoltà alle restrizioni imposte da Bush e a riconoscere che, in ogni caso, “questo campo di ricerca ha ancora una strada incredibilmente lunga da percorrere”.

Lunedì, 12 gennaio, 2009 - 15:21

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