La voce dei lettori

Il dominio di CL fa il funerale alla laicità

Luca Ernesto Merlino

Ho letto recentemente, sull’Agenda Coscioni di luglio, un articolo che parla delle più aberranti politiche clericali messe in pratica dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni e ispirate da quella che definisco personalmente la più pericolosa e potente setta religiosa d’Europa: Comunione e Liberazione. Vi chiedo scusa se mi dilungo nel raccontarvi cosa è successo a me e alla mia compagna Marilena nell’ottobre 2008. Venerdì 11 ottobre Marilena, all’undicesima settimana di gravidanza, avverte dei dolori forti che lasciano presagire la morte del feto tenendo conto che il martedì 7, a seguito di translucenza nucale che riscontrava un grosso e pericoloso onfalocele, ci veniva confermata dalla villocentesi la trisomia 13. Venerdì sera ci rechiamo al san Matteo al reparto di ginecologia per accertamenti e lì l'ecografia conferma la cessazione del battito cardiaco. E’ immediatamente ricoverata e nelle procedure burocratiche si passa dall’interruzione di gravidanza che aveva in ogni caso richiesto, all'aborto spontaneo. Ci viene detto che l’intervento di isterosuzione è fissato per il sabato mattina giorno 12 e se tutto andrà ok e non ci saranno perdite abbondanti e la paziente riuscirà ad urinare, le dimissioni avverranno 2 ore dopo l’intervento. Fin qui tutto bene a parte una dottoressa che nel compilare la scheda di Marilena le dice in modo pietista: “Beh, per fortuna l’ha perso, così non si sente in colpa”. La risposta di Mari è stata immediata: “Io non mi sentivo in colpa comunque anche in caso di interruzione”. Bene, ed ora passiamo al fatidico sabato 12 ottobre; l'intervento che riguardava la mia compagna e un’altra signora con aborto spontaneo alla settima, viene spostato per urgenze più importanti dalle 9:00 alle 13 circa. Le due signore vengono accompagnate al piano terra e in una sala parto dove un infermiera le dice di accomodarsi in corridoio, al che Marilena risponde che non ha intenzione di beccarsi un’influenza e rinviare l'isterosuzione perciò rimangono nella stessa sala dove intanto le neomamme sfilano con i bambini aggrappati al seno. Il bello, anzi il brutto, viene dopo l’intervento. Una volta finito l’intervento e finito l’effetto dell’anestesia la portano in barella nella stanza. Sono le ore 14-14:30 circa e dopo due ore Marilena riesce già ad urinare bene e soprattutto non ha grosse perdite. Avvisiamo l’infermiera e attendiamo fino alle 18. A quell’ora ecco che inizia lo spettacolo disgustoso. Entra una giovane infermiera con un foglio e lì crediamo che le dimissioni sono vicine. E invece no, l’infermiera le dice di barrare una delle due opzioni che vengono proposte. O fate il funerale del feto con un preventivo di 3.000 euro oppure il feto viene trattenuto e - come poi ci viene spiegato - lo stesso verrà seppellito in una fossa comune. Tutto questo a fronte di una legge regionale del 2004 del governatore dittatore Formigoni. L’impatto di questa proposta è stato devastante e per fortuna si sono trovati di fronte delle persone non deboli che hanno subito chiesto una fotocopia che naturalmente non gli è stata consegnata. Anzi, l’infermiera ha riferito subito alla capo sala le nostre perplessità e anche quelle dell’altra coppia. Intanto le ore passavano e arriviamo alle 19. Chiedo della fotocopia del foglio ma soprattutto lamento il fatto che ormai attendiamo le dimissioni, ci viene risposto domani mattina le signore verranno dimesse. La rabbia aumenta e la mia compagna dice all’infermiera come mai hanno avuto il tempo di far firmare un foglio che ci propone il funerale del feto e non si preoccupano di far firmare un’autocertificazione di dimissioni. “Il foglio riguarda una legge importante” dice l'infermiera, al che rispondiamo che solo dei malati di mente possono proporre dei funerali ad un feto ed io aggiungo che l’Italia è stata liberata dalla dittatura vaticana il 20 settembre del 1870. Ecco perché vi chiedo se la Corte di Strasburgo può intervenire sapendo che in Lombardia avvengono questi episodi di frequente ed esistono leggi regionali inquietanti. Prima di fare la traslucenza c’eravamo rivolti all’associazione radicale Adelaide Aglietta e gentilmente il Dott. Viale ci disse che Pavia era un feudo di Cl ma non come Milano. Alla faccia! Anzi ho saputo che il direttore è una delle tante pedine di Formigoni.

Giovedì, 10 settembre, 2009 - 13:34

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