Il difficile percorso delle staminali: il caso inglese

Stephen Minger

la copertura mediatica in Gran Bretagna è stata estremamente positiva. In giornali come il Times, il Guardian, l'Indipendent, il Telegraph, i maggiori commentatori scientifici del Paese sono stati tutti di enorme sostegno e hanno svolto unb ruolo eccellente di educazione al pubblico.

Mi soffermerò brevemente sul potenziale terapeutico e di ricerca delle cellule staminali. Desidero raccontarvi una vicenda nel suo intero svolgimento, che secondo me ha rappresentato un eccezionale successo per la scienza, in particolare per quello che riguarda la legislazione che è stata modificata nel corso degli ultimi 3 anni nel Regno Unito. Penso che sia una vicenda emblematica del potere che effettivamente possono avere gli scienziati, sempre che siano disposti a perseverare e che imparino a combattere se vogliono cambiare le prospettive in materia di religione, dogmi e azione governativa. Quindi ora vi accompagnerò attraverso questo scenario di regole. Inizierò precisando che nel mio laboratorio, così come in tanti altri, stiamo lavorando sull’uso delle cellule staminali ormai da diversi anni. Personalmente mi occupo di biologia delle cellule staminali da 20 anni.
Nel 2006, quando abbiamo proposto il lavoro di cui mi accingo a parlarvi, questo poteva essere fatto unicamente in 3 modi.

Il primo consiste nell’affidarsi a embrioni sottoposti a screening preliminare mediante diagnosi genetica pre-impianto (PGD) e viene adottato nel caso di coppie fertili ma che presentano un rischio di trasmissione di un difetto genetico noto al figlio. Potrebbe trattarsi, ad esempio, di una coppia in cui entrambi i partner sono portatori del gene della fibrosi cistica. Né l’uno né l’altra ne soffrono, ma hanno 1 probabilità su 4 che il figlio sia affetto da fibrosi cistica. Si sottopongono alla fecondazione in vitro. Il giorno 3, quando l’embrione è allo stadio di 8 cellule, l’embriologo procede alla rimozione di un’unica cellula da ciascuno degli embrioni ed esegue una diagnosi su quell’embrione per rilevare la presenza o assenza del gene responsabile della malattia specifica. Questi embrioni, ovviamente, non vengono utilizzati clinicamente e, in genere, vengono eliminati. Poiché il King’s Clinical è uno degli istituti leader nel mondo per la diagnosi genetica pre-impianto, siamo in grado di riconoscere in una fase precoce se tali embrioni rappresentano una possibile causa di problemi. Essi sono quindi destinati alla distruzione, pur rappresentando una risorsa cellulare di enorme importanza. Se ad esempio fosse possibile prelevare una linea di cellule che codifica il gene della fibrosi cistica – questa alla prima linea cellulare che abbiamo prodotto in questo modo - e se si potesse differenziare queste cellule in cellule di polmone umano, otterremmo una popolazione di cellule con cui iniziare a capire come mai queste proteine danneggiate interferiscono con la normale funzione cellulare.

L’idea è quella di tentare di creare un modello di malattia in laboratorio. E siccome le cellule staminali embrionali umane sono in grado di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellule, ogni singola linea di cellule può essere utilizzata per differenziarsi nelle cellule più specificatamente colpite in una data malattia. Il problema dato dagli embrioni PGD è che se ne ottengono in quantità minime, perché nella maggior parte dei casi queste malattie sono alquanto rare e, secondo aspetto, non si ha mai la certezza di poter disporre degli embrioni. Alcune coppie infatti sono disposte a donare gli embrioni affetti, ma non altre. Quindi non si è mai certi se si otterranno o meno embrioni con questi disturbi. Il secondo modo è piuttosto complesso dal punto di vista scientifico, ma in sostanza quello che si tenta di fare è prelevare una linea cellulare normale, esente da patologie e quindi sostituire il gene normale con il gene mutato. L'obiettivo è quello di prelevare una normale linea cellulare e introdurre un gene responsabile della malattia. Il terzo modo è un sistema più definito e facilmente accessibile per ottenere tutto questo, ed è anche molto semplice: si tratta della clonazione.

Il ricorso al trasferimento nucleare delle cellule somatiche per creare cellule staminali embrionali umane clonate è piuttosto semplice. Posso usare Marco come esempio. Per la clonazione servono ovuli. Si parte da una popolazione sorgente di ovuli, magari rimasta da una fecondazione in vitro. Si procede con la rimozione del nucleo dall’ovulo. In questo modo si rimuove l’identità genetica, ossia la donna che ha donato l’ovulo, si estrae il DNA dalla donna, e quello che rimane ora è un ovulo vuoto, in quanto privo di qualsivoglia forma di identità genetica. Dopodiché preleviamo una cellula della pelle di Marco e la mettiamo nell’ovulo, trasmettiamo all’ovulo un po’ di elettricità – non c’è neppure bisogno di sperma per fare questo – e una porzione decisamente consistente dell’ovulo inizia a dividersi. Quindi daremo origine a un embrione, esattamente come un embrione creato attraverso la fecondazione in vitro. Da quell’embrione io posso prelevare la massa cellulare interna. Ottengo così una popolazione di cellule DA pluripotenti. Non si parla neppure di reimpiantarle nel paziente, è una proibizione assurda perché è qualcosa di completamente fuori dalla realtà. La potenza di questo meccanismo è che ora la linea cellulare possiede il genoma di Marco al suo interno. Ogni cellula che creiamo da questo embrione clonato avrà il materiale genetico di Marco. Se Marco avesse una forma genetica della malattia di Alzheimer, quella linea cellulare ora avrebbe quella malattia genetica. Pertanto, la clonazione è una forma di creazione di linee cellulare da pazienti umani vivi che è possibile indurre a diventare cellule staminali pluripotenti che vogliamo che vengano utilizzate per modelli di malattie e che ci consentirebbero di selezionare in modo specifico individui noti in possesso di un genoma, interessati a creare linee cellulari estremamente specifiche e individui estremamente specifici.

Quindi è fantastico. Un’idea strepitosa. Ma c’è un problemino. Dove andiamo a prendere gli ovuli e di quanti ovuli abbiamo bisogno per creare una linea cellulare? Nel 2005, abbiamo iniziato in molti a riflettere su questo aspetto. Pensavamo che fosse facilmente risolvibile. Un nostro amico coreano, il professor Hwang, ci aveva dimostrato come fare. Dal suo laboratorio della Corea del Sud, nel 2004, il professor Hwang era un’autentica “superstar” nel panorama della biologia delle cellule staminali. Quest’uomo era un vero personaggio: scienziato eccelso in Corea, con 60 milioni di dollari dal governo coreano per svolgere il suo lavoro di clonazione e viaggi in prima classe in giro per il mondo. Le cose stavano proprio così. Un personaggio decisamente interessante. E il motivo per cui queste persone ci sapevano fare è che si trattava dei migliori clonatori che esistessero al mondo, e lo sono ancora. La cosa che spesso sfugge quando si pensa a Hwang e al suo gruppo è che Hwang era un veterinario. La sua intera carriera si è basata sulla clonazione di bestiame. Hanno lavorato su orde di suini geneticamente modificati per fornire tessuti o organi ponte per il trapianto umano. Hanno lavorato su orde di bovini geneticamente modificati per non essere contagiati e sviluppare la BSE. Hanno clonato cani, e il suo è tuttora l’unico gruppo al mondo che ha portato a termine con esito positivo la clonazione su questi animali. Hanno clonato lupi e stavano tentando di clonare la tigre coreana. Ha persino pagato 2 milioni di dollari alla mafia russa per il DNA di un qualche mastodonte, ma purtroppo il progetto non è andato in porto. Questi signori erano una vera fabbrica.
Si calcola che ogni giorno facessero da 2 a 3000 trasferimenti nucleari, sette giorni alla settimana, 365 giorni all’anno, e sono andati avanti così per anni.

La prima volta che Hwang dichiarò ufficialmente di essere riuscito a clonare una linea cellulare staminale embrionale umana a partire da 250 ovuli umani, nessuno mise in dubbio la sua parola. C’è veramente da restare strabiliati dinanzi a tanta abilità. Quando un anno e mezzo dopo dichiarò che avevano migliorato l'efficienza portandola al 10%, rimanemmo tutti a bocca aperta nei nostri laboratori. Era qualcosa di sensazionale. Così, nel frattempo, io e Armstrong, collega di Newcastle, abbiamo avuto un’idea migliore. Avremmo fatto la stessa cosa che fece Hwang, avremmo allevato bovini. La nostra argomentazione si articolava più o meno così: ciò di cui hai bisogno è un ovulo, e non deve essere necessariamente un ovulo umano, perché se è vero che quando rimuovi il nucleo dall’ovulo rimuovi la sua identità genetica, allora rimuovi anche l’identità di specie. Una volta rimosso il nucleo, nell’ovulo del bovino non rimane alcuna traccia di bovino. Vi sono mitocondri di bovino, ma non c’è più nessun bovino. Il bovino è scomparso. Se prendiamo una cellula umana e trasferiamo questa cellula cutanea in questo ovulo di ex bovino, con la conseguente formazione di un embrione, questo deve essere un embrione umano. Non è mezzo bovino e mezzo umano, non un è un ragazzo-bovino, non è un mutante, ma è un embrione umano. I mitocondri stanno diventando ibridi. Ne rimarrà una esigua popolazione residuale del 20% circa che sarà ibrida e che, stando a precedenti lavori condotti in Cina, dove questi embrioni sono stati ottenuti da ovuli di coniglio, non interferisce con la normale funzione.

Più o meno contemporaneamente, la commissione speciale del Parlamento britannico per la scienza e la tecnologia – un comitato composto da circa 15 deputati, essi stessi medici, scienziati o comunque personalità seriamente interessate alla materia a cui il Parlamento si rivolge per un consulto sulle questioni scientifiche e tecnologiche - ha deciso di avviare una propria inchiesta. Per la successiva primavera avevano già organizzato una imponente assemblea, alla quale avevano invitato centinaia di persone, tra scienziati, studiosi di bioetica, avvocati, religiosi, personale paramedico ... chiunque avesse un’opinione in merito avrebbe partecipato. La conclusione unanime è stata che si trattava di embrioni umani. Se andate on-line potete trovare la relazione della commissione speciale. È piuttosto corposa. È una delle rarissime relazioni della commissione speciale in cui tutti i membri concordavano sul fatto che questa ricerca meritasse un finanziamento. L’estate successiva l’HFEA giungeva alla stessa conclusione: erano embrioni umani e quindi rientravano nella legge HFEA. A Pasqua, il Venerdì Santo – non so se è lo stesso in Italia o nel resto d’Europa, ma è sicuramente vero nella storia del Regno Unito – spariscono tutti, vanno tutti in ferie. Anche il Cardinale avrebbe potuto approfittare dell’occasione. Invece il Venerdì Santo pronuncia l’omelia della Domenica di Pasqua in cui afferma che questa ricerca è mostruosa, grottesca e che si augura che il Primo Ministro non faccia approvare il progetto di legge. Inoltre, se la legge fosse andata avanti, i singoli deputati avrebbero dovuto – secondo le indicazioni del Cardinale – votare liberamente, perché i parlamentari cattolici membri del governo si erano dichiarati pronti a uscire dal governo se non avessero potuto votare secondo coscienza. Eravamo colti completamente di sprovvista. Non c’era nessun rappresentante del governo per difenderci. Io e Robin Lovell-Badge abbiamo passato l’intero fine settimana di Pasqua alla TV, alla radio e sui giornali per tentare di controbattere. Il nuovo ministro della Pubblica sanità Dawn Primarolo, accorsa precipitosamente dalle vacanze, dichiarò: “Vi chiedo tre cose.

Primo, voglio venire a visitare i vostri laboratori e voglio che mi facciate capire meglio questa ricerca. Secondo, voglio che voi e i vostri colleghi andiate in Parlamento per contrastare questo progetto di legge”. Perché nel frattempo la legge aveva assunto contenuti piuttosto interessanti. Oltre agli ibridi citoplasmatici, che rappresentano lo specifico ambito di ricerca che volevamo condurre (si tratta di prelevare DNA umano e inserirlo in un ovulo dal quale è stato rimosso il proprio DNA), il governo aveva deciso che avrebbe incluso nella legislazione primaria varie tipologie di ibridi o embrioni misti al punto tale da consentire, almeno in linea di principio, la creazione di un vero ibrido, attraverso il prelievo di sperma o ovuli umani e la loro fusione in sperma o ovuli non umani. La cosa era veramente controversa, perché quando i primi 3 punti sono andati ai voti, sono stati tutti votati a favore per 3 a 1. Erano in molti ad opporsi aspramente all’embrione veramente ibrido. E furono in molti ad accusare il governo di incoraggiare i tentativi di creazione di questi ibridi, ma la realtà era diversa. Il governo voleva che tutto questo diventasse oggetto di legislazione, affinché non fosse possibile produrre questi veri ibridi senza una licenza. Faccio fatica a capire la totale incongruenza con cui si giudicano questi fatti. Come è stato sottolineato da John Harris, abbiamo avuto “umanimali” per molto tempo. Al confronto, gli ibridi erano stati praticamente appena introdotti e ciononostante avevano suscitato un mare di polemiche, senza impedire che il progetto di legge passasse con un margine di circa 80 voti. Deputati conservatori, molto conservatori, ci hanno riferito più volte che se hanno votato a favore è perché la comunità scientifica è andata in parlamento e ha trascorso centinaia di ore con i parlamentari, collaborando con il gruppo di lavoro del Ministro per portare avanti la legislazione. Insomma, quel progetto ora è legge a tutti gli effetti. E gli embrioni ibridi sono perfettamente disciplinati in quel quadro. Ora mi chiedono spesso come questo sia potuto accadere. Il motivo è presto spiegato: anziché svanire nel nulla, la comunità scientifica ha deciso di affrontare il governo. Non hanno detto: “Torno nel mio laboratorio e inizio a sognare qualcosa’altro”. Hanno ribattuto colpo su colpo. Abbiamo reagito e combattuto.

Ci siamo avvalsi del sostegno di associazioni scientifiche di grande prestigio: la Royal Society, l’Academy of Medical Sciences, il Wellcome Trust, il Medical Research Council. I dirigenti di queste organizzazioni ci hanno seguito in Parlamento. Abbiamo ricevuto il sostegno di oltre 300 associazioni di malati e istituzioni benefiche che hanno inviato lettere al Times per spronare il governo a portare avanti la legislazione. Hanno dato il loro contributo tentando di convincere i deputati ad esprimere voto favorevole. In linea generale, la copertura mediatica è stata estremamente positiva. I più influenti giornalisti scientifici erano al nostro fianco. Non sono mancati i soliti titoli del tipo “scienziati pazzi” nei tabloid. Ma in giornali come il Times, il Guardian, l’Independent, il Telegraph, i commentatori scientifici più seri d’Inghilterra sono stati tutti di enorme sostegno e hanno svolto un ruolo eccellente di educazione del pubblico. La fase di consultazione secondo me è stata assolutamente cruciale, perché in un primo momento il governo temeva di doversi scontrare con una forte opposizione dell’opinione pubblica, per poi scoprire una realtà diversa: il 60-70% della gente era a favore della legge. Inoltre, la consultazione avviata dalla stessa HFEA ha dimostrato che se si riusciva a identificare le schiere degli oppositori, generalmente per motivi di ordine religioso, nel 60-70% dei casi quelle persone erano disposte a cambiare idea una volta correttamente informate. Erano in molti a dire: “Dov’è il problema? Non vedo nessun problema, purché vi sia una regolamentazione. Regolate tutto quello che c’è regolamentare. Rendete gli scienziati responsabili, ma non ostacolate la ricerca fondamentale”. Penso che in questa vicenda il Ministro Dawn Primarolo abbia svolto un ruolo assolutamente cruciale, per il modo in cui ha voluto fermamente far approvare il progetto di Legge dal Parlamento, ma non ci sarebbe riuscita senza la comunità degli scienziati.
 

Giovedì, 10 settembre, 2009 - 12:46

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