Soggettivismo etico, secolarismo, protestantesimo, virtù morali, virtù teologiche, ortodossia, laicismo: sviluppo nel tempo e nello spazio.

Il cristianesimo al di fuori della tradizione cattolica

di Mino Vianello (sociologo)

È sotto gli occhi di tutti che in Occidente i paesi che sono usciti dall’area cattolica sono i paesi che si collocano all’avanguardia della civiltà. Capire il perché di questo fatto è fondamentale. Le cose che dirò sono arcinote, ma non sembrano inopportune, vista la processione di gente che non ci si sarebbe mai aspettato di trovare intenta a civettare con Santa Madre Chiesa. Lasciamo da parte il discorso dell’incidenza dell’etica protestante (e, potremmo oggi aggiungere, dell’etica confuciana) sullo sviluppo economico. A noi qui interessa l’aspetto morale, di costume. Da questo punto di vista, una società si valuta dal modo in cui i suoi membri si comportano. Ora, mentre da noi il quadro che abbiamo sotto gli occhi si commenta da solo, il comportamento dei cittadini dei paesi civili poggia su un’impostazione di vita che mette al centro l’autonomia individuale, esclude qualsiasi autorità al di sopra della propria coscienza, concepisce la libertà non soltanto come il bene supremo, ma come una forza da mettere al servizio della comunità, cui è demandato di garantire quella libertà. Credo che la migliore definizione di libertà sia quella data dalla Corte Suprema degli Stati Uniti relativamente all’interruzione di gravidanza: “…il diritto di definire come si vuole la propria concezione dell’esistenza, del senso dell’universo e del mistero della vita umana. Le credenze in materia non potrebbero esser parte integrante della personalità ove fossero plasmate dalla disciplina del potere pubblico”. In una parola, in questi paesi l’accento cade sul senso di responsabilità individuale, che è il più forte baluardo contro il comportamento anti-sociale. La caratteristica principale di questo atteggiamento che io chiamo “soggettivismo etico”, quindi, consiste nel rifiuto dell’organizzazione chiesastica gerarchizzata intermediario tra Dio e l’uomo (eredità protestante) e nella fede che la vita individuale e collettiva sia perfettibile (eredità illuminista). La legislazione di questi paesi vieta la presenza d’organizzazioni di qualsiasi tipo che si arroghino il diritto d’imporre il proprio credo e, quindi, di violare l’autonomia individuale. La coscienza collettiva, poi, vede con orrore e disgusto gli istituti cattolici della confessione e delle indulgenze, considerate, come aveva scritto Voltaire, “il modo per vivere da criminali e morire virtuosi”, e l’obbligo di obbedienza al papa, al cui riguardo non si sono dimenticate dichiarazioni come quella del cardinale Bellarmino : “Quand’anche il papa errasse esaltando dei vizi e condannando delle virtù, i fedeli devono credere che i vizi siano virtù e le virtù vizi”. Non per niente l’accusa di “papista” sotto la dittatura di Cromwell portava a morte. Ciò spiega, anche se non giustifica, certe forme di fanatismo anticattolico che si riscontrano ancor oggi nel mondo anglosassone. La ricerca della libertà è la linfa che scorre nel lento evolvere del mondo occidentale verso la società aperta, ove le funzioni collettive nel corso dei due ultimi secoli hanno teso a decentralizzarsi non solo sul piano politico, bensì sociale, morale ed economico. È l’Uomo Comune che viene a trovarsi al centro di questa storia, ed è l’interessamento per la sua vita concreta che caratterizza questo processo - ciò che è possibile solo in quanto egli è concepito come “naturalmente” buono, senza bisogno d’intermediari che lo rigenerino dalla Caduta. Da qui il fair play, tratto essenziale per capire quei paesi, e non la paura della sanzione dall’alto, come base del comportamento corretto nel quotidiano, con il risultato che in questi paesi la menzogna viene considerata il crimine peggiore, perché rompe il patto su cui si fonda la solidarietà. Da dove nasce questo diverso orientamento? Il lettore sarà forse sorpreso se gli chiedo di fare un salto indietro di diciassette secoli, all’epoca delle intricate controversie teologiche di Dio in carne e sangue nell’ostia consacrata e, poi, via via dell’infallibilità del papa, dell’Immacolata Concezione e conseguente Ascensione al Cielo di Maria… Ci vorranno diciassette secoli di lotte, appunto, per emanciparsi da tale impalcatura ideologico-organizzativa. Se i misteri sono un pilastro sul piano psico-sociale, un altro se ne confeziona la chiesa di Roma qualche secolo più tardi sul piano politico, che è pesato come un macigno sulla storia del nostro paese : l’erezione dei suoi domini in stato. Sfruttando il bisogno di legittimazione di Pipino il Breve che aveva usurpato il trono dei merovingi, papa Stefano II fece preparare un falso, la famosa Donatio Constantiniana (781), dal quale risultava che l’imperatore Costantino aveva donato al vescovo di Roma Silvestro tutti i territori italiani dell’Impero d’Oriente, documento che Pipino, guadagnandosi così la legittimazione quale re dei Franchi, riconobbe, impegnandosi a restituire al papato tutte le terre (ducati di Roma e Perugia, parte dell’Emilia-Romagna e delle Marche) che erano state nel frattempo occupate dai longobardi, impegno che suo figlio Carlo Magno portò a compimento. Nacque così lo Stato della Chiesa, rimasto in vita fino al  1870, pur essendo stato la Donatio smascherata come un falso dal Valla già nel 1440. Ario, il vescovo campione della lotta contro la tesi trinitaria : non mi consta che qualcuno abbia notato come i popoli protestanti coincidano grosso modo con quelli entrati nella sfera cristiana tramite i suoi seguaci. Si tratta fondamentalmente delle tribù germaniche dei Goti e dei Longobardi convertite dall’ariano missionario Ulfilas, mandato dall’imperatore Costanzo II oltre il Danubio per ragioni politiche. Quando questi popoli s’infiltrarono nell’Impero d’Occidente e fondarono i loro regni sulle sue rovine, erano ormai cristiani ariani da oltre un secolo, ad eccezione dei Franchi, che da sempre avevano aderito al Credo Niceno. All’interno di questi regni le due chiese si mantennero separate : quella ariana per i credenti germanici, che costituivano l’élite, e quella nicena per i popoli sottomessi. Trecento anni dopo, nell’VIII secolo, tutti questi regni o furono conquistati da altri popoli convertiti al Credo Niceno (Ostrogoti, Vandali, Burgundi) o la loro élite finì per accettarlo (Visigoti e Longobardi). Ma l’impronta originaria dell’arianesimo restò impressa in loro. Evidentemente, dato che le cose non sgorgano dal nulla, a monte ci dev’essere stata una cultura comune a questi popoli, che li ha portati ad abbandonare i loro vecchi culti per una nuova credenza religiosa: in versione “umana” però, che li ha sempre resi impervi ai dogmatismi, alle pratiche misticheggianti e alle strutture autoritarie, tant’è vero che essi presto si sono scossi di dosso il cattolicesimo. L’arianesimo, infatti, è caratterizzato da un approccio alle cose dello spirito che in qualche modo ricorda l’humus da cui proveniva il messaggio d’un povero ebreo che a tutto pensava meno che a fondare una nuova religione - un eretico come tutti i profeti, i quali non solo finiscono di solito male, ma quasi sempre finiscono per vedere distorto il proprio messaggio. Per Ario, Gesù, pur investito di potere divini, apparteneva alla categoria delle creature, il che implica che si trovava in una condizione subordinata a Dio, come, del resto, aveva affermato Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani in cui diceva che “il dono di Dio si è riversato su di noi per la grazie concessa a un solo uomo, che è Gesù Cristo”, ripetendo nella Lettera ai Corinzi che “tutto gli è sottomesso, tranne ovviamente Dio, il quale gli ha assoggettato ogni cosa” e nella Lettera agli Ebrei che “Gesù è stato creato inferiore agli   angeli”. Il taglio dell’arianesimo con la tradizione romano-bizantina è netto: da un lato, un approccio improntato al realismo, alla logica, al buon senso; dall'altro, un'impalcatura di cui soltanto il fumo del fondamentalismo può mascherare l’inconsistenza. Nella prima area è restato vivo il senso dell’autonomia individuale, del controllo del potere dal basso, della partecipazione collettiva, mentre nella seconda si è affermata una struttura autoritaria sia dal punto di vista teologico che organizzativo. Il tipo d’uomo che ne è uscito è caratterizzato, da una parte, dalla schiena dritta e dal senso di responsabilità individuale e, dall’altra, dall’abitudine alla sottomissione, all’imbroglio e all’accomodamento: un tipo che conosciamo bene. Sta di fatto che non appena qualunque realtà occidentale - spirituale, sociale, politica - è entrata in contatto con il mondo rimasto estraneo all’area cristianizzata dai seguaci di Ario (che è quella poi segnata più tardi dalla ribellione protestante), se n’è verificata un’involuzione in senso tendenzialmente reazionario. Prendiamo, per esempio, per venire ad un’epoca a noi vicina, i semi delle formidabili intuizioni di Marx (uno dei tre della trinità che muove il nostro mondo: Marx, Freud e Einstein - non occorre sottolinearlo, tutti e tre ebrei). Non appena quei semi entrano in contatto con i popoli dell’area cattolica e ortodossa, essi degenerano e danno vita a quelle piante antitetiche allo spirito critico e libertario di Marx che sono stati i vari partiti comunisti - che, si noti, fuori di quest’area non hanno superato mai le poche migliaia d’aderenti. Organizzazioni di massa di stampo chiesastico, improntate all’idea del Corpo Mistico che si realizza nella storia sotto la protezione d’un manto materno: la leadership del partito, appunto, assurta nell’immaginario degli accoliti al ruolo di Madonna. Il sigillo di questa teologizzazione del marxismo fu posto, guarda caso, da uno che proveniva anche lui da fuori l’area ariano-protestante, un mediocre filosofante, ma abile organizzatore, noto come Lenin, che con Stato e Rivoluzione modellò l’organizzazione di massa del partito comunista sullo schema dei gesuiti, gettando le basi per il pontificato di Stalin. Appare la figura dell’”intellettuale organico”, cioè di colui la cui azione si fonda sul principio “Meglio aver torto con l’organizzazione  che ragione contro di essa”. Un mostro inconcepibile nel mondo protestante. Questo non è che un esempio dell’inquinamento che proviene dalla tradizione cattolico-ortodossa, cui si sono sottratti i popoli passati al protestantesimo. Il conto è presto fatto : si elenchino i paesi che chiamiamo civili, democratici, progrediti, non se ne troverà uno restato nell’area cattolica o ortodossa, uno cioè in cui non si sia realizzata la separazione tra politica e religione: tra gli ultimi, ieri la Francia con Combes, oggi la Spagna con Zapatero (separazioni attuatesi in un clima di scontro inimmaginabile in America, dove non c’è spazio né per clericalismo, né per anti-clericalismo, perché gli Stati Uniti sono nati e cresciuti con le chiese, cattolica compresa, e non contro una chiesa, com’è avvenuto per gli stati europei) - tranne, in certa misura, e non certo principalmente per ragioni spirituali, l’Italia (restano due paesi minori, la Polonia e l’Irlanda, ma in essi la Chiesa Cattolica resta viva non soltanto a causa del sottosviluppo, bensì del ruolo di tutela politica da essa svolto). Ma, nonostante questo, l’affermazione del laicismo, in un senso o in un altro, non è stata totale neanche in quei paesi -gli Stati Uniti d’America sono  stati i primi a realizzarla compiutamente. Si badi a non confondere le ricorrenti ondate di revivalism con l’affermarsi di qualcosa che stravolge la tradizione americana: si tratta di manifestazioni di religiosità che possono sfociare in forme di esaltazione e anche di fanatismo, ma non portano al dogmatismo e all’organizzazione chiusa e autoritaria. Esse sono non una novità, come sostengono alcuni, bensì un tratto tipico di quella tradizione. Certo, anche negli Stati Uniti qua e là aleggiano di tanto in tanto e anche con forza vestigia d’una mentalità che s’ispira a una visione chiusa del mondo. Basti pensare ai discorsi millenaristi che non sono mancati dopo l’11 settembre e che già serpeggiavano alla fine del secolo in vista del nuovo  millennio da parte dei fondamentalisti evangelici. Ma tendenzialmente il cristianesimo che si è affermato in America come negli altri paesi che si sono liberati dalla tradizione cattolica va nel senso d’un’estremizzazione della matrice protestante e illuminista, in quanto si fonda sulla totale autonomia del singolo in una cornice ideologica caratterizzata dalla ricerca del benessere per l’Uomo Comune, al di fuori d’una struttura gerarchica e in un’ottica antidogmatica. Gesù di Nazareth vissuto come uomo ispirato da Dio, per molti anche salvatorema la cui predicazione si fonda in ogni caso sullo slancio antidogmatico tipico del pragmatismo racchiuso nel principio rivoluzionario che “la legge serve all’uomo e non l’uomo alla legge”. La tradizione del crocifisso morto per i peccati del mondo e risuscitato è estranea al cristianesimo dei paesi avanzati tanto quanto il miracolismo con relativi santuari (Lourdes, Fatima, Loreto, ecc.) e reliquie, così radicato nei paesi mediterranei. È chiaro, pertanto, che i due fondamenti - libertà religiosa e separazione tra chiesa e stato - sono frutto del fatto che in questi paesi ogni chiesa è caratterizzata dallo status di associazione volontaria, ciò che significa non soltanto ch’essa dev’essere sostenuta economicamente da coloro che vi aderiscono, essendo escluso ogni aiuto finanziario da parte dello stato, ma anche che l’individuo è di fatto e di diritto libero di staccarsene quando e come meglio creda, senza per questo incorrere in alcuna sanzione. Oggi si parla dell’apostasia punita con la morte nell’Islam, ma si dimentica che l’Inquisizione fu creata per colpire chi volesse non soltanto uscire dalla, bensì anche soltanto discutere degli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Di qui nasce il disinteresse che caratterizza questi paesi per i sistemi teorici e teologici, che i colli torti nostrani cercano di screditare con il nome di “secolarismo”, e l’identificazione della religiosità come perseguimento del bene del prossimo. Il soggettivismo etico è, in fondo, questo. Ciò che fu condannato da Leone XIII, che, scrivendo nel 1899 all’episcopato americano, dichiarava “eresia tipicamente americana” ritenere che le virtù morali siano superiori a quelle teologiche. E, in modo più generale, seppure meno esplicito, dall’atteggiamento di questa medesima Chiesa Cattolica Romana che si vede impossibilitata dalla forza delle cose a mostrarsi intransigente come ha sempre fatto e fa dove può. Già il primo vescovo cattolico, John Carroll (1735-1815), della diocesi di Baltimora, considerato il Padre della Chiesa Cattolica Romana negli Stati Uniti, dovette ritardare di alcuni anni la sua consacrazione, avvenuta nel 1790, a causa del rifiuto di includere nella lista dei suoi doveri vescovili il tradizionale “exterminare haereticos”. Queste caratteristiche consentono, quindi, di parlare d’un modo di praticare la religiosità nei paesi civili estraneo alla tradizione latino-bizantina. In campo religioso, essa vuol dire per forza protestantesimo, cioè possibilità di arrivare a differenti conclusioni partendo dalle medesime premesse, e pluralismo, cioè accettazione di punti di partenza differenti dai propri, ma ritenuti egualmente validi. Quest’ultima caratteristica consente la molteplicità delle fedi, la prima la molteplicità delle chiese cristiane. Credo che anche un breve excursus come il presente sia sufficiente per mettere in luce la fonte che ha generato e tiene in vita la palude che copre il nostro paese, privandolo del nerbo morale che costituisce la spina dorsale d’un popolo che non può, quindi, confrontarsi in modo civile con la realtà. Se all’influenza devastante ai livelli profondi della psiche collettiva aggiungiamo la lotta accanita portata avanti dalla Chiesa Cattolica nel corso dei secoli contro il progresso scientifico; contro le conquiste civili nella sfera personale, con particolare riguardo alla donna; contro le istituzioni e le pratiche liberali, quello che sorprende è di trovare persone fino a ieri paladine dell’invocazione volterrana che si lasciano risucchiare da paure e nostalgie infantili. O dobbiamo pensare al fascino non tanto discreto del potere?

Lunedì, 9 agosto, 2010 - 15:59

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it