Lo scorso 20 aprile i giudici della Corte d'assise d'appello di Milano hanno confermato la condanna all'ergastolo per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi che nel dicembre 2006 uccisero quattro persone, nella cosiddetta “strage di Erba”. Quelli che vi proponiamo in esclusiva sono alcuni stralci della memoria che gli avvocati di Olindo Romano hanno richiesto al professore Piergiorgio Strata, dell'Università di Torino.

Il cervello, la memoria e l' interrogatorio

di piergiorgio strata

 La strage di Erba e le relative indagini viste sotto la lente d’ingrandimento della neuroscienza. La credibilità e il ricordo di un testimone possono fare la differenza. Ecco una perizia che, al di là la verità giudiziaria, mette in luce le difficoltà di fronte alle quali si trova un giudice

Alla Corte di Assise d’Appello di Milano

Gli Avvocati D’Ascola, Schembri e Bordeaux, difensori dei coniugi Romano, mi chiedono se è affidabile il ricordo di chi ha fornito una prima versione che si è andata progressivamente modificando nel tempo durante vari interrogatori. Questo progressivo cambiamento è descritto nel testo della sentenza della Corte d’Assise a sostegno della presunta “assoluta attendibilità del teste”. Infatti si dice che “…..le sue dichiarazioni hanno progredito nel tempo a più riprese senza mai mostrare incongruenze logiche interne e senza mai mostrare contraddizioni tra una versione e l’altra: si sono semplicemente evolute in progressione con l’aggiunta di volta in volta di particolari e circostanze il che rende ancora più evidente la genuinità del racconto e la corretta memorizzazione e rielaborazione delle tracce mnestiche perché quando il racconto è forzato o comunque compromesso da suggestioni ed interferenze esterne è assai probabile che si possa perdere il controllo razionale del suo contenuto e che si possa cadere in contraddizioni. Si afferma anche che la “gradualità nel racconto …. costituisce …. un ulteriore indicatore dell’intrinseca attendibilità delle dichiarazioni rese dal Sig. Frigerio che è passato da un iniziale sintetico riferimento ai primi ricordi che affioravano alla sua memoria al progressivo ampliamento strettamente correlato e proporzionato alla ripresa delle sue condizioni psico fisiche ed alla ferma e consapevole volontà di riferire il nome del suo aggressore solo dopo aver ben rimeditato e riflettuto sulla genuinità del suo ricordo”.

In ambito scientifico l’argomento dell’affidabilità della memoria ha avuto una larga espansione intorno alla metà degli anni ’90 con la pubblicazione di molti lavori scientifici di tipo sperimentale e sotto forma di libri. Per brevità segnaliamo l’articolo di E. Loftus (1997) ‘Come si creano i falsi ricordi’. Le Scienze (Edizione italiana di Scientific American) 351:76-82 ed il libro di G. Mazzoni (2003) ’Si può credere a un testimone? La testimonianza e le trappole della memoria’, Bologna, Il Mulino.

Sensazioni, percezioni e loro rappresentazione nel cervello

Tutte le informazioni che dal mondo esterno arrivano alla nostro cervello durante lo stato di coscienza possono lasciare una traccia di memoria. Per ragioni di semplicità, mi riferirò soltanto alle memorie affidate alle percezioni visive. L’immagine visiva trasmessa al cervello sotto forma di segnali elettrici non forma nel cervello un’immagine fotografica. Al contrario, si ha una scomposizione dell’immagine, dove le informazioni su colore, movimento, forme, ecc. si separano per raggiungere regioni diverse. Anche i diversi colori eccitano gruppi di cellule diverse. Dunque, l’immagine si trova depositata in maniera frammentata in una miriade di piccole aree cerebrali, ciascuna delle quali è composta da un piccolo gruppo di cellule nervose. Per usare una metafora, un’immagine visiva può essere considerata come un mosaico, ma nel cervello i diversi tipi di mattonelline che lo compongono si trovano depositate in regioni diverse anche lontane fra loro.

La memoria

Tra le informazioni che arrivano al cervello soltanto una modesta quantità viene selezionata e depositata come memoria a lungo termine. Questo fatto si dimostra facilmente. Poche ore dopo un avvenimento il numero di dettagli ricordati è relativamente piccolo, ma le risposte sono precise, riferite con certezza e corrispondenti alla realtà. Il numero d’errori è molto scarso. Se le stesse domande sono poste a più persone, ciascuna ricorda eventi diversi, ma dove la domanda riceve una risposta, le risposte dei diversi individui sono di massima corrette.

Il ricordo

Ricordare significa ricostruire o meglio ricomporre le varie componenti sparse nelle diverse aree cerebrali. Ricordare, quindi, implica una perlustrazione attraverso questo enorme numero di elementi, riconoscerli e metterli insieme per riformare l’immagine. In questo processo si possono avere omissioni e distorsioni che si accentuano con il passare del tempo. Inoltre, ogni volta che ricordiamo un evento non lo ricordiamo nella sua versione originale, ma attraverso un’ulteriore elaborazione dell’ultima rievocazione che era già stata distorta. Con il passare del tempo, le risposte fornite aumentano di numero, ma si discostano sempre di più dalla verità. In altre parole ricordiamo di più, ma ricordiamo con minor precisione. Il fatto importante è che non ci rendiamo conto di queste distorsioni ed in buona fede siamo convinti che quanto ricordiamo è vero. Significativo a questo proposito il seguente esperimento. Un gruppo di persone ha descritto il proprio ricordo di quando ha ricevuto la notizia sull’esplosione del Challenger che avvenne negli Stati Uniti nel 1986.

Il ricordo è stato scritto a breve intervallo dall’incidente ed in tempi successivi. Nessuna descrizione a breve termine era uguale quella fatta in tempi successivi. Interessante è il fatto che tutti gli intervistati rimasero increduli nel leggere quanto avevano scritto tre anni prima e tendevano a credere di aver sbagliato il vecchio questionario. Tra i processi che falsificano i ricordi vi è la modificazione della memoria per suggestione. Ciò avviene semplicemente suggerendo all’individuo una disinformazione che può invadere i nostri ricordi parlando con altri, venendo interrogati in modo suggestivo, leggendo i giornali o guardando fotografie di eventi ai quali abbiamo assistito. La Loftus ha dimostrato che si possono perfino indurre ricordi di eventi mai accaduti. A 24 individui tra i 18 e 53 anni ha chiesto di ricordare eventi, mai accaduti e raccontati da un fratello o una sorella o uno stretto familiare. Il 29% dei soggetti ricordava bene l’evento mai accaduto e lo arricchiva di particolari. Sempre la Loftus, nell’artico su Le Scienze sopra citato, afferma che ciò avviene con frequenza nell’interrogatorio da parte dei rappresentanti della legge. Inoltre, dice che: ‘Anche se, forse, non è prassi abituale sottoporre i soggetti a forti pressioni suggestive nel corso di interrogatori di polizia, lo stimolo suggestivo può a volte presentarsi sotto forma di esercizio di immaginazione’.

A questo punto può insorgere il dubbio che il ricordo sia sempre inaffidabile. Ciò non è vero. I ricordi di fatti recenti sono limitati, ma di regola affidabili. Sorgono seri problemi d’affidabilità quando l’individuo affronta tentativi di ricostruzione specialmente se accompagnati da un notevole sforzo mentale e quando l’individuo risente di suggerimenti esterni. Il recupero della memoria attraverso il processo di ricostruzione è tanto più efficace quanto più l’individuo vuole ricordare o quanto più vi è interesse e motivazione a ricordare. Tuttavia, la forte motivazione a ricordare, le ragioni d’ordine morale e culturale che l’individuo usa per intervenire efficacemente nell’elaborazione del pensiero non eliminano il pericolo del ricordo alterato, ma ne accentuano la consistenza. La motivazione a ricordare ad ogni costo i particolari di un avvenimento quando l’articolazione dello stesso è avviluppata nell’incertezza, le solide determinazioni a superare i limiti di una rappresentazione con l’apporto di conoscenze rivissute e riproposte nel tempo, l’impegno, magari sollecitato dall’interlocutore di un dialogo a tempi lunghi, a voler saggiare una realtà, da emendare nelle sue lacune e nelle sue zone d’ombra, creano, in effetti, le condizioni ideali di una disponibilità alla distorsione dei fatti ed all'inclusione di ricordi distorti. Sono questi i casi in cui la ‘testimonianza’, intesa come immedesimazione in una sofferenza ed in un bisogno si traduce in testimonianza processualmente rilevante, ma non sempre affidabile. Pertanto tali ricordi non possono costituire prova di fatti seri ed impegnativi come la condanna di un individuo.

Le indagini ed il processo

Ritorniamo ora alla testimonianza del Sig. Frigerio. Dal verbale del primo interrogatorio del 15 dicembre da parte del Pubblico Ministero risulta chiaro che il teste Frigerio descrive il suo aggressore di carnagione olivastra, capelli corti, grosso di stazza, capelli neri. Inoltre, su precisa domanda risponde di non aver mai visto prima quella persona. Inoltre aggiunge che ‘l’appartamento dei Castagna era frequentemente frequentato da extracomunitari di etnia araba’. Fra il 15 ed il 20 dicembre 2006 il teste Frigerio dice al figlio Andrea di poter riconoscere lo sconosciuto aggressore tramite identikit o fotografia segnaletica. Trattandosi di fatti raccontati a pochi giorni dagli eventi questa memoria va considerata la più genuina e affidabile. Questa descrizione è stata confermata all’Avv. Gabrielli con fax del 16 dicembre 2006 indirizzato alla Procura di Como.

Il contenuto di questo interrogatorio inclusa la descrizione fatta dal teste Frigerio del suo aggressore come persona di corporatura robusta, carnagione olivastra, tanti capelli corti neri, occhi scuri viene riferita anche dal figlio Andrea interrogato il giorno 20 dicembre carabinieri. In questa descrizione il teste non aveva il minimo dubbio che l’aggressore fosse persona a lui sconosciuta. Partendo dal presupposto che il teste non abbia mentito il contenuto di questa testimonianza va considerata altamente affidabile. Il passo successivo nella testimonianza del teste si evince dall’interrogatorio del Luogotenete Gallorini il giorno 20 dicembre 2006.

All’inizio dell’interrogatorio l’interrogante chiede: “Lei conosce Olindo il suo vicino di casa? Che abita nella palazzina li vicino?” Frigerio- “Sì lo conosco di vista” Inter. “Cioè non ..l’ha…cioè…lo sa come è fatto? Cioè … lo saprebbe riconoscere insomma?” Inter- “Diciamo per assurdo però lo dobbiamo fare (inc.) Se Lei avesse avuto di fronte l’Olindo…avrebbe saputo che era Olindo…” Frigerio “Penso di sì” Successivamente l’interrogante insiste con chiare sollecitazioni ed insistenze: Inter. “Mah, però ripeto non, ma … tornando all’Olindo allora, tornerei indietro un attimo. Adesso che c’ha pensato, quindi è venuto in mente, perché è lei che ci aiutava …. Vabeh, la domanda… poteva essere Olindo?”. Inter.: “Poteva essere, cioè lei è, mi sembra dubbioso ….” Inter.: “Le viene il dubbio … ma questo dubbio a cosa, da cosa verrà?”. Inter.:” Le viene un po’ di dubbio .. eh. Le viene un po’ di dubbio che potrebbe essere lui o le viene un po’ di dubbio che non potrebbe essere lui?” Sia il perito che il consulente della difesa in merito al possibile riconoscimento di Olindo Romano da parte del teste Frigerio, concordano sul fatto che chi interroga menziona la possibilità che l’aggressore sia Olindo, ma senza ottenere il consenso del teste. Si deve rilevare come da parte dell’interrogante vi sia stato un ripetuto ed insistente tentativo di insinuare un dubbio: “Se Lei avesse avuto di fronte Olindo … avrebbe saputo che era Olindo …”. Risposta “Penso di sì”. Pensa di sì ma non è sicuro …” ….”Lei mi sembra dubbioso..”. “Ma non lo eslcuderebbe?”. Rilevante è anche la domanda: “Lei ha mai guardato l’Olindo?... Ecco se mi permette … quindi ricordando quello sguardo …. e ripensando al fatto … cosa dice?”.

Questo pressante esercizio di immaginazione avvenuto nell’interrogatorio da parte del Luogotenente Gallorini sulla figura di Olindo ed il ripetuto tentativo di insinuare un dubbio costituisce la più potente arma per falsificare il ricordo. Le forti motivazioni a ricordare che nel caso del teste Frigerio, oltre ad essere motivate da ragioni morali generiche, sono fortemente accentuate dal fatto di essere lui stesso la vittima, contribuiscono in maniera negativa al processo di ricostruzione fedele degli eventi. Anche questo modo di interrogare contribuisce alla deformazione del ricordo. Su questo punto tutta la letteratura scientifica è d’accordo che per ottenere la verità dei fatti le domande non devono suggerire informazioni di alcun tipo. Purtroppo, come ho descritto sopra, questa procedura è molto diffusa, ma fuorviante.

Considerazioni finali

Non entro nella dinamica di altri aspetti del processo. È mio compito sottolineare che il valore della testimonianza del Sig. Frigerio, il quale ha sicuramente sempre agito in buona fede, richiede di essere valutata con molta cautela in quanto ha riferito ricordi diversi e contrastanti in tempi diversi e sotto forti pressioni. Pertanto, non risulta, come affermato nella sentenza di condanna, che il teste Frigerio abbia fatto dichiarazioni “senza mai mostrare contraddizioni fra una versione e l’altra”. Anche la gradualità nel recupero della memoria non può essere, come riportato nella sentenza “un indicatore dell’intrinseca attendibilità” delle dichiarazioni. La seconda versione dei fatti deve ritenersi sicuramente influenzata dall’invito a meditare sulla possibilità che l’aggressore fosse il Sig. Olindo Romano. La seconda versione, quindi, non può avere un peso determinante agli effetti di un’eventuale condanna, mentre la prima versione va considerata altamente affidabile.

Sintesi dal documento integrale a cura della Redazione
 

Giovedì, 20 maggio, 2010 - 13:38

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