Obama - McCain

Il cambiamento dietro l’angolo

di Andrea Boggio

Se vince Obama, le politiche in materia di scienza e tecnologia avranno un approccio pur sempre politico ma probabilmente più marcatamente accademico

Le elezioni presidenziali americane porteranno certamente cambiamento. Dopo otto anni di presidenza Clinton e otto anni di presidenza Bush, un nuovo volto occuperà la Casa Bianca. La scienza ha sofferto parecchio durante l'amministrazione Bush: il budget per ricerca è stato ridotto, se non in pratica azzerato per certi tipi di ricerche (leggi: cellule staminali embrionali umane), rigurgiti anti-scientifici (leggi: creazionismo) hanno avuto terreno fertile per radicarsi meglio nella cultura americana, le politiche hanno spesso ignorato le verità della scienza (leggi: uso di dati concernenti il riscaldamento globale del pianeta), e le restrizioni post-11 settembre ai flussi migratori hanno ridotto il numero di scienziati stranieri presenti negli States.

Il cambiamento è quindi dietro l'angolo. Ma che tipo di cambiamento possiamo aspettarci? I candidati alla Casa Bianca dei due partiti principali hanno posizioni sorprendentemente vicine-almeno in apparenza. Entrambi promettono di espandere il budget destinato alla ricerca scientifica, di restaurare il ruolo di preminenza e competitività internazionale dell'America nel campo delle scienze naturali, e di favorire e stabilizzare la migrazione di cervelli stranieri verso gli States.

Entrambi i candidati promettono di cancellare il divieto di utilizzo di fondi federali in ricerche che utilizzano cellule staminali embrionali umane. Entrambi oppongono, sebbene con toni diversi, la creazione di embrioni per il solo scopo di derivarne cellule staminali-le staminali potranno essere derivate solo da embrioni supernumerari (embrioni prodotti e poi non utilizzati nel corso d'interventi di fecondazione assistita). Mentre il senatore McCain propone di penalizzare la creazione di embrioni per fini di ricerca (così come la legge italiana prevede), il senatore Obama non ha mai espresso la sua opinione sulla liceità della produzione di embrioni a fini di ricerca. Ed in politica, tuttavia, il silenzio vale oro.

Entrambi i senatori hanno scelto un candidato vice presidente che ha una visione conservatrice sul valore legale e morale da attribuire al concepimento. Sarah Palin e Joe Biden hanno infatti pubblicamente affermato che la vita inizia a quindi va protetta fin dal momento del concepimento, posizione peraltro condivisa da McCain e non smentita da Obama. Tuttavia, mentre le radici politiche liberal di Joe Biden fanno sì che il senatore supporti il diritto costituzionale della donna di scegliere se avere un aborto come sancito da Roe v. Wade nel 1973, la governatrice Palin è contraria a ogni forma di aborto, anche nel caso la gravidanza sia la conseguenza di stupro o incesto (una visione che sua figlia 17enne, nubile ed in dolce attesa, chiaramente condivide).

Di fronte a tanta convergenza di programmi e d'intenti, dove stanno le diversità? Le diversità ci sono, ma nascoste dietro la retorica della campagna presidenziale e dietro la necessità di sedurre un elettorato eterogeneo in un ambiente politicamente laico ma individualmente profondamente religioso come quello americano, dietro quella che viene spesso chiamata politics. L'elezione di un candidato piuttosto che di un altro apre scenari molto diversi poiché i candidati appartengono a culture politiche profondamente diverse che comporteranno approcci di policy molto diversi. In caso di vittoria del senatore McCain, le policy in materia di ricerca, scienza e tecnologia si prospettano essere dominate da considerazioni di sicurezza nazionale e di business nonché influenzate dalle lobby religiose più conservatrici. Scienza e tecnologia saranno probabilmente viste da McCain come strumenti di politica estera e sicurezza nazionale, quindi finalizzate a contribuire alla protezione dell'America.

Progetti nel campo del bioterrorismo, delle fonti di energia, della tecnologia militare, dell'innovazione farmaceutica sono probabili prime scelte nel catalogo dei possibili finanziamenti alla ricerca. Una chiara cartina di tornasole delle intenzioni di McCain è rappresentata dalla lista di esperti che consigliano il senatore durante la sua campagna. Tra di essi figurano James Wooley (già direttore della CIA sotto Clinton), James Schlesinger (segretario della difesa per Nixon e Ford), e Robert McFarlane (consigliere per la sicurezza nazionale di Reagan). Inoltre, scienza e tecnologia sono viste come opportunità per fare profitto piuttosto che per generare conoscenza, come testimoniati dalla scelta di Carly Fiorina, con alle spalle una sfortunata esperienza come CEO di Hewlett Packard, e Med Whitman, CEO di eBay per un decennio, come consiglieri. In caso di vittoria del senatore Obama, le politiche in materia di scienza e tecnologia avranno un approccio pur sempre politico ma probabilmente più marcatamente accademico.

Obama ha selezionato consiglieri che hanno posizioni di primo piano nelle migliori università degli States. Primo tra tutti, Harold Varmus, premio Nobel e direttore del Memorial Sloan-Kettering Center in New York. Con lui, anche professori di University of Michigan, Stanford, MIT, John Hopkins e Berkeley. La scelta di questi consiglieri è indice del fatto che Obama vuol rinforzare la posizione dominante degli Stati Uniti a livello internazionale rilanciando la ricerca, generando conoscenza e mantenendo il ruolo di centralità delle università americane a livello globale, tutti concetti molto cari a Clinton, come testimonia il compimento della mappatura del genoma umano sotto la sua amministrazione. Gli interessi di business non sono certamente assenti dall'agenda politica di Obama, ma non sono nemmeno la fonte ispiratrice, così come il radicalismo religioso viene stemperato nella logica liberal di favore e proteggere la diversità di vedute politiche e religiose.

Certamente il fatto che gran parte dell'accademia sia popolata da liberals piuttosto che da conservatori è di per sé un capitale politico che Obama sta sfruttando con intelligenza. Il cambiamento è dietro l'angolo. Il 4 novembre, gli americani sceglieranno il nuovo volto per la Casa Bianca ed il tempo della politics lascerà infine spazio al momento della policy. Sebbene i programmi in materia di scienza e tecnologia proposti dai due candidati siano simili, e che queste questioni siano sempre rimaste sullo sfondo di questa campagna elettorale (vuoi perché questioni più pressanti sono sul tavolo, vuoi perché questo è un terreno in cui i candidati hanno più da perdere che da guadagnare, soprattutto per quanto riguarda Obama), a gennaio l'identità del titolare della presidenza sarà estremamente significativa perché diverse culture politiche e civiche si stanno scontrando in queste ultime, tese settimane di campagna elettorali, all'ombra della retorica che come sempre domina e attrae gli elettori.

Venerdì, 10 ottobre, 2008 - 17:34

commenti

Alla luce delle

Alla luce delle considerazioni di questo articolo mi sono convinto ulteriormente che deve vincere assolutamente Obama.Immaginiamoci infatti che vinca McCain, e che a lui in un secondo momento succeda qualcosa, vi immaginate gli Usa, e di conseguenza le direttive mondiali, governati da una pazza insensata,irragionevole come la Pallin? Sarebbe una disfatta totale per la scienza e le persone di cultura!

Ti ringrazio di aver letto

Ti ringrazio di aver letto l'editoriale. Ti posso rassicurare che non sei l'unica persona al di fuori degli Stati Uniti che si augura che Obama vinca le elezioni. Per farti un'idea (e per confortarti), visita questo sito dell’Economist. Oltretutto, sembra che gli elettori americani non smentiranno le aspettative della comunità internazionale, a differenza di quattro anni fa. A livello personale, il mio supporto per Obama è nato dopo aver visto questo powerpoint di Larry Lessig , che era mio professore a Stanford. Se guardi il video, vai al minuto 19:44 e vedrai perché il mio supporto va ad Obama.

Articolo del NYTimes

Per i lettori interessati, il NYTimes del 17 ottobre discute i programmi dei due candidati in materia di scienza e tecnologia: http://www.nytimes.com/2008/10/17/us/politics/17innovate.html

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it