Idee Radicali

di Marco Aurelio

 

Se invece di “innalzamento dell’età pensionabile” si dicesse “tutela del diritto al lavoro”? Sulla scia della crisi finanziaria del 2008, alcuni analisti si sono affrettati a mettere sotto processo il pensiero liberista (se non addirittura “libero mercato” e “capitalismo”). A due anni di distanza, si potrà pure dire che se “il liberismo è morto” – come qualcuno si ostina ad affermare – anche il “welfare state” all’europea non scoppia di salute. Dalla Grecia alla Spagna, dall’Italia al Portogallo, cresce il numero di economie del Vecchio continente che rischiano di restare al palo: ingolfate a causa della spesa pubblica che non ha mai smesso di aumentare negli ultimi decenni, e definitivamente bloccate da sistemi economici che ormai stentano a creare ricchezza. E l’adagio è noto: se non si riesce a mettere una torta al centro del tavolo, è inutile stare troppo a riflettere su come ripartirla e distribuirla nel modo più equo possibile. Non è un caso dunque, considerate le difficoltà dei conti pubblici innanzitutto dei Paesi dell’area mediterranea, che si torni a parlare di innalzamento dell’età pensionabile. Il ragionamento classico è il seguente: se le persone lavorano più a lungo, aumentano di conseguenza le risorse per finanziare l’intero sistema di previdenza. Giusto. Eppure non è detto, anche sulla base degli articoli scientifici segnalati in questa rubrica, che la battaglia per l’innalzamento dell’età pensionabile non debba essere impostata prima di tutto come una battaglia per il diritto al lavoro. Se è vero che il pensionamento è associato a forme di “declino cognitivo” (già con l’approssimarsi del ritiro dal lavoro), se è vero che un deciso aumento della speranza di vita e un miglioramento delle condizioni di salute costituiscono già oggi una realtà demografica, se è vero anche che in Italia sette lavoratori su dieci tra i 60 e i 64 anni si ritengono in grado di lavorare anche dopo i 65 anni, non è comprensibile l’appiattimento generale della classe politica sull’idea che il pensionamento vada letteralmente imposto all’individuo il più presto possibile, tutt’al più compatibilmente con la messa in ordine dei conti pubblici. Prendendo a prestito una felice formula utilizzata dal leader radicale Marco Pannella, prima del diritto alla pensione viene infatti il diritto al lavoro.
Martedì, 10 agosto, 2010 - 17:38

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