Idee-forza che attraversano il pianeta

di (A.B)

E’ nato da una idea forte, il Congresso per la Libertà di Ricerca Scientifica il cui secondo incontro si svolgerà a Bruxelles, nella sede del parlamento Europeo, dal 5 al 7 marzo. E’ nato infatti nel ricordo, anzi nella riflessione su un altro Congresso, quello per la Libertà della Cultura cui diedero vita, nell’immediato dopoguerra, intellettuali e figure eminenti europee e americane, da Arthur Koestler a John Dewey fino agli italiani Ignazio Silone, Nicola Chiaromonte, Benedetto Croce, Nicola Abbagnano, i tanti di un elenco altamente significativo. Il Congresso per la Libertà della Cultura fu la risposta al tentativo comunista di colpire – o spazzar via – gli intellettuali che rifiutassero di piegarsi alle direttive totalitarie, di aderire alle campagne indette dai partigiani della pace filosovietici. Il Congresso per la Libertà della Ricerca Scientifica raccoglie, in qualche modo, l’eredità di quella coraggiosa battaglia. Oggi è la scienza - la libertà di ricerca scientifica - ad essere esposta ad attacchi e violenze inaudite e pericolose. Non c’è più il comunismo, ma c’è l’intolleranza dei nuovi fondamentalismi, religiosi o laici che siano. E’ nato, il nostro Congresso, nell’estate del 2004. L’Associazione Coscioni era stata fondata nel 2002, sulla spinta della lucida volontà di Luca. Aveva cominciato ad organizzarsi, le sue prime iniziative mostravano già una capacità di guardare lontano. Nell’estate del 2004 Marco Pannella suggeriva a Marco Cappato, segretario dell’Associazione, l’idea di un Congresso Mondiale per la Ricerca Scientifica facendo esplicito riferimento all’iniziativa di Koestler e Silone. La messa a punto del progetto ha richiesto anni di impegno difficile. Nel 2006 fu possibile realizzare, a Roma, il primo incontro. Parteciparono alcune tra le figure più interessanti della scienza mondiale: Michael Gazzaniga, Carl Djerassi, Colin Blakemore, Bernard Siegel e Bernat Soria. Quell’incontro ha dato frutti notevoli. Gli Atti sono ancora disponibili, contengono materiale prezioso, idee ancora da sviluppare. Da quella tribuna, Emma Bonino lanciò una indicazione da cui siamo partiti quando abbiamo avviato l’organizzazione del secondo appuntamento congressuale. La proposta di svolgere la seconda sessione in Turchia aveva un valore non solo simbolico ma schiettamente “politico”. Era l’offerta a quel paese di proporsi come soggetto attivo del grande tentativo di conciliare, o avvicinare, l’Islam alla scienza moderna, superando le fratture o le incomprensioni che hanno reso finora difficile il dialogo. Purtroppo la Turchia sta attraversando un momento difficile, e l’appuntamento è stato trasferito a Bruxelles. Forse, lo spostamento può oggi rivelarsi anche utile, in quanto può riverberare i suoi (sperabili) successi sui lavori e le prospettive dal Parlamento Europeo, sempre più investito di questioni relative alla ricerca e alla libertà della scienza. Bruxelles è anche un buon punto di riferimento per un dialogo con gli USA che sembra quanto mai necessario, urgente ed anche fecondo di risultati, dopo l’elezione di Barack Obama alla Presidenza. Nel suo discorso di accettazione, Obama ha detto: “Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di diritto e piegheremo le meraviglie della tecnologia per migliorare le cure sanitarie e abbassarne i costi. Metteremo le briglie al sole e ai venti e alla terra per rifornire le nostre vetture e alimentare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università per soddisfare le esigenze di una nuova era”. Subito dopo, Obama ha riaperto il discorso sia sulle staminali che sull’aborto, con deliberazioni significative. Il nostro Congresso dovrà raccogliere queste parole e dare loro una risposta ed un seguito. Forse, siamo di fronte ad una possibile svolta nella cultura della libertà scientifica. Grazie all’incontro di Bruxelles, tra pochi giorni, la Coscioni potrà essere tra i protagonisti di questa svolta. E non solo in Italia, i nostri orizzonti di lavoro si sono ampliati: abbiamo instaurato rapporti interessanti in varie parti del mondo, abbiamo partecipato con diritto di parola all’ultimo Comitato di Bioetica dell’UNESCO, abbiamo ottenuto significativi riconoscimenti dall’AWID, la “Association for Women's Rights in Development”. Coltiviamo il sogno, impossibile ma generoso, che fu del filosofo Leibniz, di veder nascere una Società Mondiale della Scienza, una “comunità delle menti” che possa efficacemente contribuire a risolvere i problemi del nostro tempo.

Lunedì, 2 marzo, 2009 - 14:32

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