In Italia i ricercatori sono 26mila, il 40% del corpo docente, ma la loro attività non viene riconosciuta

I ricercatori fantasma

intervista di Annalisa Chirico

 

 

  Perché il ddl Gelmini non va? Perché si riconferma il sottofinanziamento dell’università e la questione dei ricercatori in ballo da 30 anni non viene ancora risolta. In Italia i ricercatori sono 26.000, il 40% del corpo docente, e svolgono un’attività di didattica, che non viene riconosciuta dal punto di vista legislativo. 
 La battaglia a tutela dei ricercatori a tempo indeterminato non rischia di diventare una difesa corporativa? Noi non vogliamo che tra cinque o sei anni avvenga una guerra tra poveri. La nostra non è una battaglia corporativa perché la richiesta di riconoscimento del nostro stato giuridico la chiediamo senza che  venga impiegata una risorsa finanziaria.  
 L’Italia, rispetto alla media europea, spende così poco e male? L’Italia spende circa lo 0,08% del PIL, molto al di sotto della media europea. Detto questo, se i soldi sono pochi, questo non ci autorizza a spenderli male. Il sistema universitario va finanziato come bene in sé, se vogliamo che il paese progredisca.   Non occorrerebbe una battaglia dei ricercatori contro gli sprechi nell’università? Certo. Per fare questo, per esempio, c’è un altro aspetto del ddl, che andrebbe approfondito: la cosiddetta governance. Questo ddl mette a sistema le competenze delle facoltà e dei dipartimenti, che spesso si sovrapponevano; questo però crea dei problemi per quanto riguarda la composizione del consiglio d’amministrazione e del Senato accademico, che prendono le decisioni fondamentali all’interno dell’ateneo. Così sarà più difficile avere un controllo su come vengono impieate le risorse.  
 Questo ddl, tra le altre cose, separa potere accademico e amministrativo e abolisce i compiti di ricerca delle facoltà a favore dei dipartimenti… Riguardo la divisione di competenze tra facoltà e dipartimenti, sono completamente d’accordo. Riguardo invece al Senato accademico e al cda ho delle perplessità: da questo ddl esce la figura di un rettore autocrate, che decide tutto, che nomina i componenti del cda. Il senato accademico viene esautorato di alcuni poteri perdendo la funzione di controllo rispetto a ciò che fa il cda. Così facciamo un passo indietro.  
 “Valutazione” è la parola chiave del Rae (Research Assessment Exercise), il modello inglese dove i professori vengono giudicati in base alle pubblicazioni degli ultimi 5 anni e ogni dipartimento riceve soldi in base alla qualità della sua offerta didattica. Che ne pensa? Se noi dobbiamo valutare la carriera di una persona che lavora all’interno di un’università, che non è un ente di ricerca, non possiamo limitarci a valutare l’impact factor, la produttività scientifica, ma anche l’attività didattica e per i medici l’attività di assistenza
  Non crede che sarebbe meglio scindere didattica e ricerca? Sono nettamente contrario. Non possiamo lasciar scadere l’università da una parte super-liceo e dall’altra ente di ricerca. Ricerca e didattica sono intimamente interconnesse.  
 Il ministro Gelmini ha aperto alla possibilità di pensionamento dei professori a 65 anni: si liberebbero in pochi anni 30.000 posti. Il problema non è a quanti anni ma che si vada in pensionamento tutti alla stessa età; c’è una vita media che si sta allungando e tutte le età di pensionamento stanno salendo. Non possiamo ragionare che solo cacciando via qualcuno si fa posto a qualcun altro: bisogna finanziare di più l’università. 70 anni è un buon limite, l’importante è che venga rispettato.   
Avete annunciato che bloccherete i corsi di laurea per l’anno prossimo. Gli studenti devono preoccuparsi? Finché non ci verrà riconosciuto il lavoro in più svolto, ci limiteremo a svolgere quello attualmente riconosciuto. Abbiamo solo quest’arma: ci limitiamo a svolgere il lavoro che al momento ci è destinato. Qui è in gioco l’università, non solo per i ricercatori ma per tutti.    
 
 
 Marco Merafina è ricercatore alla facoltà di Fisica, Roma ‘La Sapienza’. Coordinatore Nazionale dei Ricercatori Universitari 
Lunedì, 9 agosto, 2010 - 17:02

1 commento

Merafina ma hai ancora il

Merafina ma hai ancora il coraggio di spacciarti per coordinatore nazionale dei ricercatori universitari? Ma chi ti ha mai nominato a questa carica? Non ho ancora trovato un ricercatore che sia uno in Italia che ti abbia nominato suo coordinatore!!!

Ma non ti vergogni neppure un po'? Il movimento dei ricercatori è nato proprio per opporsi alla tua ope-legis, e ancora trovi la faccia tosta di autopresentarti come coordinatore nazionale? Ma perchè non la pianti e ricominci a fare il tuo lavoro di ricercatore?

 

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