L’ex Ministro della Salute a Agenda Coscioni: “Questo Governo non prende impegni per i disabili”.

I bisogni della salute non hanno vincoli (intervista a Livia Turco)

di José De Falco

 

Livia Turco, parlamentare del PD, ex ministro della Salute, è stata la persona che ha curato la prima bozza o quello che dovevano essere i LEA, prima che venissero bloccati dal governo successivo: il governo Berlusconi. 
In parlamento è stato udito il viceministro dell’economia Vegas, c’è qualcosa di nuovo nelle sue parole? Assolutamente no. Ha detto “temiamo che costino molto e quindi continuiamo a fare delle verifiche”; per cui è stata una esposizione tecnica, ha detto cose che gli addetti ai lavori conoscono, su come sono fatti i LEA, dopodiché sull’assunzione di una responsabilità politica non è stato fatto nessun passo in avanti. 
Quindi sostanzialmente un’interlocuzione meramente burocratica, come se aveste parlato con un dirigente del Ministero dell’economia e non con il governo stesso che ha l’obbligo di dare risposte. Purtroppo succede così. Pubblicare o non pubblicare, adottare o non adottare il decreto sui LEA è una scelta politica e su ciò concordo, perché quando li adottammo fu una dura scelta politica perché quell’ aggiornamento significò certamente una copertura finanziaria adeguata. Il fatto che il governo non si sia preso nessun impegno sul futuro è una scelta tutta politica.
 Questa situazione è disarmante anche rispetto a quello che significa questo strumento di erogazione di servizi essenziali alla popolazione. Quando Lei si era occupata dei LEA, ed era proprio agli ultimi sgoccioli della legislatura, aveva detto che c’era la copertura economica; come mai la ragioneria dello stato ha rifiutato la bollinatura? Lavorammo sui LEA fin dall’inizio del governo Prodi; il decreto poi pubblicato fu figlio del Patto per la salute che incrementò il fondo sanitario nazionale nel giro di due finanziarie, da 90 a 102 miliardi di euro, e investimenti da 17 a 23 miliardi di euro. Partivamo da una situazione di pesante sottofinanziamento del sistema sanitario; insieme ad un adeguamento delle risorse, scritte in finanziaria, con finanziamento triennale. Trovate le risorse, ci mettemmo a lavorare sull’aggiornamento dei LEA e lo facemmo con una pratica di collaborazione con le associazioni, con gli operatori sanitari, con le regioni, con il Ministero del Tesoro e della Dalute. Arrivammo ad un accordo in conferenza unificata; ci fu un contrasto con il Ministero del Tesoro, in particolare con la ragioneria, perché essa voleva garanzie non tanto sulla copertura, che era già garantita, ma sull’applicazione effettiva del decreto negli anni futuri. Vorrei ricordare che quel decreto ebbe la firma dell’allora Ministro del Tesoro Padoa Schioppa, un Ministro di certo rigoroso. Ebbe la firma quindi della struttura politica sulla base di una decisione politica; e all’obiezione che ci fece la ragioneria, cioè il possibile aumento dei costi negli anni, noi rispondemmo costituendo in sede di conferenza unificata una task-force che aveva il compito di monitorare l’andamento dei LEA e quindi dei possibili costi aggiuntivi. Ritenemmo e ritengo ancora oggi che quella della mancata bollinatura della ragioneria sia stata in realtà un pretesto per rivedere i LEA per due ragioni: la prima, questo governo si è distinto nel cancellare tutte le cose del governo precedente, e poi perché questo governo, a partire del decreto 112 del luglio di due anni fa, per arrivare alla manovra attuale, ha iniziato un definanziamento del servizio sanitario nazionale. Quindi la questione è tutta ancora una volta di scienza politica, soprattutto perché questo governo ha invertito l’approccio che avevamo tenuto. Noi avevamo detto che sarebbe stato difficile trovare un equilibrio tra sostenibilità finanziaria e bisogni di salute; questo governo ha invece affermato che si deve definire un vincolo economico e all’interno di questo possono essere definiti i LEA. Si è persa la priorità dei bisogni di salute e quindi è comprensibile la risposta che oggi ci è stata data dal viceministro. Questa è una scelta politica, perché colloca i LEA entro il perimetro di un vincolo finanziario che è quello della manovra e certamente rispetto a questo perimetro può darsi che il costo sia superiore. Ma ripeto, si tratta di una scelta politica. Noi abbiamo fatto una proposta oggi, che almeno il governo si faccia carico di alcune gravissime emergenze, perché i livelli essenziali di assistenza sono fatti di più cose, tra queste due particolarmente importanti: il nomenclatore tariffario che regola i rimborsi delle protesi e degli ausili per le persone con gravi disabilità, penso ai comunicatori per i malati di Sla. L’altro è il decreto che riconosce le malattie rare. Tema importantissimo poiché chi ha una malattia rara vive un vero e proprio calvario perché deve far conoscere la propria patologia per poter accedere ai farmaci e ai servizi. Riconoscere le malattie rare è indispensabile per poter accedere ai servizi e alle cure farmacologiche. Questo decreto lo fece l’allora Ministro Bindi e da allora non è mai stato aggiornato e son passati altri 10 anni; e la stessa cosa per il nomenclatore. 
Anche Lei aveva lavorato ad un aggiornamento, bloccato incredibilmente da anni; bisognerebbe aggiornarlo ogni tre anni, mi sembra che invece risalga al 96-99. Certamente. Per essere chiari gli ausili per le persone che hanno disabilità cambiano. Ci sono delle prestazioni maggiori, c’è un’evoluzione anche delle patologie, questo è un argomento particolarmente sentito. Se c’è una persona con una grave disabilità che può contare su di un ausilio ma questo ausilio se lo deve pagare di tasca propria o se invece questo viene riconosciuto dal servizio sani tario nazionale, questo invece fa una grande differenza. Stiamo parlando di cose essenziali, soprattutto per chi è più in difficoltà. 
Scusi voi cosa avete proposto, abbiamo detto i punti ma non la proposta. Di scorporarli? Di anticiparli? E cosa ha risposto il viceministro? La proposta era quella di scorporarli e di adottare almeno questi. Ma anche su questo c’è stata una risposta assolutamente vaga.
 Quindi ad oggi nessun impegno da parte del governo sull’assunzione di questi provvedimenti che sono essenziali per la salute e la qualità della vita di molti cittadini. Penso che dovremmo portare avanti una battaglia di mobilitazione congiunta, noi in parlamento e le associazioni, per strappare almeno questo risultato, che queste due parti vengano adottate. 
Lunedì, 9 agosto, 2010 - 15:38

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it