Hanno scritto di lui

 La scomparsa di Luca Coscioni ha scosso profondamente le nostre coscienze. Luca è stato un grande uomo, paladino della battaglia per la libertà di ricerca scientifica, straordinario testimone di impegno in difesa della vita e del diritto dei malati di poter decidere sulla propria vita e sulla propria morte. Non c’è traccia alcuna di “pietas” nella sua storia, non vi è traccia alcuna di quel rispetto per la vita umana. La classe politica deve battersi affinché vengano date risposte concrete alle richieste che Luca ha testimoniato con la sua stessa vita, facendo del proprio corpo una battaglia in difesa della libertà di ricerca. Il suo percorso di vita, la sua sofferenza ci inchiodano alle nostre responsabilità di legislatori. Io credo che una politica che non abbia il coraggio di compiere scelte, anche difficili, non sia degna di questo nome. L’accanimento terapeutico con il quale si protrae questa finzione di vita non è accettabile, manca di umana pietà. Antonio Di Pietro La politica gli deve gratitudine Il ricordo politico principale di Luca Coscioni è il ricordo della sua stessa vita. Non credo si possa fare elogio più grande all’impegno civile di un uomo. Ho trovato in uno scritto di Luca Coscioni la consapevolezze di questa straordinaria impresa nella quale la politica e la dimensione umana si incontrano in un’eccezione che tuttavia sa indicare a tutti un orizzonte possibile di essere assunto, almeno come tale, come orizzonte cioè, anche dai molti. Così scriveva Luca Coscioni: “In primo luogo, il significato della mia esistenza è quello di viverla, così come mi è consentito, punto e basta. Nella mia avventura radicale, la cosa più importante, che penso di essere riuscito a realizzare, è quella di aver fatto di una malattia, una occasione di rinascita, e di lotta politica. Di aver avuto la forza e il coraggio, di trasformare il mio privato in pubblico. Di avere ribadito che la persona malata è, innanzitutto persona, e come tale, ha diritto a vivere un’esistenza piena, e libera, contro il senso comune e le ipocrisie quotidiane, che vorrebbero, invece, relegarci in una terra di nessuno”. Di quella giovane e così intensa vita è difficile parlare da parte di chi l’ha conosciuta solo da lontano, per rispetto e per pudore. Ma della gratitudine che gli deve la politica si può, anzi si deve parlare. Tanto più quanto la politica ci appare oggi per lo più deprivata, impoverita, servile. Se ne deve parlare, perché la gratitudine possa essere come il sale della terra, per restituire alla politica il senso che potrebbe e dovrebbe avere, il senso della liberazione. Luca Coscioni ha inventato, e i Radicali con lui, in quell’esperienza straordinaria, forme di partecipazione che sembravano impossibili anche perché, fino ad allora, sconosciute. In condizioni difficilissime, tanto da apparire impossibili, ha reso possibile e necessario alla sua vita l’impegno politico. E ha costretto la politica, almeno per un momento, a pensarsi e a confrontarsi con la sua missione più impegnativa, quella del rapporto con la vita, anche con la nuda vita. Luca Coscioni è stato testimone di speranza. Un militante della politica, con gratitudine, ancora così lo si ricorda. Fausto Bertinotti Le sue battaglie ancora più urgenti A quattro anni dalla morte di Luca, le sue battaglie rimangono di estrema attualità ed ancora più urgenti. Quello che lo fa grande con il passare del tempo è stata la scelta di fare della grave malattia che lo colpì ragione di impegno politico. Quanti di noi al suo posto si sarebbero concentrati su se stessi accentuando l'egocentrismo ed il disinteresse per gli altri e per la vita? Per questo la sua testimonianza è stata eccezionale. Ricordo che parlando con una compagna al tempo delle "liste Coscioni" mi disse :" ammiro per molte battaglie i radicali ma questo fatto di strumentalizzare i malati proprio non lo condivido." Ricordo che risposi "ma guarda che non sono i radicali a parlare per lui, è lui il protagonista" e mentre dicevo queste parole io stessa prendevo coscienza di questa nuova realtà che grazie a Luca si apriva nella politica.Dove sta scritto, infatti, che la politica la debbano fare i sani meglio se belli e aitanti? Non è invece uno dei motivi della crisi della politica il fatto che essa sia sempre più distante dai soggetti che ne dovrebbero beneficiare? Chi sta bene, ha un buon reddito e sufficienti conoscenze per navigare sicuro che interesse ha a cambiare le cose? Non siamo già pieni di gente che strada facendo ha dimenticato le motivazioni del proprio impegno e perso per strada la passione? La scelta di Luca ha toccato l'esseza dell'impegno polico e civile che è condividere una lotta e lasciarne il testimone ad altri che possono continuarla e beneficiare dei risultati, un atto politico di grande generosità e di amore per la vita. L'associazione che porta il suo nome sta facendo esattamente questo perciò, il miglior modo per ricordarlo è sostenerla Pasqualina Napoletano Una testimonianza cristiana “C'era un tempo per i miracoli della fede. C'è un tempo per i miracoli della scienza. Un giorno, il mio medico potrà, lo spero, dirmi: Prova ad alzarti, perché forse cammini. Sono parole di Luca Coscioni. Parole piene di speranza e, perché no, di fede, la possibilità di credere. Ricordo con ammirazione l’impegno di Luca Coscioni per una battaglia di civiltà. Una vita vissuta a lottare non tanto per se stesso quanto per affermare il principio del diritto alla vita che è una testimonianza propriamente cristiana. Proprio la vicenda di Luca deve porre fine a una diatriba tutta ideologica dove a contrapporsi non sono cattolici e laici, ma da una parte gli anticlericali e dall'altra una curiosa compagnia di atei devoti e integralisti. Mi sono sempre dissociato dalle cagnare supercattoliche rivolte più a piacere alle gerarchie che a scuotere le coscienze. Sui temi etici sarebbe conveniente fare meno crociate e avere un atteggiamento più composto e riflessivo. La vita appartiene a Dio per i credenti e alla natura per chi non crede. A Luca, nel quarto anniversario della sua scomparsa, vanno il mio pensiero e i miei sentimenti di gratitudine per la lezione che ci ha lasciati e il mio cristiano ricordo nella preghiera. Gianfranco Rotondi La ricerca al servizio della vita Voglio ricordare Luca e la sua battaglia per la ricerca scientifica proprio pensando a come,anche in questi anni, proprio il lavoro di tanti ricercatori al servizio della vita e della solidarietà ,abbia contribuito nella lotta contro nuove e vecchie patologie. In questo senso tutte le iniziative a sostegno della ricerca sono un modo concreto per ricordare ed onorare la coraggiosa azione di Luca Coscioni. Alfonso Pecoraro Scanio 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 14:22

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