Uno sguardo alla “bioeccezione” francese

Gli “Stati Generali della Bioetica”

di Elettra Filardo

Per sei mesi il Ministero della Salute ha intrapreso una serie di incontri di formazione per discutere, anche insieme ai cittadini, circa le principali questioni bioetiche, in vista di una riforma di legge che avverrà nel 2010

A quasi trent’anni dalla nascita del primo bambino in provetta nel 1981 e quindici anni dopo essersi dotata di una legge quadro in materia di bioetica (1994), la Francia rivede i fondamenti delle sue leggi per dare risposta ai problemi morali sollevati dalla ricerca medica, biologica e genetica.
Dopo una prima revisione delle leggi nel 2004, che ha previsto il suo aggiornamento ogni cinque anni per prendere in considerazione ed adeguarsi ai rapidi progressi scientifici e all’evoluzione della società, le leggi di bioetica subiranno una nuova revisione nel 2010. Proprio in questa prospettiva il Ministero della salute ha deciso di intraprendere una strada innovativa non lasciando le decisioni in esclusiva ai politici, ma cercando di dare risposte condivise a temi così delicati tramite la consultazione dei cittadini.
Con questo obiettivo sono stati organizzati “Les Etats généraux de la bioéthique” (gli Stati Generali della Bioetica) che per circa sei mesi hanno visto la partecipazione di centinaia di cittadini che hanno potuto esprimere la propria opinione attraverso un sito internet interattivo ,www.etatsgenerauxdelabioethique.fr, quasi duecento incontri e week end di formazione e, infine, tre forum regionali organizzati a Marsiglia, Rennes e Strasburgo. A tali incontri hanno partecipato dei panels rappresentativi composti da “jurés citoyens” guidati da specialisti in ognuna delle tre grandi aree tematiche prese in considerazione: la ricerca sulle cellule embrionali , la diagnosi prenatale e preimpianto; la procreazione assistita; il trapianto e la donazione di organi.
Il 23 giugno,nel colloquio nazionale conclusivo, agli esperti, in particolare il Ministro della Salute, Roselyne Bachelot, e il Professor Jean Leonetti, presidente degli Stati generali della bioetica, è spettato il compito di fare una prima sintesi delle indicazioni emerse nel corso dei tre incontri, oltre che dal sito internet. Lo stesso Professor Leonetti presenterà, presumibilmente in autunno, al Presidente Sarkozy e all’Assemblea Nazionale un rapporto finale che andrà ad aggiungersi agli orientamenti precedentemente espressi da alcuni organismi ed istituzioni specializzate, come l’Ufficio parlamentare di valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche, dando, così, avvio all’iter di revisione delle leggi di bioetica.
I cittadini francesi hanno mostrato di non essere né troppo conservatori né completamente disposti a concedere modifiche rivoluzionarie. Di ampie vedute su alcuni temi come la necessità di aumentare il numero dei donatori di organi anche facendo ricorso a donatori viventi, così come sul progresso della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane - oggi vietata in Francia salvo che per alcuni progetti di ricerca accettati a titolo derogatorio e temporaneo (fino al 2011)- al quale i cittadini francesi non vorrebbero rinunciare “essendo fortemente convinti dell’importanza di queste ricerche” come ha affermato lo stesso Leonetti, seppur con una certa prudenza rivelata dalla proposta di dirigersi verso un regime di autorizzazione inquadrata da rigide regole. I cittadini francesi hanno mostrato una certa apertura anche in relazione alla procreazione assistita andando al di là del quadro legislativo esistente che la permette solo per le coppie eterosessuali sterili. Inoltre se è vero che la cittadinanza francese sembra essere piuttosto restia all’utilizzo di questa tecnica per le donne celibi e le coppie omosessuali, allo stesso tempo è parsa disponibile ad aperture sulle adozioni da parte di quest’ultime.
Netta opposizione, invece, per quanto riguarda “l’utero in affitto” in quanto in questo caso sulla comprensione del desiderio di avere figli prevale il timore della mercificazione del corpo umano. Infine un notevole passo avanti - volto a uniformare la legislazione francese a quella della gran parte degli Stati europei- riguarda la possibilità di infrangere l’anonimato dei donatori di gameti al fine di garantire a tutti il diritto di conoscere le proprie origini.
È importante notare che le indicazioni emerse nella consultazione non vanno valutate alla stregua di un sondaggio, metodo che implica risposte nette, ma come una riflessione aperta che ha coinvolto un pubblico diversificato e ha dato risposte complesse e non ultimative. Inoltre a differenza degli esperti di bioetica che hanno spesso posizioni prestabilite e dei legislatori spesso troppo fedeli a certi dettami sociali e familiari, “i cittadini sono sembrati più liberi e senza tabù”, come ha dichiarato la genetista Axel Khan una degli esperte presenti all’incontro conclusivo.
La consultazione di un pubblico di cittadini e di esperti prima di legiferare rappresenta una novità assoluta in Francia così come in tutto lo scenario europeo. Si tratta di un bell’esempio di democrazia partecipativa per far conoscere norme e pratiche correnti e coinvolgere il cittadino in una riflessione sui valori di fondo che devono ispirare il legislatore, e sul senso del progresso della scienza e della medicina.
Se dovremo aspettare il primo semestre del 2010 per verificare se le indicazioni dei cittadini orienteranno realmente le scelte del legislatore francese, nel frattempo non possiamo che chiederci cosa avrebbero risposto i cittadini italiani se fossero stati chiamati ad esprimersi sugli stessi temi. Difficilmente lo sapremo, difficilmente lo Stato italiano rinuncerà ad imporre le leggi in materia dall’alto, sempre che prima o poi riesca quantomeno a seguire l’esempio francese dotandosi di una legge quadro di bioetica.
Rischiamo in tutti i casi di rimanere con un grande rimpianto: perché non lasciarsi contagiare dall’eccezione francese?
 

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 16:27

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