Giurisdizioni internazionali contro i nuovi regimi

di Marco Cappato

 Il diritto di un cittadino tossicodipendente a non rischiare di morire di overdose, di una donna a non morire di aborto, di una persona disabile ad ottenere la strumentazione con la quale recuperare facoltà perdute, non sono soltanto rivendicazioni per buone politiche, laiche e tolleranti su singoli temi specifici.Rappresentano innanzitutto libertà fondamentali per ogni donna e uomo sulla faccia della Terra. Alcune di queste sono già riconosciute da tempo, almeno sulla carta, come diritti umani universali, a partire dal diritto alla salute. Altre, come la libertà di non essere torturati da cure indesiderate nelle ultime fasi di una malattia, sono conquiste più recenti a livello sia nazionale che internazionale. Tutte compongono, nell'insieme, una concezione della vita e delle istituzioni in grado di rivoluzionare gli attuali assetti di potere.

 

Il Partito radicale, nonviolento transnazionale e transpartito che si riunisce con un Congresso a Chianciano, ha deciso di darsi come priorità l'attivazione delle giurisdizioni ad ogni livello per l'affermazione di diritti umani ancora violati. Dopo le campagne vittoriose per l'istituzione del Tribunale ad hoc sui crimini nell'Ex-Yugoslavia, Corte penale internazionale, la moratoria sulle esecuzioni capitali, il Partito radicale prosegue l'impegno per rafforzare le istituzioni transnazionali, ad esempio aiutando i cittadini di ogni parte del mondo a vedere rispettati i propri diritti. L'Associazione Luca Coscioni, come soggetto costituente il Partito radicale, vuole fare la sua parte, aiutando le persone a entrare in contatto con reti di associazioni e gruppi che si occupano di temi specifici - disabilità, eutanasia, droga, aborto, libertà di ricerca -  e raccolgono casi individuali di violazione del diritto umano alla salute per sottoporli alle giurisdizioni nazionali e internazionali.

 

La posta in gioco non è soltanto quella, di per sé importantissima, delle singole storie personali, in particolare in Paesi autoritari che negano alla radice le libertà fondamentali. Il pericolo da contrastare è anche quello della progressiva erosione della libertà e della certezza del diritto anche nei Paesi cosiddetti democratici. “Dal corpo dei malati al cuore della politica” non è uno slogan, ma il titolo di un manifesto di responsabilizzazione degli individui di fronte alle nuove scelte che la scienza rende possibili e che un potere spaventato cerca di sopprimere, ammettendole solo come privilegio di casta e di censo. Le realtà sociali nascoste e negate dall'affermazione dello Stato etico sono, al contrario delle condizioni “di classe” che portarono alla nascita del movimento operaio e sindacale, scarsamente organizzate, spesso materialmente impossibilitate (pensiamo ai disabili gravi) ad una presa di coscienza di sé che si traduca anche in forza di pressione, di quell’interposizione fisica dei “corpi” che si manifesta nelle manifestazioni, negli scioperi, nei cortei. La violenza contro i corpi riesce tutt'al più a scatenare reazioni individuali o di piccoli gruppi dipendenti in tutto e per tutto dalle elargizioni e concessioni fornite da quegli stessi organi ed enti che ne assicurano la sofferenza e l'abbandono. Attivare le giurisdizioni internazionali anche relativamente al mondo dei malati e dei disabili, nonché alle libertà dell'insegnamento e della scienza, significa perciò individuare un primo sottile filo da tirare per trasformare la rabbia e la disperazione individuali in obiettivi organizzati. Se poi tali obiettivi ed esperienze fanno rete e raggiungono la massa critica necessaria per uscire dalla clandestinità imposta dalla censura o dal conformismo, e se riusciamo a incrociare un sentimento profondo della gente, allora proprio da questi fronti può partire nuova linfa per il rilancio della speranza democratica nel mondo.

Non solo. C'è un'altra ragione per la quale gli obiettivi dell'Associazione Luca Coscioni sono parte integrante - costituente, appunto - del progetto del Partito radicale. Come sempre ci ricorda il nostro Co-Presidente Gilberto Corbellini, il metodo scientifico è in quanto tale costitutivo del metodo democratico. Proprio sul piano storico possiamo affermare che i principi con i quali si è affermata la scienza moderna, come la verifica empirica, la messa in discussione di verità dogmatiche, la fallibilità e il relativismo, hanno giocato un ruolo fondamentale, a volte persino anticipatore, nella costruzione delle istituzioni democratiche. Non è un caso  dunque se per affrontare i grandi problemi del nostro tempo, non solo relativi al “corpo dei malati”, ma anche al pianeta malato di sovrappopolazione, fame e devastazione ambientale, va colmato con urgenza l'enorme divario apertosi  tra scienza e potere.

Un divario  a cui dovremo dare un contributo per provare a colmare, già a partire dal   Congresso del Partito radicale, che si terrà a Chianciano dal 17 al 20 febbraio.

Mercoledì, 2 Febbraio, 2011 - 18:30

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