Gaetano Valentino

di Gaetano Valentino

L' assistenza personalizzata: un sogno in un paese incivile

Mi chiamo Gaetano Valentino*, ho cinquantasei anni e vivo a Minturno (LT). Sono disabile, ho la Distrofia muscolare. In passato, fino a quando non sono venuti a mancare, sono stato assistito dai miei familiari. Mio fratello, deceduto il 17 marzo 2008, mi ha assistito per ben venti anni. Dopo la sua morte, avendo deciso di restare nel mio paese, dove ho affetti ed amici, mi sono rivolto alle istituzioni per avere un aiuto che mi permettesse di realizzare il mio legittimo desiderio di vivere in casa mia, predisposta per tutte le mie esigenze.

Diverse Leggi tutelano i disabili gravi, per esempio la Legge Regionale N.20 del 23 novembre 2006, che istituisce un fondo per le persone non autosufficienti. Questa legge mi sembra chiarissima. Leggendo gli articoli 3 e 6 si viene a sapere che se il disabile vuole evitare il ricovero in una struttura RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale), può essere stabilito un piano d’intervento che gli assicuri un'assistenza per tutto il giorno e con personale qualificato di suo gradimento. Il tutto a spese del Comune e della Regione. Il 28 Maggio 2008 ho presentato una domanda al Comune di Minturno, con richiesta di applicazione della Legge Regionale N.20. Il Comune non ha saputo dare una risposta alla mia richiesta di aiuto, a parte una ridicola quanto offensiva offerta di denaro, 300 euro al mese, palesemente insufficiente per far fronte alle mie esigenze sociosanitarie. Ho dignitosamente rifiutato, attivandomi personalmente, riuscendo ad andare avanti alla meno peggio per circa un anno, aiutato da amici e "volenterosi".

Nel Febbraio 2009, la Provincia di Latina ha inviato al Comune di Minturno la somma di 15.000 euro, destinata ad essere usata per il piano di assistenza personalizzato da me presentato a suo tempo, ma il Comune non ha dato l'avvio al piano, preferendo l'erogazione di un assegno mensile di 1.550 euro in mio favore, lasciandomi l'incombenza di provvedere personalmente alla mia assistenza. Dalla mia esperienza posso quindi concludere che vigono l'ignoranza, l'incompetenza e l’arroganza, unite ad un comportamento elusivo e sfuggente. Le responsabilità sono rimpallate da un ufficio all'altro, da un impiegato all'altro, in un balletto surreale. Una vergogna. Un Paese non può dirsi civile se non consente a tutti i cittadini di vivere nel modo che essi ritengono più consono alle proprie esigenze, tanto più se si tratta di persone che sono state meno fortunate. In mancanza di una sua applicazione, propongo l'abrogazione della Legge Regionale N.20, rivelatasi una legge truffaldina, che illude i disabili gravi, facendo credere loro di poter usufruire di un'assistenza assidua e costante da parte di personale qualificato scelto dall'interessato.

*Gaetano è Consigliere generale dell’ Associazione Luca Coscioni
 

Venerdì, 21 maggio, 2010 - 12:15

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