Fuori la politica dalla scelta dei dirigenti

di Salvatore Rubino

Occorre cambiare le modalità di selezione per avere più efficienza.

Per quanto concerne la trasparenza è chiaro che è fondamentale il criterio di selezione di coloro a cui affidiamo il governo della sanità, più che della salute. Quello a cui ho potuto assistere con il progressivo e logico decentramento verso le regioni della funzione di governo della sanità è lo scadere, in realtà, dei modi, dei criteri, e dei risultati delle selezioni dalle quali venivano fuori i dirigenti. I motivi sono noti a tutti, ma dicendo questo non si vuol colpevolizzare la classe politica. A questo punto varrebbe la pena nella selezione di tornare ad un modello precedente: concorsi nazionali, commissioni lontane dalle regioni in cui andrà il dirigente, insomma cercare di assumere tutte quelle precauzioni e cautele che diano più garanzie. Non sarebbe facile sottrarre alle regioni il governo di questa impresa, di questa iniziativa, ma si potrebbe garantire al cittadino la qualità dei prescelti. Il secondo criterio di trasparenza è il modo di rapportarsi del professionista con il cittadino. Manfellotto giustamente si preoccupa della diagnosi. Noi potremmo dunque limitare la valutazione sui medici ad altri aspetti che non siano la diagnosi: denunciare i medici assenteisti, ad esempio. Il modello anglosassone riveduto e corretto potrebbe essere adattato alla nostra situazione italiana. Terzo punto: nell’insegnamento universitario bisognerebbe fare qualcosa di più; di fatto oggi il medico esce con una laurea, come ci uscii io quaranta anni fa, senza una reale preparazione. Bisognerebbe corredare, pertanto, l’insegnamento universitario con altri aspetti, come questi problemi attuali, che consentano al medico di avere gli strumenti conoscitivi di alcune realtà con cui andrà a scontrarsi. Il giovane medico, diverso dal giovane medico di un tempo, oggi il paziente lo vede poco. Anche su questo punto bisognerebbe fare qualcosa.

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 14:58

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