Filosofo cattolico contro l'accanimento

di Giovanni Reale

Reale: se preferisco lasciare alla natura il suo corso, mi sento molto religioso, in quanto dico a Dio, sia fatta la tua volontà

Gentile Signora Welby, mi pare che sull'eutanasia si siano fatti numerosi errori da varie parti. 1) L'eutanasia è morte provocata con mezzi o con sostanze su un malato terminale, non rispettando lo sviluppo naturale della malattia e la sua conclusione naturale. 2) La terapia imposta a suo marito e la nutrizione artificiale imposta per diciassette anni alla Englaro rientrano, a loro modo, tra le forme di accanimento terapeutico. 3) Chiedere la loro sospensione, pertanto, non ha nulla a che vedere con l'eutanasia, ma rientra in quella libertà che non può essere negata a nessun essere umano che chiede che la sua sorte sia riconsegnata alla natura stessa e sottratta a costrizioni tecnologiche, che non sono affatto naturali, bensì artificiali. 4) Come un malato deve sottoscrivere l'accettazione di essere sottoposto a operazioni chirurgiche (anche alle più semplici), il che implica che lo si ritenga "libero" anche di non accettare l'intervento, così deve essere anche nel caso in cui venga a trovarsi nella necessità di terapie in vario modo invasive (e quindi forme di accanimento terapeutico). Il malato deve avere: a) la libertà di accettarle o di non accettarle; b) deve essergli riconosciuta la libertà di essere esonerato da quelle terapie, quando esse divengano per lui insostenibili. 5) In questo caso il malato chiede che gli venga concessa la libertà di essere rimesso in mano all'evolversi degli eventi, stabiliti dalla natura stessa. 6) Io, come credente, sono sicuro che questo sia assolutamente lecito e giustissimo: la natura l'ha creata Dio, la tecnologia è opera dell'uomo. Se io preferisco, alla fine della mia vita (che Dio stesso mi ha dato), lasciare alla natura (che Lui stesso ha creato) il suo corso, e non alle tecniche messe in atto dall'uomo, sono ben lontano dal commettere un atto irreligioso, anzi addirittura mi sento molto religioso, in quanto dico a Dio: è venuta per me la fine, sia fatta la tua volontà (come vuole la natura), senza bisogno che intervenga l'uomo con le sue tecniche. 7) Ciò non toglie, naturalmente, che altri uomini dicano invece: fatemi sopravvivere il più a lungo possibile; la tecnica mi difenda dalla morte per tutto il tempo possibile. 8) La decisione, in ogni caso, deve essere lasciata all'uomo, che ha avuto da Dio il grande dono della libertà, perfino quella di non credere in Lui e di opporsi a Lui. 8) Spero proprio che non accada che lo Stato faccia una legge nella quale si sostituisce alle decisioni del malato, e che quindi costruisca un "monstrum" giuridico, pretendendo di arrogarsi il diritto di stabilire lui se, come e quando io possa morire. 9) La Englaro non è stata fatta "vivere" per diciassette anni, ma con l'alimentazione artificiale le si è prolungata una sua sopravvivenza biologica pagandola al prezzo di vera vita, si è in qualche modo prolungata la sua agonia per diciassette anni. 10) La Chiesa nel suo Catechismo degli adulti (cfr. La verità vi farà liberi, § 1035) dice: "Neppure la rinuncia al cosiddetto 'accanimento terapeutico' va confusa con l'eutanasia. Le cure enormemente costose, e prive di consistenti vantaggi per il paziente, vengono omesse lecitamente e perfino doverosamente. Il malato ha diritto a morire con dignità". 11) Non mi si dica che una nutrizione artificiale, con tutto ciò che essa comporta, sia "naturale" e che la sua interruzione sia una forma di eutanasia. Si tratta di sofismi nominalistici, cui risponderei con l'ironia degli antichi: nel caso in cui vengano a mancare cavalli e restino solo degli asini, si faccia una legge che stabilisca che tutti quelli che sono asini siano detti e considerati cavalli.

Martedì, 10 marzo, 2009 - 13:56

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