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Eutanasia, atto misericordioso

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Spero di non dovermi mai trovare nelle condizioni di Eluana o di chiunque non possa far udire la propria voce riguardo a come gestire la propria vita, che è privata, NON pubblica come sta accadendo. Nessuno al di fuori dell’interessato ha l’autorizzazione di disciplinare una prigionia involontaria e ingiusta come quella di Eluana. Interrompere la prestazione delle cure NON significa privare Eluana di "cibo e bere", è incredibile come la disinformazione sollevi prese di posizione ignoranti ed irrispettose. Eluana riceve farmaci da diciasette anni, antitrombolitici e antiepilettici, è intubata e costretta (sondino naso gastrico le introduce i nutrienti che non cadono per la forza di gravità nello stomaco!!) a digerire delle preparazioni alimentari apposite. Cateteri e clisteri asportano giornalmente i residui reflui. Ovvio che biologicamente il suo corpo riesca ancora a rispondere.

Eluana è costretta a mantener viva la scatola in cui la sua mente già riposa. E se al contrario fosse cosciente, credo bene che chieda di riposare! Sospendere le cure significa lasciarle affrontare un duro percorso lungo ben due settimane, durante il quale il suo corpo ovviamente cederà il passo alla morte. Ridicolo come in questi tempi moderni non si possa, invece, utilizzare la conoscenza farmacologica e medica per abbreviare questo percorso, accompagnando più velocemente e delicatamente chi sta soffrendo da troppo tempo. L’eutanasia (dal greco "morire bene") è un atto misericordioso, non un delitto. Spero che tutti, politici e popolino, possano in coscienza fermarsi a riflettere per poi tacere come giusto che sia. E pregare di non vivere mai un’esperienza simile. Flavia

Caro Beppino/1
Signor Beppino, le sono tanto vicina. Il nostro Stato si conferma con le ultime sue azioni contro Eluana e la vostra famiglia uno stato di non diritto e di sottosviluppo morale. Resista, ormai avete vinto, è solo questione di giorni. La vostra vittoria è la vittoria di tutti noi. È la vittoria dell’integrità e dell’amore per la vita. Vi pensiamo con solidarietà e affetto. Sperando di diventare dei genitori degni quanto voi. Da Ginevra. Elisa Banfi

Caro Beppino/2
Dopo questo ennesimo vergognoso atto da parte di un Governo che non capisce i veri bisogni dei suoi cittadini e che agisce in nome di una morale cattolica ottusa e ingiusta, vorrei che Lei sentisse l’affetto di una giovane donna, coetanea di Sua figlia. Credo, come essere umano e anche come medico, che la Vita abbia una sua dignità, che la morte anche la abbia, e che questo debba essere garantito a ogni uomo. Ho perso mio padre da molti anni, ma se mai penso di potermi trovare nella situazione di Sua figlia , è proprio un Padre come Lei che vorrei avere accanto. Con grande affetto, il mio abbraccio a entrambi. Laura

I medici che giudicano
Sono un’ostetrica e aiuto le mamme nel momento più bello, so di cosa stiamo parlando quando parliamo di nascita ma so anche di cosa parliamo quando parliamo di aborto, raschiamento, pillola abortiva, solitudine, gravidanze non desiderate e , la cosa peggiore, bambini rifiutati, abbandonati, aborti clandestini e morte (è a questo che si riferisce il medico quando dice "sicuro", di aborto si moriva, un tempo). L’aborto è una scelta estrema, drammatica in cui purtroppo la donna è sola, con poco o senza sostegno, spesso prevale un senso di disperazione e colpa.

Ma quando una donna sceglie questo percorso non possiamo anche noi lasciarla sola, costringerla ad un intervento chirurgico quando si potrebbe evitare, con il solo motivo che altrimenti "è troppo facile". Abbiamo il dovere di aiutarla a trovare il percorso meno umiliante e doloroso. Qual è questo percorso però deve essere lei a sceglerlo, nessuno ha il diritto di sostituirsi. Altrimenti non si tratta di aiuto ma di giudizio, arroganza e in molti casi anche d’ignoranza. Gabriella Pacini
 

Lunedì, 12 gennaio, 2009 - 20:30

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