Intervista a Marco Bellocchio

Essere radicale per non essere automa

di Gianfranco Cercone

Il regista di Vincere fa una panoramica della situazione politica attuale, dove gli ideali e le vere battaglie si possono trovare solo tra i radicali.

vincereCi sono diverse ragioni per parlare con Marco Bellocchio, una di queste, a noi radicali preme particolarmente, perché in occasione della presentazione del film al festival di Cannes, Marco Bellocchio ha fatto una pubblica dichiarazione di voto a sostegno dei radicali, dicendo che sono gli unici coerenti. È una dichiarazione forse un po’ inusuale nell’ambito di un festival cinematografico, volevo sapere com’è nata, se può illustrarcela meglio e precisare meglio le ragioni. «Io non sono un politico, ma l’ho fatta perché ne sono profondamente convinto, nel senso che nella storia del partito radicale, io sostanzialmente condivido tutta una serie di temi, di battaglie, passate vinte e presenti.

Poiché sono un ottimista e apprezzo la coerenza, ho deciso di votare per i radicali alle europee. Per il discorso del voto inutile, io da artista faccio l’elogio dell’inutilità, senza l’inutilità vivremmo come degli automi e poi, in questa situazione, in un clima di menefreghismo, disfattismo e depressione, affermare di riconoscersi in un partito, in una lista di persone non solo per bene e coerenti, le cui idee io condivido, mi sembra che valga la pena rischiare l’inutilità di non essere rappresentati. Anche non si arrivasse a quel famoso quorum, io credo che questo riconoscersi in questo partito valga la pena di farlo».

Capita a volte agli autori, quando vanno al festival di Cannes, di diventare un po’ i portavoce della situazione politica del loro paese. Non so se è capitato anche a lei di sentire gli umori dei giornalisti stranieri.
Dalla Francia all’America c’è sempre uno stupore, si è visto anche su grandi quotidiani europei e mondiali quanto loro siano informati. Effettivamente questo essere governati da un uomo così discusso è per loro incomprensibile, evidentemente hanno un concetto di democrazia diverso dal nostro. Io non ho voluto e non voglio assolutamente, fare paralleli facili tra Mussolini e Berlusconi. Certamente c’è un clima di menefreghismo, di assenza totale di idealismo e quindi di un consenso. Diciamo che non c’è niente da fare e andiamo verso chi forse ci promette delle cose materiali, delle sicurezze che poi sono solo verbali e questo clima sfiduciato produce quel consenso che assomiglia molto a quello che ebbe Mussolini nel decennio trionfale.
Io non voglio fare facili parallelismi però forse un altro elemento di analogia forse c’è, una delle ragioni per cui Mussolini scelse di fare internare in manicomio questa sua prima moglie è stato anche per non fare scandalo e per non compromettere la sua immagine agli occhi della chiesa con cui stava per avviare la politica di conciliazione che poi portò ai patti lateranensi. Quindi c’è una discrepanza tra la propria condotta e la morale professata e dall’altra una sudditanza alla chiesa.
Qui la cosa si fa più complessa perché Mussolini aveva delle idee molto chiare, perché dopo il concordato lui non ha avuto più nessun avversario. Oggi il discorso delle varie forze politiche è più complesso nel senso che l’unica forza veramente laica è il partito radicale, in cui io mi riconosco, al contrario sia l’opposizione sia Berlusconi e i suoi alleati cercano assolutamente di non disobbedire alla chiesa. Hanno fatto quei movimenti veramente reazionari, non dico criminali, ma reazionari, come nel caso della tragedia della povera Englaro, perché hanno paura che la chiesa non possa dare il suo appoggio.

Cosa ne pensa delle storie di Welby e della Englaro?
Preferisco parlare non da politico ma da cittadino, la tragedia della Englaro mi è sembrata un’atrocità contro questa possibilità di chiudere rispettando la volontà di lei, la sua vita. Addirittura con degli orrori, pensare che lei fosse ancora in grado di procreare … questa cecità da parte di uomini di governo di matrice socialista, dava proprio l’impressione che, pur sapendo che la fine fosse stata quella, loro dovevano a tutti i costi tenersi buona la chiesa, tenersi buono il vaticano. Questa sensazione è veramente orribile. Il discorso di Welby è diverso perché lui pur essendo in una situazione terribile ha scelto, visto che la sua vita era solo dolore supplizio, ha scelto di morire. Anche questo, in questi casi, io o trovo giusto e lo approvo. Quando dicono: “voi radicali avete fatto morire … “ questo è falso, c’erano delle sentenze fatte dai giudici, quindi attribuire ai radicali la responsabilità di aver fatto morire è profondamente falso, semplicemente è stata rispettata la legge e le sentenze.

Ha detto che sostiene i radicali perché sono gli unici laici coerenti. Cosa intende?
I radicali hanno dovuto navigare con disinvoltura non per sopravvivere o per difendere il loro potere, ma per difendere dei principi straordinariamente importanti, ricordiamoci le tante battaglie il cui merito principale è proprio dei radicali, l’aborto, il divorzio e tutte le altre, per difendere quelle importantissime idee laiche che solo loro continuano a difendere. Nella sostanza sono loro quelli che non transigono su certi principi.
 

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 12:19

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it