Neuroscienze/1

Emotiva e razionale: la morale è servita

di piergiorgio strata

Dalla filosofia alla neuroetica. Il ruolo della razionalità e delle emozioni nelle nostre decisioni etiche attraverso tre esperimenti...

La neuroetica sta diventando un argomento importantissimo nel campo della neuroscienza. Presenterò alcuni concetti sulla questione. Quando si parla di etica usiamo esclusivamente la razionalità, o anche delle componenti non razionali? Possiamo dissociarli? Nell'ultimo anno c'è stato un aumento crescente delle conoscenze su questo argomento grazie allo sviluppo di nuove tecnologie che attraverso metodi non invasivi riescono ad analizzare il cervello umano nel momento in cui la persona sta decidendo o pensando. I risultati ottenuti sono importanti anche in altri settori, come in quello che analizza come sono prese le decisioni, ad esempio quella di acquistare una macchina o un profumo. Questo campo appartiene alla neuro-economia.

I filosofi hanno sempre dibattuto per stabilire se le emozioni guidano le nostre decisioni o se l'etica debba essere guidata dalla razionalità. Chi ha ragione, chi ha torto? Nella parte dorsale del cervello c'è una zona che si occupa prevalentemente di razionalità. Mentre nella parte ventrale, sotto l'area della razionalità, abbiamo la parte emotiva, che è attiva quando siamo felici, tristi o preoccupati. Una parte importante di questo cervello emotivo è una zona che si chiama “insula”. Vorrei spiegarvi il ruolo della razionalità e delle emozioni nelle nostre decisioni etiche attraverso tre esperimenti.

Primo esperimento: immaginate una macchina che percorre una strada lungo la quale si trovano cinque persone che lavorano. Spingendo un bottone, avete la possibilità di deviare il percorso della macchina da destra a sinistra in modo tale che invece che colpire e uccidere cinque persone, ne colpisca solo una, che si trova sulla sinistra. Ho provato questo vecchio dilemma filosofico con i miei studenti per molti anni e ho chiesto loro se fosse etico schiacciare il bottone e salvare quattro persone, invece che una. Dall'80% al 90% rispondono, in linea con la letteratura, che questa scelta sarebbe etica. Nel secondo caso la stessa macchina passa sotto un ponte e sta per uccidere cinque persone. Avete però la possibilità di spingere una persona sui binari così da fermare la macchina e salvare le cinque persone. In questo caso il 10-20% degli studenti ritiene che la decisione non sia etica. Questo vecchio dilemma filosofico è stato recentemente proposto a persone mentre il loro cervello era sotto osservazione e i risultati dell'esperimento sono stati pubblicati su Science nel 2001 da Green e altri collaboratori. Questo paper dimostra che il primo quesito attiva solo la sfera razionale, il secondo determina anche l'attivazione della sfera emotiva dell'insula. La razionalità non può essere dunque il solo criterio di giudizio, ma nell'etica è coinvolta la sfera emotiva. In base ad un articolo apparso su Nature, le persone con una lesione nell'insula sono più portate ad accettare di spingere qualcuno sotto un'auto per evitare un disastro maggiore, a dimostrazione del fatto che la razionalità svolge un ruolo maggiore quando ci sono meno emozioni.

Secondo esperimento: un fratello e una sorella non hanno mai avuto esperienze sessuali e decidono un giorno di fare sesso con tutte le precauzioni e senza conseguenze. Quasi tutti diranno che il comportamento è inaccettabile dal punto di vista etico ma nessuno saprà spiegarne il perché. Un intervistato al quale è stato ripetutamente chiesto di dare una spiegazione razionale alla sua risposta si è limitato a dire: “Non so perché é sbagliato, ma lo è”. Si tratta di una reazione puramente emotiva.

Terzo esperimento: illustrerò il gioco dell'ultimatum. Chiedo a Marco di condividere con Kathinka parte dei 100 euro che gli ho dato. Entrambi sanno che il gioco si svolge una volta sola. Marco può decidere quanto dare a Kathinka, ma se lei rifiuta l'offerta, entrambi perderanno tutti i soldi. Se Marco decide di darle 50 euro, non ci sarà un rifiuto in quanto si tratta di una divisione adeguata, così come accade se Marco offre 40 o 30 euro. Tuttavia, nel caso in cui l'offerta sia inferiore, la maggior parte delle persone come Kathinka rifiuteranno e nessuno otterrà il denaro. Se si osserva il cervello del destinatario dell'offerta è interessante notare che quando Marco offre 10 euro, Kathinka, sebbene non dica nulla, è contrariata e c'é attivazione dei centri. Razionalmente parlando, Kathinka avrebbe dovuto accettare qualsiasi cifra, ma sono le emozioni a guidare le sue decisioni in questo caso.

Questi esperimenti dimostrano che il nostro cervello è portato a punire un comportamento ingiusto, anche a nostre spese. Altri esperimenti di questo genere dimostrano anche che il nostro cervello è portato a promuovere cooperazione ed altruismo, il vivere insieme in modo equo ed a punire gli atteggiamenti egoistici. Lasciatemi citare un interessante esperimento pubblicato su Neuron. Se la razionalità e le emozioni sono importanti nelle nostre decisioni, come può un giudice in tribunale essere giusto nel punire le persone? Gli scienziati hanno dunque ancora una volta osservato il cervello dei giudici al momento di una condanna. È emerso che quando i giudici devono decidere se una persona è colpevole o meno, c'è esclusiva attivazione della sfera razionale. Tuttavia, quando si tratta di quantificare la pena, l'insula entra in gioco ed emerge la tendenza a moderare la pena. Per concludere, le decisioni morali dipendono sia dalla razionalità che dalle emozioni.

Lunedì, 14 giugno, 2010 - 17:24

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