Eluana. I fatti (dell'Avvenire)

a cura di Maria Pamini

I due giornalisti dell’Avvenire autori di questo libro (Eluana, I Fatti, di Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola, Ancora, 2009, pp.144, euro 12)hanno una grande ambizione: raccontare i fatti relativi alla morte di Eluana Englaro “senza censure”, “per tirare fuori la verità che “è stata sepolta sotto mille contraddizioni e dimenticanze”. Proprio per evitare di destabilizzare i lettori, fornendo le sfumature, i dettagli e sì, anche le contraddizioni che spesso compongono una vicenda, Bellaspiga e Ciociola hanno deciso di dare ampio spazio a Fulvio de Nigris, padre di un figlio morto dopo 240 giorni di coma (Eluana è “una vittima innocente immolata al dolore di un padre”), a Margherita Coletta (“ciò che importa è che Eluana era una persona, e viva”), alla famiglia di Massimiliano Tresoldi, uno dei rari casi di risveglio dallo stato vegetativo postraumatico dopo 10 anni (“Massimiliano è l’unico che può davvero parlare a nome di Eluana, raccontare che cosa succede in un cervello in stato vegetativo”). Una consonanza di opinioni e sentimenti che, conoscendo le reazioni che il caso aveva suscitato, appare, per lo meno, sospetta.
Gli autori, sempre “certi di non dare giudizi”, scelgono di usare il verbo “uccidere” (avete trasalito? Tranquilli: “non ha necessariamente una connotazione colpevolista o di condanna”) per descrivere quello che Beppino Englaro, la Corte d’Appello di Milano, La Quiete di Udine hanno fatto ad Eluana. Perché, si chiedono, “adottare complicate perifrasi proprio per evitare quell’unico termine a nostra disposizione, preferendogli improbabili giri di parole come “accompagnare alla morte”? I nostri due giornalisti, infatti, non amano il chiaroscuro, preferiscono dire che questo è bianco e questo è nero, questo è bene e questo è male, questo è vita e questo è uccidere. Se invece provassero ad allargare la visuale, capirebbero che lo sforzo di adattare il linguaggio alla realtà è dovuto proprio al fatto che questa realtà si va modificando rapidamente. Grazie al progresso medico scientifico degli ultimi anni i casi di persone in Stato Vegetativo Permanente sono destinati a crescere, donne e uomini che non sono in grado di provvedere a se stessi per quanto riguarda anche le più elementari funzioni e che quindi “vengono mantenuti in vita”. Perché usare questa perifrasi e non dire semplicemente che “vivono”? Forse perché una differenza esiste.
E, sempre per allargare la prospettiva, accanto alle parole di “buon senso” di Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, che afferma che “una terapia, in quanto tale, cura sempre una malattia, e quale sarebbe la patologia che si cura con un sondino gastrico?”, credo sia utile porre quelle del gruppo di lavoro su nutrizione e idratazione nei soggetti in stato di irreversibile perdita della coscienza istituito dal Ministro della sanità Umberto Veronesi nel 2000: “Aiutare una persona che non è in grado di farlo da sola a mangiare e a bere è atto di assistenza mentre sopperire alle esigenze di idratazione e di nutrizione del corpo di individui in SVP, attraverso sonda nasogastrica o altra modalità tecnica, è trattamento medico. Dal punto di vista giuridico è inevitabile considerare che si tratta di atti che possono essere compiuti solo da medici o sotto controllo medico. A ragionare diversamente si finirebbe con il recuperare vecchie distinzioni, ormai totalmente superate da dottrina e giurisprudenza, secondo le quali erano da considerare trattamenti sanitari, da sottoporre al regime del consenso, solo quelli chirurgici e non, per esempio, quelli medici o quelli strettamente diagnostici”.
Non ho la pretesa dei due autori di arrivare a conoscere la verità, ma non sarà raccontandomi che Beppino Englaro chiese l’aiuto di amici socialisti e carnici o che non seguì l’ambulanza che trasportava sua figlia fino ad Udine o che intervenne a troppi programmi televisivi che cambierò idea sul fatto che lui e sua moglie sapessero, più di chiunque altro, quale fosse, in quella situazione, l’epilogo che meglio si accordava con la vita di Eluana.
 

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 16:56

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