Il carcere romano IRENE TESTA RACCONTA REBIBBIA

E ora nelle carceri mancano anche i farmaci

Tina Santoro

A seguito di una ispezione nella prigione capitolina, vengono fuori racconti drammatici di detenuti con i diritti calpestati

Incontro Irene Testa in un pomeriggio di aprile al partito radicale. Le chiedo di raccontarmi quello che accade al carcere di Rebibbia tra il sovraffollamento e le poche garanzie sanitarie offerte ai detenuti. Con la deputata Rita Bernardini si sono recate nel carcere di Rebibbia, dove era stato loro segnalato che alcuni detenuti erano in sciopero della fame per manifestare il dissenso nei confronti delle scarse condizioni igienico-sanitarie in cui erano costretti a vivere. «Quando abbiamo richiesto di fargli visita lo sciopero era stato ormai interrotto - mi racconta Irene - pare che una parte delle rivendicazioni reclamate dai 40 in digiuno, alcuni dei quali affetti da Hiv, era stata accettata. Prosegue raccontandomi un´altra storia, quella di un ragazzo che oltre all'Hiv aveva contratto anche l´epatite ed era stato messo in cella con ragazzi sani, i quali ne avevano richiesto, tramite esposto, l'allontanamento. Solo dopo tre settimane le loro richieste sono state accolte.

«L'attuale problema nelle nostre carceri - aggiunge - riguarda la somministrazione di farmaci, adesso di competenza delle Regioni». Il meccanismo, infatti, con la riforma si è, di fatto, inceppato. Mentre prima era il carcere stesso a passare i farmaci, i cosiddetti di fascia C, adesso non è più così. «Non è permesso tenerli neanche in cella - mi spiega Irene - il problema però si pone per gli immigrati. Sono pochi i detenuti che lavorano. Gli immigrati non hanno neanche i soldi per questi farmaci». L´ultimo caso drammatico sul quale si sofferma riguarda un anziano di 76 anni, malato di tumore al pancreas in stato avanzato, al quale non restavano che due mesi di vita. L´uomo però doveva rimanere in carcere per un periodo di sette mesi per un residuo di pena di dieci anni fa. «L´avevano collocato in una stanza con altre sei persone senza le dovute cure. I magistrati - sostiene Irene - in questi casi specifici dovrebbero eseguire una serie di procedure alternative». Questi casi estremi - dai tratti a volte disumani - raccontati da Irene Testa ad Agenda Coscioni sono solo pochi di quei tanti, così lontani dalle nostre vite quotidiane, di cui molto raramente si sente parlare, per lo più quando risulta essere ormai troppo tardi per poter intervenire.

*Irene Testa Segretario dell'Associazione Il Detenuto Ignoto, membro della giunta di Radicali Italiani

Martedì, 1 giugno, 2010 - 11:12

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