Intervista a Giovanni Berlinguer, iscritto 2009

E' il momento di schierarsi

Giovani Berlinguer, eurodeputato, primo iscritto all’intergruppo Coscioni-Welby per il 2009, spiega le ragioni della sua iscrizione: l’Associazione come strumento per affermare il “diritto a decidere sulla propria vita”

Se fosse davanti alla platea del prossimo Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, Giovanni Berlinguer, eurodeputato, primo tra i parlamentari ad essersi voluto iscrivere all’Associazione Coscioni per il 2009, porrebbe una questione importante: le battaglie per il diritto ad una buona vita e ad una buona morte non riguardano solo la libertà di ricerca e le questioni legate alla bioetica, ma anche e soprattutto l’etica della vita.

“La salute della gente è strettamente connessa con elementi come il reddito, o l’istruzione - dice Berlinguer ad Agenda Coscioni - le disuguaglianze sociali stanno crescendo in maniera drammatica”. La questione economica, quindi, potrebbe essere uno degli elementi al centro del dibattito del prossimo appuntamento mondiale dell’Associazione. La messa in discussione della globalizzazione, il liberismo e i neoconservatori. Cosa non ha funzionato e quali saranno le conseguenze di questa crisi per la salute della gente di tutto il mondo. Giovanni Berlinguer è stato il decano del Parlamento europeo “sicuramente per età - dice - ma solo per una legislatura, perché poi ci vuole il tempo anche per riposarsi”. Ha cominciato la sua carriera politica nei movimenti studenteschi “della mia epoca”, per poi approdare al Partito comunista.

“Ho partecipato a battaglie fondamentali negli anni ’60 e ’70, quando stavo al parlamento nazionale” racconta. In un periodo che definisce “stagnante dal punto di vista culturale e sociale”, Berlinguer era in prima linea per la creazione del Servizio Sanitario Nazionale, “e quindi per il diritto alla salute per tutti”, per la legge sull’aborto, per la legge sulla psichiatria, solo per fare alcuni esempi. Si è iscritto all’Associazione Coscioni perché “ho sempre avuto molto interesse per Luca e per come ha lottato affinché venissero rivalutati i diritti individuali delle persone”. Ma non è l’unica ragione: “Io ho deciso di schierarmi” afferma, e spiega: “Si stanno aggrovigliando le questioni e le battaglie: da una parte c’è una forte possibilità di conquistare i propri diritti, dall’altra c’è chi vorrebbe impedire il diritto di decidere sulla propria vita”. Non è solo una battaglia tra clericali e anticlericali, ma è più che altro una questione culturale: “L’Italia non è sotto scacco del Vaticano, è un paese ancora libero, dove è ancora possibile trovare una linea laica che rivaluti il diritto della persona, la pressione non arriva solo da Oltretevere”. Il ‘diktat’ del ministro al Welfare, Maurizio Sacconi, sui medici e sul caso Englaro, per Berlinguer è inammissibile: “Si è arrogato il diritto di comportarsi come un generale coi soldati”.

Per il deputato europeo “c’è una guerra del Governo contro una persona, che non si può difendere; una cosa medievale!”. L’Italia però è un paese attivo. “L’Europa vede il nostro paese come un terreno vivace, che si muove, un luogo in cui si possono ottenere molti risultati”. Secondo Berlinguer i casi Welby e oggi Englaro sono stati la prova, agli occhi del mondo, che in Italia c’è spazio per le battaglie sui diritti individuali. E’ necessario però tenere le antenne alzate e continuare a lottare, perché “negli ultimi anni ci sono state delle leggi abominevoli, come quella sulla procreazione assistita; e sui temi della bioetica, con questo Governo, il rischio è ancora più grande”. “La scienza - spiega Berlinguer - deve essere libera, non deve essere soggiogata a imposizioni e chiudere i campi della ricerca che possono dare speranza di una vita migliore.

Ci sono anche dei limiti, che sono già stati individuati dalla Convenzione europea di bioetica approvata nel 1997, e dal Consiglio d’Europa: per esempio, non si può ammettere la clonazione umana, cioè la riproduzione di persone uguali a un modello standardizzato, oppure la creazione di embrioni umani al solo fine di ricerca. Ecco quindi, secondo l’eurodeputato, come il mondo vede l’Italia: un paese pronto a dare battaglia per i diritti individuali, un paese in cui il Vaticano non possa imporre le sue leggi, il Governo non ponga veti, un paese in cui l’Associazione Coscioni serva per “schierarsi”, per il diritto di decidere sulla propria vita. “Oggi si apre una nuova epoca e bisogna impegnarsi”.

Lunedì, 12 gennaio, 2009 - 17:10

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