Durerà più il nomenclatore o Mussolini?

di Mario Crivellini

Sette ministri fuori nlegge contro i più deboli

Ricorderei che l’impostazione da diversi anni, da quando stiamo facendo delle azioni in questo settore, e’ l’impostazione contraria di quella che c’e’ stata tradizionalmente in Italia in ambito sanitario, cioè i nostri riferimenti sono libertà e salute, la sanità e’ uno strumento che deve essere al servizio della libertà di scelta e della salute dei cittadini.
Ricordo qualche dato: gli ultimi dati dell’Ocse per il 2009 fissano al 9, 5% del Pil la spesa della sanità italiana complessivamente: significano in numeri 150 miliardi di euro l’anno di cui circa 120 direttamente gestiti dal servizio sanitario nazionale.
Dico direttamente gestiti dal servizio sanitario nazionale perché c’e’ un problema di gestione delle regioni e quindi nel modo in cui sono organizzate sostanzialmente.
Quali sono i punti salienti negli ultimi anni di iniziativa dell’associazione radicale? Il primo e’ stato forse quello del rinnovo del nomenclatore tariffario, nasce da Luca Coscioni, dalla sua necessità di interagire col resto del mondo con una tecnologia peraltro ormai abbastanza semplice e diffusa che però non e’ prevista ufficialmente fra quelle che il servizio sanitario nazionale finanzia, questo per una cosa forse difficile da spiegare alla gente comune, perché sostanzialmente il contenuto di questo nomenclatore risale ai primi anni 90, 92, nel 99 c’e’ stata una legge, l’allora ministro Bindi che ha detto: “e’ giusto rinnovarlo da tempo quindi entro il 2000 lo rinnoviamo”.
Ciò detto siamo nel 2011 non e’ successo niente, nel senso che ancora il nomenclatore e’ quello del ‘99 che era quello dei primi anni ‘90, non so se e’ durato più il nomenclatore o Mussolini e poi soprattutto ci sono dal punto di vista della legalità gli ultimi sono anni completamente illegali rispetto a quello che il governo, il parlamento, etc, ha fissato. L’ associazione su questo ha fatto di tutto, lettere, azioni non violente, mozioni, interpellanze, tutto l’armamentario possibile insieme ad altre associazioni, eravamo arrivati quasi nel 2008 al punto del rinnovamento, perché c’e’ stata una commissione quando il ministro era Livia Turco: per poche settimane non e’ stato approvato correttamente il rinnovo del nomenclatore, Sacconi e’ arrivato subito dopo, la bollinatura della ragioneria di Stato non c’e’, quindi sospendiamo, è tutto da rifare.
C’e’ il tempo che trascorre e l’illegalità che trascorre, nel frattempo i cittadini più fragili che più avrebbero bisogno si trovano di fronte un elenco di tecnologie e di protesi non utilizzabili.

La proposta che faccio e’ quella di prendere l’elenco di questi ministri che sono, togliendo il primo che ha fatto il rinvio che tutto sommato gli possiamo dare le attenuanti generiche e togliendo anche la Turco che era arrivata a un rinnovo del nomenclatore, rimangono 7, questi sono questi magnifici 7, per rifarci al film, in cui c’e’ dentro di tutto e questi secondo me va fatta una azione per ricordare e testimoniare questa cosa, per testimoniare che l’illegalità non può scorrere invano e quindi un’azione civile e penale o per omissione di soccorso o per danno provocato a chi ne ha diritto, perchè poi nei compiti dei ministri questo e’ previsto. Qui non ci sono ne’ escort, ne’ intercettazioni, però ci sono degli utilizzatori finali, gli utenti, i cittadini malati.

Altro settore che l’Associazione ha condotto a livello nazionale e regionale e’ sulla gestione della sanità, ribaltando anche qui l’impostazione attuale cercando di liberare la sanità dall’occupazione in qualche modo non politica, ma partitica: l’entità di quanto vale la sanità, divisa per regioni, centrodestra e centrosinistra, questa grande differenza e’ difficile vederla dal punto di vista del controllo, delle nomine, degli appalti, c’e’ un festival continuo dell’appalto. Quindi già sono state fatte a livello parlamentare una proposta di legge per i criteri di nomina di direttori generali che attualmente vengono nominati, sono sostanzialmente i segretari di partito locale, dei partiti di maggioranza nelle varie regioni e quindi una proposta di legge nazionale e’ stata messa a punto con criteri diversi da quelli attuali e mi pare di sapere che anche a livello regionale e’ stata fatta o e’ in itinere, parlo del Lazio, una legge che riporti anche qui alla legalità o al buonsenso questo fatto, cioè della nomina.
Dunque sostanzialmente il conoscere per deliberare diciamo in politica o in democrazia significa, a mio avviso, dire, insistere sulla valutazione dei servizi, sulla valutazione in termini di efficacia dei protocolli, quindi valutare per conoscere, conoscere per informare i cittadini, non per solo fare i comitati, i tavoli interni negli ospedali piuttosto che negli assessorati e informare, rendere queste informazioni disponibili ai cittadini affinché scelgano e diventino uno strumento di governo del sistema sanitario oltre che della propria salute che mi pare un diritto fondamentale.
(Trascrizione e sintesi dell’intervento non rivista dall’autore)

 

Giovedì, 1 dicembre, 2011 - 14:48

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