Donne sull’orlo della rivoluzione

a cura di Maria Pamini

La denuncia di Anais Ginori attraverso le interviste a donne “che non si arrendono” 

Anais Ginori, giornalista de la Repubblica, ha raccolto una serie di brevi interviste a “donne che non si arrendono”, donne che difficilmente si riconoscono nella definizione di “femministe”, quasi una parolaccia oggi, ma che di sicuro condividono l’idea che l’Italia abbia bisogno di invertire una tendenza che la porta sempre più lontana dai successi ottenuti negli anni Sessanta e Settanta. Dando per scontata una parità che è ancora molto lontana “le donne sono tornate a casa” e “il campo di battaglia è stato abbandonato”. Così si esprime Emma Bonino, che vede negli anni Novanta una “riconferma della famiglia tradizionale, dei localismi, del Welfare che poggia sulle spalle femminili”. Sostiene questa lettura Daniela Del Boca, docente di Economia all’Università di Torino e visiting professor alla New York University che si occupa di economia della famiglia e di studi di genere. Ha scritto con Alessandro Rosina Famiglie sole. Sopravvivere con un welfare inefficiente, Il Mulino, 2009.

Anche lei, come la Bonino, è convinta “che il punto di non ritorno si debba collocare alla fine degli anni Novanta, quando il declino della condizione delle donne, già in atto, si sarebbe potuto colmare con politiche sociali ed economiche adeguate”. E sempre attorno all’inefficienza del welfare italiano, che ha la spesa più bassa d’Europa per quel che riguarda l’assistenza alla maternità, ruota anche l’analisi di Linda Laura Sabbadini, direttore centrale all’Istat, autrice di uno studio sulla condizione della donna italiana. La causa di così tante maternità dopo gli anta è dovuta in gran parte al tentativo di far quadrare l’aspetto economico-professionale con quello sentimentale-familiare. “Le mamme italiane devono fare i salti mortali per potersi permettere un figlio, perché il clima sociale nel nostro Paese è sfavorevole alla maternità”.

Se l’aspetto economico non aiuta la situazione femminile italiana, di certo non lo fa quello culturale. Lorella Zanardo, l’autrice del video Il corpo delle donne, diventato ora anche un libro per la Serie Bianca della Feltrinelli, sottolinea l’importanza delle immagini a cui siamo sottoposti quotidianamente dalla televisione, da cui sono scomparse le donne vere poiché “la tv propone un solo modello di femminilità”. Per la Zanardo “è l’avvento della Femmina Unica”. Benché la tv italiana sia di un maschilismo cristallino, è il pubblico femminile (che rappresenta ben il 60% del pubblico televisivo) che rischia di rimanere vittima di “questo specchio catodico deformante, che perpetua vecchi stereotipi rivisti al ribasso”. Valentina Maran, pubblicitaria e scrittrice, rileva la stessa arretratezza culturale anche nel campo della pubblicità, un mondo quasi interamente in mano agli uomini e dove non viene quasi mai proposta una nuova visione femminile per la paura che questo intacchi a livello “politico” la marca.

Tra le intervistate anche Sofia Ventura, che dalle colonne di FareFuturo si è schierata contro il “velinismo” della politica italiana; Luisa Muraro, che sprona le nuove generazioni a non temere il conflitto, sia in pubblico che in privato; Isoke Aikpitanyi, nigeriana che ha aperto la “casa di Isoke” dove offre rifugio alle vittime della tratta della prostituzione; Maria Di Sciullo, avvocato penalista che lavora per il Telefono Rosa; Valeria Valente, assessore al Turismo di Napoli per il Pd. La regione Campania ha varato la prima legge regionale che prevede la doppia preferenza su candidati di sesso diversi, facendo passare da due a quattordici le donne elette nell’ultimo Consiglio Regionale (nelle 13 regioni chiamate al voto lo scorso marzo le donne sono poco più del 13%). Nel libro sono pochi ma non del tutto trascurati gli uomini, tra cui Emile-Etienne Baulieu, l’inventore della pillola abortiva Ru486, e Nicola Russo che ha fatto saltare la giunta provinciale di Taranto di Gianni Florido perché su dieci assessori non c’era nessuna donna.

Anais Ginori,  Pensare l' impossibile, donne che non si arrendono, Ed. Fandango 2010 ( 158 pp/ 14 euro )

 

Qual è lo stato di salute della democrazia? Marcel Gauchet risponde che le nostre democrazie stanno attraversando una seconda crisi di crescita, dopo quella di inizio secolo che culminò nella peste nera dei totalitarismi. A partire dagli anni settanta si è aperto un nuovo ciclo di sconvolgimenti, nel quale siamo tuttora immersi, intimamente connesso ad un radicalizzarsi degli stessi principi democratici e la democrazia è alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio. Gauchet illumina lo stato di cose attuale avvalendosi di una categoria a lui cara, l’autonomia. Introduzione di Gianfranco Spadaccia.

Marcel Gauchet,  La democrazia da una crisi all' altra, Ipermedium libri 2009 ( 59pp/ 10 euro )

 

Se solo tutti i deputati, che stanno per affrontare il tema della legge sul testamento biologico, potessero o volessero “regalarsi” il tempo di leggere questo libro con il cuore e con onestà intellettuale, oltre che con gli occhi, ne scaturirebbe un dibattito diverso, ne sono sicura. Perché da queste pagine esce potentemente un richiamo al rispetto e alla accettazione della volontà dell’altro, tanto più necessario quando l’altro, e cioè Piero, decide: “Basta, Basta, Basta!!!”. E Mina si dispera, si affanna e fatica a capire che - per amore - lo deve lasciare andare verso “una buona morte, una morte tranquilla, una morte opportuna”, come diceva Piero”. Dalla prefazione di Emma Bonino. Postfazione di Beppino Englaro.

Mina Welby e Pino Giannini, L' ultimo gesto d' amore, Nobus 2010 ( 78 pp/ 13 euro )

Venerdì, 21 maggio, 2010 - 11:39

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