La norma handicap e lavoro

Disabili integrati per legge

a cura di Domenico Massano

Su richiesta dell'interessato è possibile presentare un progetto che tenga conto dell'individuo.

 

A più di 10 anni dall'approvazione della legge 328/00 (“Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”), si deve prendere atto di un quasi nulla di fatto, in particolare relativamente all'articolo 14. Tale articolo prevede che al fine di “realizzare la piena integrazione delle persone disabili nell'ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell'istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d'intesa con le aziende unità sanitarie lo-cali, predispongono, su richiesta dell'interessato (o di chi lo rappresenta), un progetto individuale”.

Tale progetto, come specificato al comma 2 dell'art. 14 l. 328/00, e ben recepito dalla D.G.R. della Regione Piemonte del 29 marzo 2010, n. 26-13680, è una sorta di “progetto quadro”, una “visione programmatica d'insieme” che dovrebbe garantire l’unicità e la continuità del percorso di presa in carico della persona, e la coerenza e non sovrapposizione dei vari interventi, in particolare attraverso: la descrizione della condizione di vita della persona interessata, dei suoi bisogni ed aspettative, dei suoi diritti e gli obiettivi perseguibili; l’indicazione delle possibili soluzioni e degli interventi necessari per migliorare la qualità della vita, con riguardo alle condizioni della persona e della famiglia, ed alle risorse da attivare, comprendendo anche i servizi alla persona in forma indiretta quali i progetti di vita indipendente.

E' uno strumento importante che, come sottolinea Roberto Speziale, Presidente nazionale dell'ANFFAS, “consente di calibrare gli interventi a sostegno della per-sona, partendo dall’analisi del suo vissuto e delle sue condizioni, secondo un ap-proccio non più solo sanitario”, e che, come una recente sentenza del Tar di Catania ha confermato, rappresenterebbe una concreta garanzia all'esigibilità degli interventi stessi.

La novità della sentenza 243/11, emessa il 2 febbraio 2011 dalla Seconda Sezione del TAR di Catania (che, peraltro, nel febbraio 2010 aveva già condannato il Comune per la mancata definizione del progetto individuale richiesto da una persona con grave disabilità), non sta solo nell'aver statuito che il progetto ex articolo 14 della legge 328/00 fa sorgere un diritto soggettivo in capo al richiedente, ma anche nel riconoscere il protagonismo e la centralità della persona con disabilità (o di chi la rappresenta) nella definizione degli interventi che la riguardano, sia in fase istruttoria che valutativa.

Oltre a questi importanti risvolti sul piano della coerenza, continuità, individualizzazione e garanzia, si avrebbero delle importanti ricadute sulla riduzione dei costi umani ed economici legati ad un'eccessiva frammentazione e, spesso, disorganicità degli interventi, permettendo una più efficiente ed efficace gestione amministrativa.
Tutto questo farebbe pensare ad un grande diffusione di questa opportunità che, in realtà, non solo è poco utilizzata ma è anche poco conosciuta. 

Il fatto che la normativa vincoli alla richiesta dell'interessato (o di chi lo rappresenta) la predisposizione del progetto, non esclude la responsabilità istituzionale di fornire una corretta informazione a riguardo. Quante persone con disabilità (o loro famigliari) ne hanno ricevuto comunicazione? Quanti comuni ne promuovono l'utilizzo e ne danno notizia? Quante ASL informano a riguardo?
Ultimamente il problema sta emergendo, anche grazie all'azione di molte associazioni di tutela dei diritti delle persone con disabilità, tra cui l'ANFFAS, che recentemente ha lanciato una campagna nazionale con l’obiettivo di richiedere con fermezza l’applicazione della l.
328/00, in particolare relativamente all'art. 14, invitando le persone con disabilità e le loro famiglie, a presentare istanza
ai comuni per la predisposizione del progetto individuale.

In Piemonte la D.G.R. del 29 marzo 2010, n. 26-13680, ha, dopo 10 anni, definito le procedure per la richiesta e la realizzazione del progetto individuale. Quasi nessuno ne è a conoscenza, non vi è stata alcuna campagna informativa e/o comunicazione ai potenziali destinatari. Si dovranno aspettare altri 10 anni perchè questo succeda?

Per queste ragioni in Piemonte la cellula Coscioni di Torino e l'associazione radicale Adelaide Aglietta hanno avviato una campagna per la diffusione dell'informazione sull'art. 14 della l. 328/00, utilizzando gli istituti di partecipazione popolare previsti dai regolamenti comunali.

 

Martedì, 5 luglio, 2011 - 13:16

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