Hans Küng

In difesa del Concilio Vaticano II

Il professor Hans Küng, uno dei teologi più importanti al mondo, ha partecipato a “In 1/2 ora”, programma domenicale di Lucia Annunziata. In collegamento da Tubinga, ha risposto alle domande sull’attuale situazione molto tesa dentro la Chiesa cattolica e tra la Chiesa cattolica e l’opinione pubblica in generale.

Professore,l’opinione pubblica italiana si sta dividendo sul caso di Eluana Englaro.(...)

L’aspetto giuridico è certamente questo: in una democrazia, in uno stato democratico, anche la Chiesa, le autorità ecclesiastiche, devono ubbidire alle leggi, devono ubbidire alla Corte Costituzionale. In questo senso penso la questione sia decisa e non capisco perché la Chiesa metta pressione sul primo ministro. Spero che il Presidente della Repubblica rifiuti un tale intervento. Però la questione della teologia morale è questa: ho scritto in questo libro della “Dignità del morire”, di una eutanasia indiretta, conseguita mediante l’interruzione dei mezzi di sostentamento artificiali della vita, che l’uomo non ha l’obbligo di conservarsi in vita attraverso mezzi eccezionali. Questo un classico assioma della teologia morale. Infatti, come studente alla Pontificia Università Gregoriana, ho imparato che nessuna persona è costretta ad applicare mezzi straordinari. Il caso Englaro è molto chiaro: evidentemente la ragazza stessa, la povera ragazza, non può decidere; però suo padre può decidere, deve decidere.
Questo significa che lei è in disaccordo con quanto il Vaticano sostiene su questo caso?
C’è un decreto della Congregazione per la dottrina della fede dell’anno 1980, dove si dice espressamente tutto ciò che ho detto adesso, quindi non penso che in questo punto sono in disaccordo con la dottrina ufficiale.
(...) Sull’attuale papa Ratzinger, che conosce bene dalla gioventù, lei ha avuto posizioni attendiste. Il papa l’ha chiamata a Roma subito.Nel 2005 avete avuto un grande incontro. Lei ha detto: “questo papa vi stupirà”. Ecco: l’ha stupita questo papa?
Evidentemente gli sono ancora molto grato per avermi ricevuto per quattro ore a Castel Gandolfo. Abbiamo avuto una conversazione molto amichevole. Pensai allora che avrebbe compiuto altri atti coraggiosi, ma purtroppo non abbiamo sentito molto in questo senso. Dalla Chiesa ci sono specialmente atti di restaurazione, come avvenuto con la vicenda di questi quattro episcopi dissenzienti, con i quali è evidentemente impossibile…
Lei si riferisce alla riaccettazione dei vescovi lefebvriani. (...)
Si, è chiaro che questo papa vuole praticamente accettare di nuovo quattro vescovi che non accettano il Concilio Vaticano II. Non si tratta solamente di questo vescovo che ha negato in una maniera orribile e incomprensibile l’Olocausto, ma si tratta di questi vescovi e di tutta questa fraternità di San Pio X che non accetta il Concilio Vaticano II. Come è possibile se questi non accettano nemmeno la dottrina del Concilio Vaticano II? Non si tratta solamente del giudaismo, si tratta anche della libertà religiosa, della libertà di coscienza, si tratta delle relazioni positive con le Chiese protestanti, si tratta evidentemente anche delle buone relazioni con l’Islam e con il mondo secolare, e, infine, delle riforme liturgiche del Concilio Vaticano II. Non accettano tutto ciò. Allora come è possibile revocare la scomunica?
Quindi perché il papa l’avrebbe fatto?
Evidentemente lui vuole unire, ma in realtà ha diviso la Chiesa, come si vede dalla reazione a questa scelta in giro per il mondo. Gran parte del popolo cattolico, specialmente in Germania, non accetta una tale decisione, cioè l’idea di rappacificarsi con una piccola setta che non accetta la dottrina cattolica del Concilio Vaticano II. (...) Il papa non ha pensato che l’opposizione a questa politica sarebbe tanto veemente. Ora in tutto il mondo si parla non solo di questi quattro vescovi, ma di uno spostamento a destra all’interno della curia romana. Il papa ha praticamente scelto collaboratori, cardinali di curia, che sono tutti della stessa linea, una linea piuttosto restaurativa, reazionaria. In un certo senso il fatto che non avesse previsto queste reazioni dimostra un grado di isolamento del papa.
In Italia,dove conviviamo strettamente con il papa, il Vaticano è finito sotto osservazione per questo errore: si è detto ad esempio che questo papa avrebbe perso un milione di pellegrini all’angelus rispetto ai tempi di Wojtyla. E’ una notizia grave?
Penso sia molto pericoloso vedere solamente queste migliaia di turisti che vengono a Piazza san Pietro; spesso non seguono la dottrina cattolica, e soprattutto non seguono la morale sessuale ufficiale. Questo papa vuole dare l’impressione che tutta la chiesa stia insieme a lui, ma si vede che i problemi seri delle nostre parrocchie sono molto differenti. Sempre più parrocchie non hanno più sacerdoti; c’è una sorta di collasso delle strutture pastorali che il nostro popolo ha edificato durante i secoli. Troppi scandali del clero, scandali sessuali e tutto questo non è buono. Noi dobbiamo veramente fare passi in avanti per risolvere i problemi e non solamente grandi manifestazioni che danno l’impressione del potere, di un rilancio di potenti che in realtà sono in difficoltà. (...) Io sarei molto contento se il papa fosse un leader che guida la chiesa. Noi abbiamo bisogno di un papa che va avanti, che non sta dietro e vuole frenare il rinnovamento. Non capisco ad esempio perché lui non abbia fatto un elogio di Giovanni XXIII. In questi giorni Benedetto XVI ha completamente dimenticato o ignorato questo papa. Per me, e per molti, il più grande del secolo. L’attuale papa invece non ha detto nulla a proposito della convocazione del Concilio; non ha fatto un discorso, niente, sui risultati importantissimi del Concilio Vaticano II. In questo contesto è ancora più difficile vedere l’utilità della scelta sui lefebvriani. Questi lefebvriani sono rimasti all’interno del paradigma medievale della chiesa, sono antiriformatori, sono antimoderni. Per questo sono contro il Concilio Vaticano II ed hanno una certa affinità con le posizioni dell’attuale papa. Anche lui è un uomo molto radicato nel medioevo; ha lavorato su Sant’Agostino, S. Bonaventura, ammira la liturgia latina medievale, ha anche una posizione non molto positiva rispetto alla Riforma, non vuole una riconciliazione con Lutero, non vuole parlare positivamente dell’illuminismo, della rivoluzione francese. Tutto questo non è per lui cristianesimo e in questo senso c’è una certa affinità tra i lefebvriani e questo papa. Purtroppo. (...) Io penso che questo papa debba imparare dal presidente Obama. Lui invece è piuttosto sulla linea del presidente Bush. Hanno la stessa opinione sull’aborto, sulla pillola, etc. Anche lui, come Bush, non vuole riforme. Io penso che negli Stati Uniti abbiamo visto che c’è adesso un “change”, un cambiamento. Anche la chiesa cattolica ha bisogno di un cambiamento, non possiamo andare avanti così anche alla luce - come ho detto - della miseria nelle parrocchie ed anche nell’opinione pubblica. Insieme a Joseph Ratzinger eravamo i periti più giovani al Concilio Vaticano II: anche lui si ricorderà che allora la chiesa cattolica aveva un prestigio immenso a causa di quel papa, di quel Concilio. Adesso è tutto l’opposto: siamo in una posizione terribile. Sarebbe necessario che il papa adesso vedesse i problemi e, come Obama, dicesse: noi abbiamo questi problemi, e poi desse una visione di speranza, seguita da atti concreti come quelli del Presidente degli Stati Uniti.
Lei a un certo punto ha detto che il papa è anche isolato,isolato anche dentro la curia?
Lui è già da venti anni nella curia romana, vede tutto dal punto del Vaticano, adesso come papa è ancora più in questa ottica. Tatticamente lui non ha nessuno tra i suoi collaboratori che non sia uno “yesman”. Tutti sono molto ubbidienti, nessuno può criticare il papa; lui è un po’ come questi nel Cremino, che non vedono il mondo com’è. Hanno solamente le loro dottrine, il loro sistema dogmatico però non vedono il mondo. E noi siamo veramente in pericolo che la chiesa sarà danneggiata molto seriamente se il papa non collabora in collegialità con i vescovi, se lui non ha periti nel Vaticano che hanno anche il coraggio di pronunciare una critica seria. Se lui non fa altro che ricevere la gente, scrivere libri, fare allocuzioni… noi vogliamo avere un leader nella chiesa, un leader che guida la chiesa in questo periodo molto difficile per tutto il mondo.
A lei è piaciuta moltissimo la prima enciclica del papa dedicata all’amore di Dio, l’ha addirittura definita bellissima. La seconda in preparazione pare sia sui temi sociali, sulla globalizzazione. Potrebbe essere un momento per il papa di fare quell’appello che lei chiede? Cosa si aspetta?
Non posso dire che cosa mi aspetto, però posso dire che posso sperare. E io veramente spero che lui presenti una visione non ottimistica, però una visione di speranza concreta, pratica. Non basta solamente parlare sulla speranza in genere, ci vogliono anche fare atti concreti. Ci sono per esempio milioni e milioni di divorziati che hanno difficoltà perché non sono riammessi alla comunione; sarebbe molto meglio fare una riconciliazione con questi divorziati piuttosto che con questi lefebvriani. O se lei pensa a tutti questi sacerdoti che hanno lasciato il sacerdozio solamente perché sono mariti. Sarebbe possibile riammettere tutti questi, vista la penuria di preti; sarebbe un atto molto bello. Vogliamo atti concreti di coraggio, di carità e di speranza. Spero che, superata questa crisi, il papa troverà un metodo per dare più speranza e anche più felicità di essere cattolica, di essere cattolico.

Lunedì, 9 marzo, 2009 - 15:23

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