Dall'analisi del bisogno a quella del diritto

di Nicola Laezza

Io rappresento l’Agenzia per la vita indipendente di Roma, io non credo che tutti questi tagli ai servizi siano solo un motivo economico, o finanziario. Hanno anche uno scopo prettamente politico che altrimenti non mi spiegherei il perché di questo: se io sto a casa mia con un assistente con la vita indipendente non solo mi devo accontentare di quello che mi danno, ma devo lottare anche perché non mi vengano tolti.
Una volta che me li toglieranno dove mi metteranno? Ovviamente la risposta e’ in istituto.
E in istituto, che adesso li chiamano comunità o cliniche di riabilitazione, o come vi pare, il costo e’ maggiore di quanto una persona paga per avere l’assistenza domiciliare o la cosiddetta assistenza indiretta che per noi e’ vita indipendente.
Ecco quindi una vera e propria volontà di escludere le persone, di dire ti diamo la sicurezza, ti diamo tutta la sicurezza che ti serve però stai là dentro e non rompere le scatole a nessuno.
Ecco, a questo punto concludo con una esortazione: non andiamo al cimitero delle parole perché molte volte capita che facciamo una azione di assuefazione a delle parole che noi in passato non avremmo mai accettato.
Ad esempio nella riforma dell’assistenza domiciliare che ha presentato il comune di Roma, si parla di analisi del bisogno, beh, io mi sono scandalizzato di fronte a questa parola perché analisi del bisogno significa analisi di come far sopravvivere una persona.
Non di come far vivere una persona perché tu hai bisogno dell’assistente a casa ma non hai necessariamente bisogno di essere portato allo stadio.
Ecco, allora e concludo, io ci tengo a tradurre e l’ho detto anche in questo dibattimento delle politiche sociali del comune di Roma, invece di fare questa scandalosa analisi del bisogno proponiamo la analisi del diritto.

 

Lunedì, 5 dicembre, 2011 - 13:35

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