Intervista all’On. Marcello De Angelis (Pdl)

Dal Pdl una voce contro il Ddl Calabrò: "svuota il testamento biologico"

di Tina Santoro

Oggi il dibattito sul fine vita "è ancora aperto perchè un 'vip' - Gianfranco Fini - ha tenuto alta l'attenzione dei media sull'argomento"

Il deputato Marcello De Angelis è uno di quei deputati del Popolo della Libertà che la propria libertà di coscienza la esercita pienamente: ha deciso di schierarsi contro il disegno di legge Calabrò, manifesto di come può essere scritta una legge illiberale, e si è pronunciato anche con Agenda Coscioni per rivedere in senso liberale questo testo.
 
È un liberale di destra?
           
In verità ho difficoltà nell’identificarmi in posizioni politiche “aggettivate”. Non provengo da una cultura liberale, potrei forse sentirmi più libertario. Ma oggi sono tutti termini che non hanno utilità politica, sospetto anzi che anche i sostantivi – ad esempio destra, sinistra e centro – non abbiano più particolare significato se non per gli accademici, che a me non interessano molto.
Quindi, è ovvio, non credo che esista una “corrente liberale di destra”.
 
Sia lei che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, però vi siete espressi contro il Disegno di legge Calabrò. Come pensa che in futuro le decisioni in materia di bioetica debbano essere affrontate?
 
Esistono molti uomini e donne che assumono responsabilmente il proprio ruolo istituzionale e credono che il loro dovere sia dare risposte concrete ai problemi che pone la realtà in cui viviamo e rifiutano categoricamente qualsiasi tentativo di forzare la realtà entro schemi dottrinari, ideologici o semplicemente utopici. Il termine “bioetica” lo considero enormemente inappropriato e fuorviante. L’etica si vive nella propria interiorità. Esistono ciò che Faucoult ebbe a definire “biopolitiche” in un’epoca, come la nostra, in cui la politica pretende di intervenire nella gestione del corpo dei singoli cittadini. Queste interferenze vanno ovviamente arginate con gli strumenti del buon senso e della buona comunicazione, strumenti che nell’attuale dibattito sul biotestamento sono mancati.
 
In che modo questo schieramento potrà affrancarsi dalle logiche della maggioranza?
 
La maggioranza parlamentare viene meno nel momento in cui si chiede di votare secondo coscienza. Se un numero sufficiente di parlamentari antepone la propria coscienza agli ordini di scuderia, determinati provvedimenti semplicemente non passano.
 
Secondo un sondaggio di qualche mese fa del Prof. Mannheimer il 60 per cento degli Italiani vorrebbe una legge sul testamento biologico. Il legislatore attento sempre ai sondaggi, è però disinteressato a quel che dicono sulla bioetica. Con quali mezzi crede che il cittadino possa far pressione sulla classe politica in queste materie?
 
Ci sono numerose proposte di legge presentate alle Camere sul testamento biologico, non solo la cosiddetta bozza Calabrò che è quella passata al Senato e che, di fatto, è l’unica che svuota di senso l’esistenza stessa del testamento. Paradossalmente credo che oggi, con la politica tristemente ostaggio dei media, ci vorrebbero tanti più sondaggi su queste materie sensibili, perché la maggior parte dei politici non se la sente di andare contro la volontà della maggioranza. Sicuramente non funzionano più le mobilitazioni di settore e i comitati, perché purtroppo non riescono ad intercettare per un tempo sufficiente l’attenzione dei media. Oggi il dibattito sulla Dat è ancora aperto perché un “vip” - Gianfranco Fini - ha tenuto alta l’attenzione dei media sull’argomento.
 
É possibile che in temi di bioetica si possa migliorare la comunicazione tra cittadini e partiti, oggi alquanto carente? E in che modo crede che questo processo possa essere incentivato?
 
Temo che i partiti siano difficilmente “educabili” da parte dei cittadini, se non con il bastone e la carota del consenso elettorale. Oggi però, con i partiti che sono diventati dei contenitori estremamente ampi, si possono trovare dei parlamentari che accettano di sposare e fare proprie certe istanze, traendone anche il vantaggio di caratterizzarsi ed uscire dall’anonimato. Bisogna identificare questi uomini e donne di buona volontà, informarli, sostenerli e farli conoscere.   

Martedì, 6 ottobre, 2009 - 15:15

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