Dal Carso a Ostia azione radicale

a cura di Bruno Mellano

Dalla difesa del Carso nel 1975 alle prime demolizioni delle case abusive di Ostia nel 1992, passando per la denuncia del “caso Vesuvio” e i referendum degli anni Novanta: trent’anni di iniziativa radicale per la salvaguardia di territorio e legalità.

Quello del governo del territorio è un tema, e un campo di iniziative politiche, che da decenni, come Radicali, tentiamo di imporre all'agenda politica del Paese. E non è retorica o uno slogan d'effetto: noi Radicali abbiamo raramente scelto, in tutti questi anni, di partecipare alle elezioni amministrative, di andare cioè al confronto elettorale con la forza organizzata sul piano delle istituzioni locali, ma quando e dove abbiamo scelto di farlo, l'abbiamo sempre deciso partendo da situazioni concrete di governo del territorio, di attenzione all’ambiente, di progetto alternativo all’assetto partitocratico e consociativo. Aldo Loris Rossi può efficacemente parlare della vicenda Napoli, che è il caso Vesuvio e dello sciagurato insediamento di centinaia di migliaia di persone sulle falde di un vulcano attivo: dagli anni Ottanta, con Marco Pannella consigliere comunale a Napoli, abbiamo tentato - disperatamente - di mettere all'ordine del giorno dell'agenda politica campana e nazionale il governo di questa delicatissima e gravissima situazione urbanistica e di prevenzione. Nel 1990 a Catania, con la lista civica che ebbe un successo clamoroso e che procurò una notorietà nazionale al sindaco, contribuimmo ad eleggere Enzo Bianco, sconfiggendo per la prima volta la Democrazia Cristiana: l’iniziativa, anche lì, fu gestita, con l’apporto di Bruno Zevi, tutta nella chiave di salvaguardia del territorio e di gestione urbanistica della città. Nello stesso anno con la campagna elettorale in Abruzzo incentrata sulla denuncia del “lotto zero”, un intervento infrastrutturale a grande impatto ambientale in una zona di enorme valore paesaggistico e naturalistico. Così è successo nel 1992 ad Ostia, con l’intervento - per la prima volta - dell'esercito italiano chiamato ad abbattere le case abusive, da colui che era allora il Presidente di quella circoscrizione comunale di Roma, Marco Pannella. Questi sono soltanto alcuni esempi di iniziative politico-elettorali mirate a ricondurre l’attenzione dell’elettore alla necessità di governo del territorio che, per quanto riguarda la nostra storia recente, si può dire inizino con l’impegno riservato al trattato di Osimo: le battaglie fatte dai Radicali furono decisive per scongiurare che, con le polemiche politiche e sotto la copertura degli accordi del '75, passasse – assieme alla auspicata stabilizzazione del confine - la distruzione del Carso, la sua cementificazione e l'insediamento, nel fragile ecosistema dell’altipiano carsico, dei previsti mega impianti industriali. Un impegno che poi ha visto un significativo seguito anche nelle istituzioni locali friulane. La battaglia potenzialmente di maggior impatto strutturale e di portata storica è stata quella combattuta con la tornata referendaria del '92-'93. Per la prima volta si è imposta all’agenda dei politici e dei cittadini, la necessità, in particolare per un Paese come l’Italia, di controlli ambientali veri ed efficaci, scientifici ed indipendenti. Con quei referendum abbiamo determinato la nascita delle agenzie nazionali e regionali - APAT e ARPA - e così, grazie ad una campagna radicale misconosciuta, il Paese finalmente si è dotato di un sistema di controlli e di una legislazione ad hoc che, purtroppo, non è mai stata applicata fino in fondo. Quindi, anche in questo caso, si tratta di una “teoria” non di parole, di dichiarazioni o di intenzioni bensì di eventi e di fatti, di conquiste e di sconfitte, di proposte e di battaglie concrete; all’interno di questa storia si può giustamente considerare l’attuale iniziativa per un piano di edilizia sicura, attraverso la rottamazione degli edifici non di qualità, non antisismici. Se, come soggetto politico, fossimo stati chiamati a governare il territorio e le istituzioni, a cominciare dall’ultima tragedia conseguente al terremoto in Abruzzo, avremmo potuto registrare qualcosa di qualitativamente diverso nella vita delle istituzioni e della gente. E’, infatti, esperienza diretta, nel Consiglio regionale del Piemonte, che, a fronte di una vecchia classificazione sismica dei comuni successiva al terremoto del Friuli, ed in vista di una più moderna e scientifica riclassificazione, la battaglia che si è dovuto affrontare, è stata quella di evitare che i territori fossero declassati nella triste ma pur utilissima graduatoria del rischio sismico: erano gli stessi comuni, pensando in modo miope di interpretare “l’interesse generale” dei propri amministrati, a chiedere il “declassamento”, cioè di essere sgravati dai vincoli rispetto alla costruzione di nuovi edifici e alla ristrutturazione dei preesistenti. La “casta” politica italiana appare, purtroppo e ancora una volta, capace di dare il “meglio” di sé nell’emergenzialismo e nella retorica/polemica del giorno dopo, anziché, come abbiamo tentato e tentiamo di fare noi radicali, guardando alla prospettiva, al progetto, all'impegno nella chiave di una battaglia che è, da oltre 50 anni, del Partito Radicale e ora di Radicali Italiani, a cominciare da quanto già fatto, ad esempio con le proposte sulla difesa del suolo e la rottamazione edilizia, e che, ancora una volta, riproponiamo all'attenzione di chi potrà e vorrà ascoltarci.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 16:05

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