Da “Di tutto, di più” a “indietro tutta”

di Carlo Troilo

La Rai, come il giornalismo in generale, ha bisogno di trasparenza, conoscenza, informazione. Basta asservirsi al potere politico e agli interessi clientelari.

L’Associazione Luca Coscioni proporrà al nuovo vertice della RAI una serie di proposte relative ai temi trattati da questo convegno per consentire ai cittadini di avere la giusta informazione sui temi di salute e scienza

Ho lavorato per oltre 40 anni nella comunicazione aziendale ed in quella politica, all’IRI, in due ministeri economici, alla FINMECCANICA, alla STET ed alla RAI. Dunque, ho una notevole consuetudine di lavoro con la stampa economica e con quella che si occupa di mass media, poca e recente con i giornalisti che seguono i temi della sanità e della salute. Perciò non esprimerò giudizi generali ma mi limiterò ad introdurre alcuni temi specifici. Penso che questo convegno sia stato organizzato al momento giusto, dato che le nostre proposte sono in piena sintonia non solo con quanto già realizzato in questo campo in molte regioni, prime fra tutte la Toscana, ma anche con i recenti orientamenti del sottosegretario Fazio, che ha annunciato di voler dar vita ad una classifica dei centri di eccellenza della Sanità, e con quelli del ministro Brunetta, che intende organizzare proprio quella anagrafe pubblica di cui da mesi discutiamo all’interno della nostra Associazione. Il primo auspicio che formulo è dunque che i giornalisti svolgano un ruolo continuo e determinato di sollecitazione per giungere alla massima trasparenza nella amministrazione della Sanità, così da contribuire a superare il mare che vi è sempre tra il dire e il fare: un mare insidioso, fatto di consolidati interessi partitici e clientelari, di inerzia del potere politico, di pastoie burocratiche e amministrative. Due suggerimenti riguardano il governo. Il primo. Il prof. Crivellini ha spiegato come in Italia vi siano troppi medici e troppo pochi infermieri. Io mi auguro dunque che il governo, due o tre mesi prima dell’inizio delle iscrizioni delle “matricole” all’università, compri una pagina sui maggiori quotidiani (o attivi in questo senso una campagna pubblicità progresso) e dica ai giovani quali e quante possibilità di lavoro per i medici si prevedono per sei anni più tardi, quando essi avranno conseguito la laurea. Questa proposta riguarda naturalmente tutti i corsi di laurea, e quindi dovrebbe essere realizzata, in concerto con altri Ministeri, da quello della Pubblica Istruzione. Ad esempio, per rimanere nel mio campo di attività, andrebbero scoraggiate in ogni modo, oltre che con il numero chiuso, le iscrizioni a facoltà come Scienze della Comunicazione o ad altre facoltà, soprattutto umanistiche, che sono delle autentiche fabbriche di disoccupati. Un secondo suggerimento per il governo potrebbe riguardare il tema dei farmaci equivalenti. Incentivandone l’uso – anche qui con pubblicità sui giornali e soprattutto con opportune forme di pressione su medici di famiglia e farmacisti – si otterrebbero risparmi molto significativi da destinare ai malati più diseredati, come i quasi tre milioni di portatori di handicap. Infine, un discorso particolare per le televisioni, ma soprattutto per il servizio pubblico radiotelevisivo. Nel 1987, quando divenni direttore delle Relazioni Esterne della RAI, in un momento di competizione molto accesa in cui sembrava imminente il sorpasso da parte delle reti Fininvest, ebbi la ventura di coniare uno slogan su cui centrare la campagna immagine dell’azienda: “Rai, di tutto di più”. “Di più”, per il vertice aziendale di quel tempo – e mi limito a citare il vice direttore generale a cui facevo riferimento diretto, Massimo Fichera - significava, in estrema sintesi, più programmi culturali e più programmi di servizio civile. Il salto di qualità, allora, ci fu davvero. Basti pensare ai tanti programmi innovativi e “di servizio” di RAI TRE, alle trasmissioni di cultura – perfino il balletto e l’opera lirica – in prima serata su RAI UNO, ai programmi di intrattenimento divertenti e garbati di Arbore su RAI DUE. Purtroppo, dopo quella stagione felice, la RAI – per dirla proprio con Arbore – ha fatto “indietro tutta”. Ora, io proporrò al gruppo dirigente della Associazione Coscioni di inviare al nuovo vertice della RAI una serie di proposte relative non ai programmi in generale – poiché non è questo il nostro ruolo – ma a quelli relativi ai temi di cui abbiamo discusso oggi. La salute e la sanità sono infatti argomenti di larghissimo interesse e, se trattati con intelligenza e professionalità, possono divenire l’oggetto anche di programmi di larga audience, non necessariamente relegati agli orari dei nottambuli. Comunque, chiederemo da subito che la RAI adempia agli obblighi già fissati dal contratto di servizio in essere – firmato nel marzo del 2007 – e che le associazioni dei malati e dei disabili siano chiamate, come previsto dalla stesso documento, a dare il loro contributo nella stesura del prossimo contratto di servizio, che dovrebbe iniziare il prossimo primo di luglio, alla scadenza di quello in vigore. Non ho il tempo di elencare qui i molti obblighi che il contratto impone alla RAI in base al dichiarato obiettivo di eliminare ogni discriminazione per le persone disabili. Ricordo solo che il contratto indica obiettivi precisi con termini perentori: “La Rai – cito - si impegna entro 6 mesi dall’entrata in vigore del presente Contratto (leggi: ottobre 2007) a pervenire alla realizzazione di almeno una edizione al giorno di Tg1, Tg2, Tg3, e, progressivamente entro 12 mesi (leggi: aprile 2008) di una edizione del TGR regionale in ciascuna regione, tradotte nella lingua dei segni (LIS), e con sottotitoli, su ciascuna delle sue reti generaliste”. Che ne è stato di questi impegni? E che ne è stato del “tavolo di confronto con le associazioni nazionali che hanno un’adeguata rappresentanza territoriale delle categorie delle persone con disabilità o un loro comitato di coordinamento”? Giro queste domande all’amico Enzo Cucco, che su questi temi ha sempre profuso il proprio impegno.

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 15:49

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it